"In un momento in cui tutto rimane in superficie, prevale la voglia di arrivare in fondo, sviscerare le emozioni e vivere tutto con anima e corpo." Queste le parole di Cecilia Quadrenni nel raccontare del suo nuovo singolo intitolato "Verso Oriente", che anticipa l' album. Nel brano "Verso Oriente" la cantautrice racconta in chiave metaforica la fine di un rapporto, paragonandolo ad una vera e propria guerra, e di come questo processo possa trasformare le persone.

Ecco a voi la nostra chiacchierata. Buona lettura.

Ciao Cecilia e benvenuta tra le pagine di CherryPress. “Verso Oriente” è il tuo nuovo singolo che anticipa il tuo nuovo album. Raccontaci come nasce l'idea di questo progetto musicale. 
Verso Oriente nasce dalla voglia di creare uno stile ricercato e calibrato sulla mia voce che, eterea e sognante, si sposa con un testo che parla di guerra, di odio e perdono e che nell'arrangiamento ricerca sonorità etniche e sospese in contrapposizione a bassi profondi e suoni dissonanti e più aggressivi. Il brano è una metafora fra la guerra dei paesi del medio oriente e la guerra personale che combattiamo ogni giorno senza capire che essa non ha motivo di esistere e  nasce dalle nostre più profonde paure e dalle delusioni del passato.

Cito testuali parole: "In un momento in cui tutto rimane in superficie, prevale la voglia di arrivare in fondo." Spiegaci questo sentimento così forte. 
Siamo bombardati da messaggi in cui ci chiedono di guardare solo la superficie, soprattutto con l'avvento dei social che danno la possibilità con pochi click di essere ciò che non si è e giocare a sognare una vita che non si realizzerà mai. Un messaggio implicito che ci arriva ogni giorno e che gioca sulla debolezza delle persone che non si accettano mai  per come sono e cercano disperatamente un'occasione per apparire.  Da qui nasce il bisogno di tornare a vedere dentro, a sentirci più vicini anziché nemici e a guardare le cose controcorrente, con la voglia di sviscerare tutto e godersi l'essenza delle cose anziché la banale apparenza. Questo si può fare, a mio parere, anche nella musica, nei testi, nella scelta dei suoni e nella voglia di creare qualcosa che ci metta in contatto con noi stessi veramente ,anziché fuggire con emozioni preconfezionate e plastificate che ci offre questo periodo storico.

Cecilia Quadrenni nasce a Siena e si appassiona fin da subito ad ogni forma di arte: studia violino, mimo e recitazione. A pensarci ora come ricordi i tuoi inizi e quando sbocciò in te la passione per l’arte? 
Ricordo bene una bambina un po' sola e chiusa in un mondo onirico di salvezza dove tutto diventava magicamente quello che desiderava. La mia risposta alla frustrazione, come per tutti i bambini, è partita dapprima con la fantasia  e poi con forma artistica di tutti i tipi, come appunto il mimo, l'opera, il violino e tutte mi aiutavano a cambiare pelle e a sentirmi a mio agio in un mondo che spesso mi rimaneva estraneo. Forse è quello che, anche se in maniera diversa e con più consapevolezza, mi succede adesso dove ancora la mia musica e la mia voce fanno da ponte tra la realtà ed il sogno.

Intervista a cura di Rosa Spampanato 
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Redazione