In questa scena indie in cui per tanto tempo si è fatto un “finto” ritorno alla semplicità, tra liriche dirette e melodie sfacciatamente pop ma tutto sapientemente condito di suoni sempre molto trasgressivi, alla ricerca di chissà quale innovazione, spiccano sempre quei dischi che sembra trasparenti, acqua e sapone e che tornano ad affidare il proprio istinto al suono acustico di una chitarra o poco più. L’esordio che ascoltiamo oggi è quello de I Problemi di Gibbo, nome singolare per una band che da Reggio Emilia pubblica in autoproduzione un disco dal titolo “Sai dirmi perché?”. Direi che pulizia sia una parola saggia per incorniciare un disco come questo che non vuole avere presunzioni se non l’unica vera ambizione di essere se stesso. Quando il pop classico si tinge di attualità ma sempre con moltissima grazie e umiltà. Certo mancano le cosiddette hit, ma come esordio non c’è troppo da discutere.

Parliamo di un esordio discografico. Una domanda filosofica: cosa spinge una band come la vostra a scendere in piazza con il vostro suono? Oggi che siamo invasi di apparenza… cosa c’è invece dietro la musica de I Problemi di Gibbo?
Quando abbiamo iniziato, c’è una cosa su cui eravamo da subito d’accordo, al nostro mondo mancava qualcosa. Tutto il nostro lavoro si basa su un’esigenza di raccontare senza timore, le contraddizioni tutti noi affrontiamo nella vita quotidiana. Pensiamo che dietro a tutta quell’apparenza, di cui siamo invasi ogni giorno, ci sua in realtà un grosso disagio è una grossa insoddisfazione. Non vogliamo generalizzare ma il mondo social a portato tutti a dover mostrare sempre e solo una parte di noi, ma non ci siamo accorti che ci ha allontanato molto dagli altri e soprattutto da noi stessi. Siamo arrivati al punto che ormai non ci riconosciamo quasi più. Con la nostra musica cerchiamo di ritrovare la bellezza e la sincerità che tutti noi dovremmo rimettere al centro della nostra vita. Senza paura di mettere a nudo la nostra sensibilità e il nostro modo di vedere il mondo.

E secondo voi, proprio perché ci troviamo in questo tempo effimero, ha ancora senso cercare di veicolare un messaggio dentro una canzone?
Pensiamo che ce ne sia proprio bisogno. Abbiamo bisogno tutti di fare un piccolo passo indietro e riflettere sulle cose che contano davvero. Siamo sempre più abituati a “consumare” la musica e non più ad ascoltarla, ma siamo convinti che ci sia ancora spazio per musica fatta di contenuti. Forse quello che è cambiato, è il modo di esprimere nella musica certi concetti. Quello che manca adesso è una certa attenzione, manca la pazienza spesso, anche di ascoltare una canzone per intero. Perciò crediamo che sia necessario semplificare, poche cose, ma chiare e sincere, senza tanti giri di parole.

In qualche modo, anche vista la linea d’arte delle vostre canzoni, siete un po’ figli del cantautorato italiano?
Certamente, ascoltiamo e seguiamo molto tutto il mondo del cantautorato italiano, sia quello passato, con i grandi nomi che hanno segnato la storia di questo genere, sia quello attuale, che con sonorità nuove, stanno portando avanti un certo modo di fare musica, dove note e parole si uniscono per arrivare dritte al cuore delle persone, per emozionare e per far pensare. Noi crediamo molto che con la musica si possa riuscire, anche con semplicità, a stimolare una riflessione anche su temi importanti.

E per dirla tutta: ispirazioni e obiettivi? Da dove venite e verso dove vi volete dirigere?
Semplificando molto, potremmo dire che veniamo da una vita ordinaria, ma ad un certo punto abbiamo deciso di cambiare le cose, per uscire da quell’ordinarietà che ci stava stretta. Siamo entrambi un po’ allergici ad una vita fatta di schemi da rispettare, solo perché sono ormai assimilati e condivisi dalla maggior parte delle persone e vengono quindi considerati la normalità. Vogliamo scardinare questa normalità e riuscire a trovare una nostra dimensione, dove la musica sia quella cosa che ci fa alzare la mattina, con la voglia di dedicarle la maggior parte del nostro tempo.

A chiudere: Reggio Emilia si sente sempre poco nelle cronache discografiche. Come mai secondo voi?
Non siete i primi che ci fanno questa domanda. In realtà noi non abbiamo questa percezione. Di certo Reggio Emilia non è Milano o Roma, quindi è normale che il movimento musicale sia più limitato. Ma non dimentichiamoci che comunque da qui sono partiti alcuni dei nomi più importanti della scena italiana e internazionale, come Zucchero e Ligabue. Di certo negli ultimi anni tutto il mondo della musica ha faticato a far emergere nomi di questo livello. Da qualche anno poi, ha preso il sopravvento la scena romana, con molti artisti e gruppi che adesso vanno per la maggiore. Ma tranquilli, ci penseremo noi a riportare in alto il nome della nostra città!

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Redazione