Era nell’aria. E adesso il Quinto libello di Giovanni Sollima c’è, al di sopra di ogni chiusura dei tempi, distanziamento sociale e clausura degli animi, pronto a offrirsi al confronto e al dialogo con la percezione sensibile del lettore. È come se le cose e i fenomeni si presentassero con un loro linguaggio dei sensi e una lingua estetica, di cui il poeta è cercatore partecipe nel solco evolutivo di un’ancestrale naturalezza e risonanza espressiva. Un dialogo interno sulla linea dei significati aggancia il tempo e ne prende coscienza, dando continuità, ricercate forme e diversificate traiettorie agli spazi dell’essere e dell’esserci.

L'idea della copertina del libro richiama il pensiero, che ha e deve avere vita rispetto al simulacro delle fattezze umane, il quale pur rimane come più alto e imprescindibile simbolo percettivo, come formale e classico orizzonte.

L'INTERVISTA

Ciao Giovanni. Ti andrebbe di presentarti ai nostri lettori che ancora non ti conoscono? 
Sono uno psichiatra, che lavora in una Comunità terapeutico-riabilitativa nel territorio metropolitano di Catania. Mi occupo di arte ed espressività e sono coordinatore, all’interno di campi di applicazione psico-socio-riabilitativi, di laboratori di attività espressiva. Poeta, ho all’attivo diverse pubblicazioni dal 1994 al tempo d’oggi, in cui esco, per Controluna – Edizioni di poesia, col mio “Quinto libello di pezzi tesotici”. Nel frattempo non ho pubblicato solo poesia: sono autore di saggi e di una raccolta di raccontini, nonché coautore di un dialogo filosofico; ma sono, e nella sensibilità rimango, soprattutto poeta.

Che cosa occorre per diventare un poeta?
Credo che alla base ci sia una predisposizione naturale, che deve avere occasione di genio e di destino per essere coltivata. Non si è mai poeti solo per se stessi, anche in un ambito lirico d’espressione formale e sostanziale personale. Si sente di dover dar voce ad istanze e risonanze ancestrali, ad un sentire proprio ed universale, ad un’esigenza di rivolta o di canto.

Nel 1994 pubblichi il tuo Primo libello di pezzi tesotici. Il 14 Novembre esce il “Quinto libello di pezzi tesotici” per Controluna - Edizioni di poesia. Ci racconti questo progetto editoriale di poesia lirica.
Il “Quinto libello di pezzi tesotici” è la mia ultima raccolta pubblicata di poesie. È un progetto editoriale di poesia lirica, giunto al quinto appuntamento. I “pezzi tesotici” sono i singoli brani, i diversi momenti poetici della collezione proposta. Le liriche provengono tutte dalla raccolta cronologica madre, che è “Tesos”, mio termine originale, di risonanza classica, derivante dall’unione delle abbreviazioni “tes.” e “os.”, tessuto osseo. Sì, il “Primo libello di pezzi tesotici” è stato pubblicato nel 1994. Il “Quarto libello” è del 2011. La pubblicazione del “Quinto libello” rappresenta per me una ripresa del progetto “tesotico” e contemporaneamente un nuovo debutto.

Cosa deve aspettarsi il lettore dalla tua raccolta “Quinto libello di pezzi tesotici”. 
Spero un senso d’avvenenza. Comunque, un frangente di condivisione estetica; una carezza per l’intelligenza sensibile; un movimento senso-percettivo di personalissima risonanza. E, forse, uno spazio lenitivo e di coscienza nella propria direttrice di cammino. 

Prossimi progetti?
In ambito poetico vorrò di certo dare continuità al progetto “tesotico” con il “Sesto libello”, seppure nell’immediato e per un certo periodo sarò concentrato sulla divulgazione e promozione del “Quinto libello ”. Spero, poi, di giungere a pubblicare una raccolta di liriche, che danno corpo ad una poesia meno soggettiva e più narrativa, più inserita nel contesto d’avvenimento e riflesso storico e sociale: sono i componimenti che fanno capo al progetto di “Matelquick il folletto”.
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Redazione