Eccolo “Maqroll”, ecco questo libretto di poeti e scrittori, ecco questo spettacolo teatrale e questo suono che, forse in modo così spudorato, per la prima volta si nutre di elettronica e di visioni altre a coronare la grande scuola della canzone d’autore genovese, francese… italiana… eccolo “Maqroll” il nuovissimo disco di Federico Sirianni che a quel gabbiere Maqroll punta la sua luce, alle parole di Alvaro Mutis deve molto e ce lo racconta in questo disco dove l’incollocabilità significa anche evoluzione o involuzione, a seconda da dove la si guardi. Suono pregiato dentro liriche pregiate e ci piace davvero molto questo matrimonio mai troppo prevedibile a priori tra il classico e il moderno, tra quei bordi ricamati a mano e quelle tinte volute dalle macchine programmabili. C’è davvero tanto dentro il nuovo disco di Federico Sirianni.

Nuovo disco per Federico Sirianni. Perché arriva ora, in questo momento estivo poco consono alla vita di un disco d’autore?
È vero, oltretutto l’estate non è tra le mie stagioni preferite, però abbiamo preferito far uscire questo lavoro in un momento in cui si sarebbe potuto portarlo in giro in forma di spettacolo. La pandemia ha rallentato molti progetti, tra cui il nostro Maqroll. Essendo comunque un album che ha come rumore di fondo il mare, potevamo permetterci di farlo salpare il giorno del solstizio estivo.

Ci piace l’elettronica e ci piace la scuola classica. Un bell’incontro… come lo hai deciso? Come accade l’incontro tra te e FiloQ?
Io e FiloQ ci conosciamo da tempo, ma l’incontro artistico è avvenuto tramite l’altro produttore del disco, Raffaele Rebaudengo, violista degli GnuQuartet che si era immaginato, per questi miei nuovi racconti, una colonna sonora diversa rispetto alla mia modalità più tradizionale da folk singer. Non è stato un percorso facile e immediato, ma più andavamo avanti, anche in maniera molto coraggiosa, più ci rendevamo conto che questa alchimia tra classica ed elettronica funzionava e, alla fine, devo dire che sono molto, molto felice del risultato.

Che sia questo il nuovo suono di Federico Sirianni?
Questo è sicuramente un nuovo suono per me, ma non credo quello definitivo. Di album in album ho sempre cercato strade nuove, sonorità differenti. All’idea di un rumore di fondo realizzato con l’elettronica pensavo già da diverso tempo, questa è stata l’occasione per tentare l’esperimento. Ma è possibile che, se ci sarà un prossimo disco, possa essere solo per pianoforte o, non so, per dobro, ragli d’asino e campanacci d’alpeggio.


Tu che sei un grande cantautore di scuola genovese e non solo… ti sei sentito un poco “violentato” nella natura di questo nuovo suono?
Assolutamente no, anzi, come ti dicevo prima, era qualcosa che mi girava nella testa già da tempo. FiloQ e Raffaele sono stati bravissimi a rendere, attraverso questa nuova sonorità, così sospese tra cielo e mare le mie canzoni, rispettando religiosamente il mio ruolo di cantautore.

L’acqua dentro queste nuove canzoni è un elemento importantissimo. Nella metafora della vita di oggi dove tutto è liquido e istantaneo… l’acqua cosa rappresenta?
Effettivamente questo lavoro ha come rumore di fondo l’acqua, il mare. È una bella domanda. Nella canzone “La ballata dell’acqua”, l’acqua non è soltanto elemento vitale, ma rappresenta anche un pericolo, una minaccia, la possibilità del naufragio. Questo disco, così liquido dal punto di vista del suono, è in effetti in assoluta contraddizione con il tempo contemporaneo, come lo definisci tu, liquido e istantaneo, perché è un disco da ascoltare con calma, prendendosi un po’ di tempo. 
Mi piacerebbe che fosse una possibile scialuppa di salvataggio al naufragio in corso.

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Redazione