Il nuovo disco di Alessandro Zannier, alias OTTODIX, si intitola “Entanglement” ed è un lungo viaggio geopolitico, tra territori e popolazioni, tra modi di vivere e spiritualità altre… le analisi di Ottodix, sempre molto attente e dirette verso la comprensione, ma soprattutto le domande sull’uomo e sulla sua natura, in questo nuovo lavoro lungo 14 inediti (di cui 9 sono canzoni e 5 sono momenti strumentali che fanno da ponte visionario tra un “continente” e l’altro), divengono un unicum di suoni orchestrali da un parte e sempre digitali dall’altra, tinti di uno space-pop futuristico ancora una volta condotto artisticamente da Flavio Ferri e che, forse più di prima, cerca l’estetica melodica in modo più attento. Le liriche, sempre puntuali che fotografano la società di oggi, immaginandone altre, figurandosi quel che vive lontano dalle nostre metropoli, realizzando visioni figlie di una connessione che sia unica per tutti gli individui, nonostante una separazione fisica tra loro. Allora mi viene da dire che “Entanglement” è un disco di connessioni umane. E, come è solito nella tradizione psichedelica di Ottodix, si rivela un disco che potrebbe ben avere le dimensioni e la fattura di un lungo film distopico a spasso nel tempo.

Le particelle correlate. Attingendo dal titolo di questo nuovo disco, in qualche modo finiamo anche a parlare dei gemelli e del loro misteriosi “sentirsi” a distanza?
Non volevo spingermi così oltre! La scoperta del fenomeno dell’entanglement apre da tempo alle speculazioni più affascinanti e fantasiose, soprattutto per sostenitori di parapsicologia, telecinesi, telepatia e tutte le apparenti stregonerie “a distanza” ancora rimaste inspiegate. Credo che il fenomeno fisico sia più complesso da una parte e meno suggestivo da un’altra, come spesso accade con la scienza. In effetti la cosa dei gemelli potrebbe corrispondere a ben pensarci. Mi interessava tuttavia lo scenario filosofico e poetico che questo campo apre per spiegare il mondo attuale iper connesso, in cui tutto si diffonde QUASI istantaneamente. L’entanglement quantistico qui è usato in modo metaforico, ma ti voglio dire che la cosa dei gemelli tutto sommato ha un senso. Sono infatti previste delle mie opere (d’arte visiva) “gemelle” che mettono in correlazione ideale due luoghi distanti tra loro nel mondo. Una prima video installazione “Dispersioni” è stata esposta alla Biennale di Curitiba in Brasile in concomitanza con una gemella al museo archeologico di Vicenza. Un’altra serie di installazioni gemelle dovrebbe venire inaugurata in un’importante evento a Venezia in autunno, sempre se gli eventi con questo dannato virus non salteranno del tutto. Tutte queste opere sono strettamente collegate al concept dell’album, tanto che dovrei pure suonare un paio di pezzi a Venezia, per l’occasione.

La scienza è un punto fermo nella scrittura musicale di Ottodix. Perché?
Lo è da due album a questa parte. Lo sarà probabilmente anche per il prossimo, poi forse la trilogia sarà conclusa.
Muovendomi sempre nella dimensione del concept album (che mi serve anche come manifesto “concettuale” per realizzare opere di arte visiva), avevo bisogno, dopo l’album “Chimera”(2014), di nuovi stimoli, nuovi argomenti. Sono sempre stato insofferente alla tendenza di utilizzare le canzoni per parlare d’amore, tristezza, sofferenza eccetera, sempre le stesse cose. Ci sono un’infinità di argomenti nel mondo, che possono essere approfonditi. Non ho mai avuto intenzione di fare una canzone sull’atomo, o sulla geografia o su Gengis Khan, fine a sé stessa, sarebbero solo esercizi di stile sterili e per darsi un’aura da intellettuale snob. No, le mie canzoni usano questi argomenti inusuali per tornare a parlare in modo più profondo di noi, dell’uomo, della vita e della morte, del futuro, della violenza, della natura, ma usando un linguaggio diverso. Cose che riguardano da vicino tutti quanti. Uso questi temi solo come metafore visive, insomma. ma per farlo bene bisogna prima studiarsi approfonditamente la materia, perché in questo processo bellissimo si scoprono altre mille metafore insospettabili, schemi ricorrenti tra uomo e fisica, tra storia, geografia e abitudini umane. Correlazioni poetiche. Ecco, io con questo sistema costruisco canzoni, Rielaboro dati storici-scientifici-didattici sotto forma di poesia, canzoni e arte. Questo è almeno l’obbiettivo che mi sono dato.

Ti senti quindi più artista o più scienziato? Oppure non c’è differenza tra le due cose secondo te?
Sono un artista per vocazione, attitudine e studi. La scienza stimola la mia parte poetica. Come ti dicevo, più ci si inoltra nello studio delle materie, più si trovano correlazioni poetiche e filosofiche. Se hai un’attitudine artistica c’è da perdersi e sbizzarrirsi. Anche gli scienziati subiscono questo fascino, credo sia proprio una peculiarità umana, sono due aspetti che rendono completo l’uomo. Le materie del sapere sono nate divise per comodità, ma ambiscono da sempre assieme alla comprensione del cosmo e dell’io. Io credo che sia ora di tornare. per artisti e scienziati, ad avere una visione comune delle cose, più ambiziosa, come nel Rinascimento. Intuire la regia complessiva del sistema in cui siamo inseriti, attraverso tutte le discipline in nostro possesso, da quelle umanistiche a quelle scientifiche, appunto.

Esiste un’opera correlata a questo nuovo lavoro? E se non c’è, ci stai pensando?
Si, ci sono tutte le opere d’arte di cui ti parlavo, ma c’è dell’altro. Sto tentando di scrivere un diario-racconto a puntate del viaggio per canzoni intorno al mondo, che poi è la tracklist del disco, in cui l’Entanglement è un sottomarino in missione. Un lavoro di approfondimento ulteriore sul tema del viaggio, adatto a questo periodo apocalittico dove stiamo chiusi nel nostro abitacolo, guardando il mondo dall’oblò del nostro computer. Non so quando sarà pronto, ma arriverà di sicuro. In mancanza di live veri e propri c’è più tempo, anche se sto curando una serie di video live registrati a distanza con la band, davvero spettacolari. Quelli arriveranno prima e saranno ribattuti da varie testate di volta in volta. Un viaggio anche qui a puntate: Entanglement - “Live Home serie”, si chiama. Ovviamente siete invitati anche voi di Cherrypress a partecipare.

In ogni futuro distopico si torna alle origini dopo una grande distruzione. Secondo te accadrà proprio questo?
Non credo, sarebbe stupido tornare daccapo per reiterare dei percorsi sbagliati. Credo si dovrà ripartire più lentamente, abolire il concetto di crescita perpetua economica e di consumo, rispettare di più l’ambiente e lavorare meno e da casa. Meno e meglio, insomma. Questo disco, scritto in tre anni mi sorprende davvero molto, ascoltato oggi. Ho tentato un’analisi del mondo in declino e i motivi per cui lo è diventato, partendo da cause lontane, fino all’iper connessione e l’iper produttività globale e vedo che nei testi c’era già tutto l’allarme per quello che stiamo vivendo ora, come un presagio avvertito in questi anni, come se ora fosse esploso un vulcano da tempo in ebollizione. Entanglement è profetico, parla davvero a colpi di “ve l’avevo detto”.

E se così fosse, un giorno il suono di Ottodix sarà di "chitarre acustiche e voce"?
Ah, ecco dove volevi arrivare con la domanda precedente! Ecco, vedi, me lo dicono in tanti, da sempre. - Fa cose più semplici, più dirette, meno suoni, poche cose. - Lo so che quella è una via, ma alla lunga mi annoia. C’è fin troppa roba piano e voce, chitarra e voce. C’è sempre tempo per fare del minimalismo, se la sostanza è buona. Le mie canzoni in fondo nascono già piano e voce. Il processo di infarcirle di significati, suoni, armonie, è per me fonte di ricerca interiore, di regia e di voglia di affrontare la complessità della natura. Voglio che le mie canzoni siano organismi viventi complessi, fatti di arterie, organi, nervi, pelle, cuore e cervello, come gli esseri viventi, quelle cose che scopri ad ogni ascolto, pian piano, e che nonostante la complessità riescano a stare in piedi da sole, scorrevoli e con strofe e ritornelli. Mi affascina di più come percorso. C’è tanta gente più brava di me che sa fare una canzone chitarra e voce. Io non domino nessuno strumento, forse è anche per questo che mi trovo più a mio agio nella dimensione cerebrale della regia di più cose.
Comunque vi assicuro che una volta presentata la canzone ufficiale su disco, nella sua versione più ricca e farcita di dettagli e idee, poi quando la si semplifica suona che è una meraviglia. A far la sintesi a posteriori, insomma, si può sempre fare e lo abbiamo fatto, con risultati davvero soddisfacenti, ma lo faccio volentieri solo se so che a monte esiste una versione più complessa e  coraggiosa. Anche questo album suona molto bene solo con voce e pochi accordi, ma la suggestione cinematografica dei suoni, dell’ambiente dei singoli continenti e dei mari che è stato tessuta e dipinta attorno, è molto più evocativa ed efficace a mio giudizio, è un affresco completo con colori diversi e varie profondità. Sono molto soddisfatto di Entanglement anche perché appunto, non si affida ai soliti strumenti e alle solite soluzioni; è una sfida, un salto nel buio, ma ha un suo mondo sonoro preciso, crea un suo universo a sé, è un viaggio. Stavolta nel vero senso della parola, dall’arride all’Antartide toccando oceani e continenti e isole remote. Vi consiglio di farvelo, questo viaggio, assieme a me.

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Redazione