"Dell’amore non so scrivere" è il nuovo singolo del cantautore Michele Pavanello registrato insieme al pianista Paolo Lazzarini.

Nel 2014 esce il suo primo album Otto Strade per la casa discografica Moebius Records di Milano. 
A dicembre 2015 pubblica il singolo Canzone di Natale, i cui proventi sono stati devoluti al Caritas Baby Hospital di Betlemme.
A settembre 2016 il nuovo EP: Vento Caldo, interamente autoprodotto. Cinque brani rock e blues per dare voce ad un profondo messaggio: non dobbiamo vivere rassegnati, né indignarci per le ingiustizie del mondo, ma sporcarci le mani per cambiare le cose.
Ad agosto 2018 esce il nuovo singolo Vanità, seguito a gennaio 2019 da Eppure Nevica e da Oceano pubblicato a luglio dello stesso anno. Questi brani rappresentano, sotto molti aspetti, un punto di discontinuità rispetto ai lavori precedenti e segnano la via di un nuovo percorso artistico.
Sempre nel 2019 escono l’EP Piano Solo in cui il Maestro e Amico Paolo Lazzarini interpreta al pianoforte cinque brani tratti dal repertorio di Pavanello e il singolo Non è casa mia.

La redazione di Cherry Press l'ha intervistato per voi!

L’intervista

Ciao Michele e benvenuto sulle pagine di Cherry Press! Raccontaci un po’ di te. Quando ti sei avvicinato alla musica?
Ciao Barbara, grazie per l’invito.
Ho cominciato da piccolo con la musica classica, violoncello e pianoforte, poi mi sono accostato ad altri strumenti, le prime band, il blues, la west cost, alla ricerca di una identità musicale, forse mai trovata. Mi piace scrivere canzoni, questo si, cerco di porre molta cura e attenzione nella composizione dei testi, a volte funziona, altre meno.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo stile?
Il cantautorato italiano sicuramente, in particolare Guccini, Fossati, Gaber. La musica però viene sicuramente da oltre oceano con il blues prima di tutto, il soul, ma anche oltre, le grandi band degli anni settanta e poi poi Eric Clapton, Steve Winwood, Bruce Springsteen, Jame Taylor, e via così.

Tre aggettivi per definire la tua musica?
Non so rispondere, il mio bimbo di cinque anni mi dice spesso: “Papà, un’altra canzone triste!” – “Hai ragione piccolo, la prossima volta cercherò di fare meglio”. 

"Dell’amore non so scrivere" è il tuo nuovo singolo.  Quale messaggio vuoi comunicare con questo brano?
Che bisogna combattere l’arroganza, l’indifferenza, il razzismo, l’intolleranza e che i cantautori hanno un ruolo importante, sempre che ci sia ancora qualcuno disponibile ad amplificare queste voci, cosa sempre più rara purtroppo, in questo paese. E quindi grazie ancora una volta a Cherry Press.

Come è nata la collaborazione con Paolo Lazzarini?
Già diversi anni fa’. Paolo ha messo mano, come arrangiatore e pianista, su tutte le ultime produzioni e ogni volta riesce a sorprendermi, tira fuori sempre qualcosa di unico. Mi ha seguito anche in tutti i live degli ultimi anni, fantastico averlo a fianco sul palco. Paolo è talento e umanità, che si mescolano insieme, non capisci mai quale prevalga, davvero commovente.

Da quale idea nasce la copertina del singolo?
Mi piaceva l’idea di una bimba che guarda il mare e il relitto, la bellezza e la morte, e non comprende, come a volte non comprendiamo noi. Poi mi viene in mente la scena di Don Camillo che guarda in su verso il Cristo dell'altar maggiore e dice: «Gesù, al mondo ci sono troppe cose che non funzionano». «Non mi pare», risponde il Cristo. «Al mondo ci sono soltanto gli uomini che non funzionano».


"Dell’amore non so scrivere" è il quinto singolo uscito dopo i brani "Vanità" (agosto 2018), "Eppure Nevica" (gennaio 2019), "Oceano" (luglio 2019), "Non è casa mia" (settembre 2019). Questi singoli faranno parte di una raccolta che conterrà anche altri brani inediti. Ci puoi accennare qualcosa?
Ho due ultimi brani con testo e musica scritti da tempo, sono da arrangiare e poi andremo in studio per la registrazione, poi uscirà la raccolta e magari mi fermerò qui. Forse è arrivato il momento di smettere.

Per concludere, quale messaggio vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press?
Resistete, e amate la musica, sempre!

Intervista a cura di Barbara Scardilli
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