Pietro Coccato, in arte Pit Coccato, è un musicista ventenne di Novara. L’ep di debutto “I can’t stand that radio playing”, autoprodotto, ha portato Pit in un tour di quasi cinquanta date in Italia e all’estero. Il nuovo disco What I Need, segna un ulteriore passo avanti nella maturazione di una identità artistica definita e riconoscibile, che fa della performance dal vivo e del coinvolgimento del pubblico uno dei propri punti di forza. Il nuovo album vede la collaborazione di alcuni apprezzati musicisti della scena indipendente italiana come Carmelo Pipitone. L’uscita di What I Need è stata accompagnata dal singolo “Curtain Call”, secondo estratto dopo “Mrs Courtesy”.

“What I Need” è il tuo album d’esordio. Quale messaggio vuoi comunicare con questo disco?
I temi del disco, le forti emozioni e il confine tra sanità e follia, sono spesso affrontati soprattutto nel mio genere. La differenza è che ognuno li vive in modo unico e le canzoni che ne conseguono sono varie. Per quanto mi riguarda ho voluto affrontare questi temi dipingendoli con una musica cupa in una forma, se vogliamo, inusuale per i tempi che corrono che è il concept album.

Il fatto di aver vissuto per un lungo periodo in Irlanda, quanto ha influito sulla composizione dell’album?
Il fatto di aver vissuto a lungo in Irlanda ha influito maggiormente sul modo di portare la performance live, l'energia che ci metto nel cantare una canzone dal vivo l'ho imparata soprattutto lì. La vera differenza sulla composizione l’hanno fatta tutte le persone che ho incontrato, con cui ho vissuto, con cui ho suonato.

L’uscita dell’album è stata accompagnata dal singolo “Curtain Call”, secondo estratto dopo “Mrs Courtesy”. Come è nato questo brano?
“Curtain Call” non ha ispirazioni precise prese direttamente dalla vita vera. È un racconto in prima persona di un uomo che uccide la propria amata perché non può farne a meno, nonostante il suo dolore. Prende ispirazione dal fatto che facciamo scelte sbagliate pur essendone consapevoli. Il giro di accordi è nato nello stesso modo in cui ne ho composti molti altri: improvvisando. L'arrangiamento invece è stato fatto per sottolineare quello che viene detto nel testo.

In quanto tempo è maturato “What I Need”?
"What I Need" è un album che contiene canzoni vecchissime, come la titletrack, e canzoni fresche come il singolo "Curtain Call".
Il filo conduttore che lega assieme tutte queste canzoni, a volte distanti nel tempo, è la produzione artistica volutamente cupa di cui mi sono occupato per tutto il 2019.

A cosa si ispira l'artwork del disco?
L'artwork del disco ha messo insieme il lavoro di due amici e colleghi musicisti.
La prima è Agnese Carbone, che, oltre ad aver prestato la voce per tutte le seconde voci nell'album, ha scattato tutte le fotografie in analogico rendendo molto l'idea di intimità che si percepisce nelle canzoni.
Il secondo è Lorenzo Cesa, lo conosco sin da quando eravamo piccoli. Oltre ad aver suonato il basso in tutte le registrazioni, si è occupato del design dell'artwork ispirandoci ai lavori di Stanley Donwood (autore di cover storico dei Radiohead) mischiandoci un po' di David Lynch, fate caso che il font è lo stesso usato per Twin Peaks.


Parlando sempre del disco. Quali sono stati i momenti di maggior soddisfazione durante le sessioni di registrazione?
Il momento più soddisfacente è stato sentire le prime registrazioni in presa diretta di chitarra basso e batteria direttamente dal registratore a nastro che abbiamo usato. Lo studio dove ho realizzato la registrazione è molto ben attrezzato (Everybody On The Shore). Ovviamente anche suonare con un colosso della musica Indie Italiana come Carmelo Pipitone, che ha suonato la chitarra sulla traccia N9: What I Need.

Ultima battuta è un messaggio che vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press…
Sosteniamo la musica di qualità, che l'Italia è piena di artisti tanto talentuosi quanto sottovalutati.
Grazie per l'intervista! A presto.

Condividi:

Redazione