Apocalittico ma anche e soprattutto indie questo percorso di 9 inediti per incorniciare un disco come “Respira” che vuole rappresentare un esordio per un cantautore visionario come Ugo Fagioli. Ma in realtà “Respira” rappresenta anche una Web Serie prodotta da Tucano Island in collaborazione con Emilia-Romagna Film Commission che troviamo ormai per intero sul canale YouTube dell’artista (Clicca qui): una web serie le cui puntata sono i video ufficiali delle canzoni. Pubblicata l’ultima, la nona puntata dal titolo “La fine di tutto”: si torna a respirare ed è ovvio quanto salvifico la visione che rimanda alle speranze di questo momento di apocalisse ampiamente consumata. Ugo Fagioli invita anche alla sua campagna di Crowdfunding per dare sostanza e forma fisica a questo disco di canzone d’autore, sociale, personale… indie.

Chi c’è dentro la bolla di vetro? Persone che si cercano, persone che rispettano le distanze o anime in cerca di rivoluzione?
La prima volta che ho provato a mettermi quella sfera ho avuto una sensazione bruttissima.
Sentivo i suoni completamente strani e quando provavo a parlare, le persone intorno a me non sentivano cosa stavo dicendo. La bolla rappresenta la chiusura interiore che hanno i personaggi durante la quotidianità,  non sanno più cosa dirsi e rimangono nelle loro paure, nei loro dubbi interiori.

Romperemo le bolle di vetro?
Dobbiamo. Le bolle fotografano anche un momento che stiamo vivendo nella società. Non parliamo, non diciamo più chi siamo per paura di non farci sentire.
La rivoluzione sarebbe liberarci di queste bolle e tornare a tenerci per mano, fregandocene del giudizio e delle critiche. Un gesto rivoluzionario che in questa società di apparenza e perfezione lascia spazio alle emozioni di ogni singola persona.

L’amore e la canzone d’autore al tempo del covid: non pensi che ci sia ulteriore distanza tra l’artista e il suo pubblico?
Assolutamente si. Purtroppo il covid ha allontanato ancora di più l'artista e il pubblico. Anche se sarebbe stato bello il contrario.
Ha reso infatti palese cosa pensa la società dell'arte, ovvero qualcosa di superfluo.
Credo però che la gente abbia bisogno di musica e questo non cambierà mai. Sta a noi che la amiamo più di ogni altra cosa rendere giustizia a quella che prima di un lavoro, è una passione.

Purtroppo le parole hanno perso di significato ed in un periodo così, lo hanno perso ancora di più.
Questo perché siamo distratti da tutto quello che ci circonda e non ci fermiamo più a "capire" l'artista.
Ascoltando musica nella tua stanza puoi emozionarti ancora, ma devi isolarti da tutto. Adesso è quasi impossibile, perché veniamo bombardati ogni giorno da distrazioni.
Il concerto, in quanto tale è la forma più efficace per far arrivare alle persone quello che hai da dire. Secondo me è anche per quello che la gente si emoziona di più ai concerti. Non ha distrazioni se non quelle di ascoltare il concerto e bersi qualche birra. 

Ed è per avvicinarsi un poco di più che è nata l’idea della web serie?
Avevo bisogno di un nuovo modo di proporre la mia musica, e l'idea della web serie che racconta una storia vera è venuta di conseguenza.
Siccome non potevo suonare, ho pensato che avrei potuto ridurre questa distanza grazie a questa cosa. 
Avrei dovuto presentare il disco a marzo 2020, ma come sappiamo c'è stata una pandemia mondiale di mezzo.
Ho pensato che se fossi uscito in quel periodo, non mi avrebbe ascoltato nessuno e avrei fatto un buco nell'acqua.
Purtroppo (o per fortuna) siamo in un periodo dove escono centinaia di canzoni a settimana e distinguerti dalla massa, è l'unico modo per far si che la tua musica venga ascoltata.
Quello che ho notato è che molta gente che non mi conosceva, si è appassionata alla serie e di conseguenza alle mie canzoni.

A questo punto la domanda è quasi inevitabile: prima l’uovo o prima la gallina? Prima la serie e i suoi personaggi o prima le canzoni e le loro storie?
Il mio disco è un concept fatto di canzoni che raccontano una storia realmente accaduta 3 anni fa. 
L'idea della serie è venuta durante il lockdown di quest'anno e assieme ad Alice Mazzoni abbiamo scritto tutta la sceneggiatura. 
successivamente abbiamo contattato Tucano Island (regista) che aveva lavorato con me in precedenti videoclip e gli abbiamo proposto il progetto.
Ci abbiamo lavorato per 6 mesi. Un lavoro lunghissimo, ma che ci ha fatto crescere sia professionalmente, sia umanamente.
Quello che è abbiamo realizzato è una fotografia di un periodo buio, passato in studio a scrivere canzoni e a cercare di capire tutto quello che era successo.
Ora non vedo l'ora che esca, per poter finalmente "tornare a respirare".

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Redazione