Dopo il successo con i “P-Quadro” e un periodo di riflessione e preparazione, Pietro Napolano torna con un nuovo progetto da solista. Suoni puliti, decisi, ricca di energia che cerca anche un food urbano e metropolitano dentro i cliché del grande pop main stream. Bella la sua voce, bello il taglio, bello il messaggio: una canzone di vita, di quotidiana rivalsa, una canzone che non cerca giustificazioni ma energia pulita per farci guardare da altri punti di vista quello che accade attorno.

Ciao Pietro e grazie di averci concesso il tuo tempo. Si riparte dopo un breve periodo di sosta con un nuovo progetto ma in realtà riproponi come apripista il tuo ultimo singolo uscito a marzo dello scorso anno. Come mai questa scelta?
Ciao e grazie anche a voi per il tempo che state dedicando a me e alla mia musica.
La scelta di riproporre Relativo è stata presa di comune accordo con il team che mi seguirà in questo nuovo progetto; siamo infatti tutti convinti che il brano non ha avuto il riscontro che invece avrebbe meritato.

Spesso capita che da un gruppo o anche un duo se ne venga fuori e si decide di proporsi da solista. È più una esigenza artistica o ci sono altre cause che determinano questo. per te come è stato?
Credo fermamente che ogni storia sia diversa dall’altra. Nel mio caso è stata assolutamente solo un’esigenza artistica, con Piero ho sempre avuto un ottimo rapporto e mai alcun tipo di problema personale. Relativo infatti l’abbiamo scritta insieme.

La tecnologia, la rete, i social hanno cambiato molto il modo di distribuire e far ascoltare la musica, tutto è più veloce, si tengono conto di like, visualizzazioni, post e chi più ne ha più ne metta, tu cosa ne pensi e come ti collochi in questa nuova dimensione?
Come in tutte le cose ci sono i pro e i contro. Sicuramente oggi una canzone dura meno rispetto a prima ma allo stesso tempo grazie ai tantissimi mezzi di comunicazione può davvero, in maniera molto più semplice, arrivare a tutti. Io non sono un figlio dell’era digitale e non credo di essere portato per questo nuovo mondo. Ancora oggi, infatti, ho difficoltà nel gestire le mie pagine social.
Ma prometto che migliorerò e cercherò di essere più presente sulle mie pagine ufficiali.
In fondo bisogna sempre cercare di essere al passo con i tempi.

Ci piacerebbe sentire da te cosa prevede il tuo futuro, se puoi darci una anticipazione di cosa accadrà nel prossimo futuro artistico di Pietro Napolano, nuova squadra, nuovi suoni, e che altro…
Prima di tutto mi auguro di poter continuare a condividere con voi la mia musica. Per il momento continuo a scrivere e a produrre nuovi brani.  Ho tante cose nel cassetto che spero possano venir fuori quanto prima. Per adesso posso solo anticipare che subito dopo Relativo ci sarà un altro singolo in uscita. Di questi tempi è molto difficile fare programmi a lungo termine ma sicuramente ho intenzione di farvi ascoltare ancora la mia musica. La cosa certa è che non appena sarà possibile tornerò in giro a suonare con la mia band; vi aspetto.

Torniamo a “Relativo”. Ho letto una tua intervista sul web e mi ha colpito molto il titolo che vado a citare: “Volevo lasciare la musica ma poi e nata Relativo”. Ecco: volevi veramente lasciare il mondo della musica? Eppure il fatto di fare musica ti ha regalato delle importanti esperienze, Amici, The Voice. Poi canti “questa vita è uno spettacolo” e…
Si, ho davvero pensato di lasciare il mondo della musica; in realtà per un bel pò la musica   non ha fatto più parte della mia quotidianità. Ho iniziato la mia carriera nel 2004 e per oltre 10 anni tra alti e bassi sono riuscito a mantenermi; ad un certo punto però il buio totale, con la musica non riuscivo più a tirare avanti e provenendo da una famiglia umile ho dovuto rimboccarmi le maniche e abbandonare L’idea di poter vivere solo di quella che è sempre stata la mia passione. La vita ti mette davanti a delle scelte che spesso non sono semplici ed io ho dovuto adattarmi di conseguenza.

“Relativo” è anche un bel videoclip che riproponiamo in questa intervista. Due parole su questo lavoro. 
Il video vuole rappresentare la relatività della vita e ci mostra come trarre spunti di crescita da ciò che affligge i diversi momenti della vita dell’uomo: il bambino rappresenta il timore del giudizio altrui che nasce dall'ingresso in una comunità. L’adulto rappresenta la perdita delle speranze durante momenti di pressione, fallimento o delusione; l’anziano, infine, rappresenta la consapevolezza che dalla vita si debba trarre il meglio, in ogni circostanza.

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Redazione