“Porno Società” è un brano dalle sonorità jazz con cui il cantautore emiliano-romagnolo vuole ironicamente descrivere la società occidentale che insegue le mode e i pensieri di “opinionisti alla maniera, tuttologi da tastiera, sgrammaticati, affamati di fama e di follower”.

«Un gruppo di uomini di un altro sistema solare inviati a spiarci sbarcano sul nostro pianeta terra e constatano di ritrovarsi in una società malata – afferma Paolo Simoni – Si trovano a parlare con uno dei nostri e alla domanda: come sta andando qui da voi? Lui risponde con questa canzone».

“Porno Società”, il singolo di Paolo Simoni che anticipa “ANIMA”, il tuo nuovo album di inediti, piano e voce, in uscita il 5 febbraio. Cosa possiamo svelare del disco, ma soprattutto perché “Porno Società”?
“Anima” è un album diverso dai miei precedenti; minimalista, volutamente scarno, dove al centro è posizionata la canzone nella sua forma più primitiva. “Anima” è una donna in vestito da notte, struccata, spettinata senza trucchi e senza inganni. Volevo restituire alle canzoni il rispetto che meritano e un ascolto più rilassato e a ritmo umano.  Oggi la maggior parte di dischi viene fatta dalle macchine e non dagli uomini. Ho voluto ottemperare ai miei anni di studi e di sacrifici e far lavorare e uscire il musicista che è in me. Suonare e lasciare che le canzoni si esprimessero da sole. "Porno società” è la società dei consumi dove il consumatore è diventato il consumato. È un’istantanea personale su questo tempo dove è l’uomo che si vede costretto a vendersi come prodotto da banco per ottenere visibilità. “Porno società” è l’ondata di trash costante che invade le nostre vite tramite l’uso e l’abuso non meritocratico della tv e dei sistemi di comunicazione di massa. Passa il concetto che se metti in mostra il tuo corpo allora potrai “potenzialmente” essere visto e valere qualcosa. Se urli e litighi ancora meglio, si alza lo share!
Non si viene valutati per quello che realmente si sa fare, ma sempre piegandosi ad un esibizionismo malato che non comunica che fragilità e paura di essere se stessi. Siamo in una torre di Babele dove tutti commentano (spesso con un italiano discutibile) qualsiasi cosa, senza magari averne le capacità e la conoscenza giusta. Stiamo insegnando questo alle nuove generazioni. Stiamo insegnando loro a diventare “la società dello scarto” e dell’usa e getta.
Un giorno ricevetti una mail che mi proponeva: “vuoi diventare influencer? Iscriviti al nostro corso universitario”. Ho riflettuto su questi temi ed è uscita questa canzone. La colpa è tutta sua. Sono innocente. Le canzoni vivono di vita propria. 


Paolo Simoni è un cantautore emiliano-romagnolo con un curriculum davvero esemplare. Ma se Paolo dovesse raccontare di Paolo cosa direbbe?
Pensi che nonostante tutti questi anni di studi e di cammino sulle strade della musica mi sento ancora come al primo giorno di pianoforte. 
Paolo è un ragazzo nato e cresciuto in un paesino di cinquemila abitanti sul mare, in Emilia Romagna, che a quattordici anni ha incominciato ad uscire di casa per studiare e per scoprire il mondo, oltre il suo recinto. 
Sono un musicista, un cantautore o per meglio dire “Non sono altro che un artista” parafrasando il titolo di una canzone del nuovo album. Sono un romantico, un appassionato, un curioso, un testardo innamorato della vita e della bellezza.
Non sopporto la mediocrità del pensiero debole e la stupidità gratuita. Amo coccolare i miei amici e ritengo l’amicizia una cosa sacra. So perdonare. Ho imparato a farlo. Ho un grande difetto: sono pignolo al limite del sopportabile. Mi disturbano le cose fuori posto. A volte mi sento ridicolo per questo. Ah dimenticavo sono vegetariano.
 

Alla domanda: come sta andando qui da voi? Io la rivolgo a te. Come sta andando qui da noi e come lo sta affrontando Paolo?
Siamo in un momento di trasformazioni epocali. È evidente. 
Vede, io sono uno di quelli che crede in un mondo spirituale. Qui dobbiamo fare i conti con la materia ma non dobbiamo dimenticarci che ci sono forze latenti potentissime, che dormono in noi e che aspettano di essere risvegliate. Mi ritengo fortunato perché ho la musica, l’interesse per l’arte. Queste cose mi salvano e mi danno accesso a qualcosa di più alto di certe miserie e bassezze terresti. Nel mio piccolo cerco di aiutare chi mi sta vicino, un amico, un vicino di casa, qualche gatto randagio che sotto casa passa a salutarmi. Provo a farlo con le mie canzoni, provando a cantare qualcosa che non sia sempre la stessa storiella d’amore. 

Intervista di Rosa Spampanato
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Redazione