Oggi vogliamo parlarvi della scrittrice Gabriella Pappadà, che fa parte del Collettivo Scrittori Uniti. Nello specifico, l’autrice ha scritto negli ultimi 6 anni una trilogia dal titolo “L’amore prima di Facebook” per raccontare emozioni, viaggi, un grande amore di coppia e di madre.

Per l’occasione abbiamo intervistato Gabriella, che ci ha svelato alcune curiosità sulla sua opera.

Ciao Gabriella e benvenuta sulle pagine di Cherry Press! Come è nata la tua passione per la scrittura?
Grazie per questa grande opportunità.
Ne sono lusingata.
Sin da piccola in prima elementare ho iniziato a scrivere.
Leggere e scrivere mi è sempre piaciuto.
Da ragazzina ho vinto un premio con un racconto.
All'età di 17 anni ho iniziato un manoscritto su un'agenda che ha viaggiato con me per oltre vent'anni senza mai perdersi nei traslochi. Si trattava di un romanzo corale di pura fantasia, un po’ rosa, un po’ giallo. Ogni tanto aggiungevo qualche pagina. In questi mesi di pandemia l'ho ripreso in mano e proposto a dei concorsi.

Qual è stata l'idea di partenza che ti ha portato a scrivere la trilogia dal titolo “L’amore prima di Facebook”?
Sei anni fa qualcosa è cambiato. Non amavo scrivere messaggi con il telefonino, non volevo usare lo smartphone perché intendevo staccare la spina, staccare da internet che era per me solo un mezzo di lavoro.
Poi qualcosa è cambiato ed ho riflettuto. Stavo vivendo un periodo di cambiamento non desiderato che mi stava portando molto dolore, così decisi di scrivere perché mi aiutava a metabolizzare, a fare terapia.

Quanto tempo ha impiegato a scrivere questa trilogia?
L'ho scritta per lo più in viaggio. Durante i miei brevissimi viaggi di 2-3 giorni. Restavo sola in hotel e scrivevo poche pagine.
Per me era un diario delle emozioni dove raccontare il viaggio, i luoghi, gli incontri, le emozioni che provavo. Sono una donna che prova emozioni forti, al contrario dei cinesi che hanno molto autocontrollo e cercano di mitigare le emozioni sia positive che negative per non strapazzare il cuore con troppa felicità o troppo dolore.

Adesso parliamo del primo libro della trilogia: “L'amore prima di Facebook: Il viaggio nel passato”. Qual è l’idea che ti ha portato a scrivere questa storia?
Volevo raccontare un grande amore e ho scelto di farlo raccontando i viaggi insieme, gli incontri, i luoghi, gli aneddoti, le persone incontrate lungo il cammino.
Partiamo dal 1993 in autunno.
L’autunno è spesso nelle pagine che scrivo. È una stagione di cadute, di colori, di malinconia, di nuovi inizi. Tutti elementi descritti nella trilogia.



“L'amore prima di Facebook: Alla ricerca della felicità perduta” è il secondo libro della trilogia. Qual è il messaggio che vuoi lanciare al lettore? 
La forza di ricominciare viene da dentro ma ha bisogno di amore intorno per trovare la sua massima espressione.
La ricerca della felicità perduta, quella che c'era nel passato è qualcosa che può durare tutta la vita. La possiamo trovare nelle piccole cose di tutti i giorni ma abbiamo bisogno di condividere la felicità per assimilarla e non farla sfuggire.



Come trovi la realtà del CSU e il loro modo di fare fiera?
CSU è composto di persone molto professionali, cordiali, generose che dedicano tempo e attenzioni a scrittori anche emergenti. Li ammiro e li stimo per come conducono le fiere.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Dove potranno seguirti i nostri lettori?
Il terzo libro racconterà la Puglia, dove sento di avere le radici e ho scelto di tornare a vivere.
Ho intenzione di condividerlo con tutti gli italiani nel mondo perché nella trilogia si parla dell'Europa e di qualche altro Paese extraeuropeo, quindi tutti gli italiani possono trovare un luogo dove hanno vissuto o hanno visitato.
Poi completerò una favola dal titolo “Gabri & Gabri: storia di un coniglietto che aveva bisogno di una casa”.
Spero di pubblicare anche il romanzo scritto da ragazza.
Vorrei organizzare un evento letterario corale la prossima estate in Salento invitando tutti gli amici di CSU.
Ho un profilo Facebook con il mio nome ed una pagina Travel, food, biography

Intervista a cura di Barbara Scardilli
Condividi:

Redazione