Venerdì 24 settembre esce su Spotify, Apple Music e nei migliori digital store “Un dono puro”, il nuovo singolo di Nicolò Piccinni & Gli Internauti, pubblicato dall’etichetta indipendente torinese Indiependence.
 
Nicolò Piccinni è un cantautore, produttore e attore torinese che ha studiato canto e basso elettrico. Laureato in cinema e Nuovi Media, Piccinni partecipa a numerosi cortometraggi e webseries in veste di attore e compositore e mette in scena “Storia di Alfiero”, mediometraggio sperimentale presentato al Piemonte Movie e allo Sputnik di Berlino. Nonostante i suoi 31 anni, Nicolò ha vissuto e vive una vita all’insegna della musica e dell’arte nelle sue molteplici forme e espressioni.
 
“Un dono puro” è il suo nuovo singolo e precede l’uscita dell’album Autrement prevista per il prossimo  ottobre.  Tutti i brani sono scritti da Piccinni, prodotti, arrangiati e suonati insieme a Gli Internauti, band di musicisti torinesi composta da: Francesco Cornaglia (Monaci del Surf, La Superluna di Drone Kong), Michael Pusceddu (Ordinary People, Stefania Tasca, Fausia & Good Walkers, Si chiama Andy e Errico Canta Male), Gabriele Prandi (Juke Joint, Bonnie Situation, Errico Canta Male), Angelo “Errico Canta Male” Mossi (Dirty Arichokes, Rifiuto HC, War Street Journal) e Federico Bertaccini (War Street Journal).
 
Il brano esplora le diverse visioni del mondo. La canzone è una sorta di lettera aperta rivolta ad un individuo omofobo, sessista e nazionalista che, come spesso accade, per ragioni del tutto casuali, si ritrova a detenere un grande potere politico e sociale che utilizza a scapito di alcune categorie di persone che si ritrovano, loro malgrado, a dover subire le conseguenze delle scelte altrui. Il “dono puro”, di cui parla Piccinni nel testo, è una situazione non voluta che ci accompagna fin dalla nascita e pone alcune persone in una posizione di privilegio rispetto alle altre.
Dove si nasce e in quale corpo è una delle tante combinazioni che determinano la posizione dell’individuo nella società. Da questo possono scaturire un’infinità di avvenimenti che sono direttamente o indirettamente collegati a queste combinazioni. Alcune persone sono vittime di violenza, e in alcuni casi vengono uccise a causa del colore della loro pelle, perchè donne, omosessuali o altro. Ricordiamo, a titolo d’esempio, le vicende di George Floyd, Willy Monteiro Duarte e Breonna Taylor. Purtroppo tutti coloro che non si sentono in pericolo, perchè non fanno parte di una minoranza, tendono a non considerare il problema, ad essere poco sensibili nei confronti di questi eventi avversi.
 
Il testo di “Un dono puro” è una sorta di riflessione/critica nei confronti di coloro che hanno il potere di fare qualcosa per gli altri e non lo fanno o peggio ancora lo utilizzano per opprimere e creare odio sociale. Nella parte finale della canzone Piccinni rivolge a se stesso le medesime questioni e si accorge che lui stesso potrebbe fare di più.  Fare qualcosa per chi è oppresso perchè privo di quel “dono puro” che la società regala arbitrariamente è il primo passo verso una società migliore, perchè se il “dono puro” non è frutto di una scelta il suo utilizzo lo è.
 
Gli Internauti hanno scelto per il brano un arrangiamento dove il reparto ritmico sostiene e conduce l’intero brano. La chitarra elettrica di Gabriele Prandi irrompe con un tema ossessivo mentre la tastiera con richiami reggae di Angelo Mossi contrappunta il susseguirsi delle strofe. Scelte che ricreano un ambiente sonoro che si contrappone con la cupezza dei temi tratttati. 
 
“Quando l’ho scritta, voce e chitarra, stavo pensando a Manu Chao. Per l’incedere della chitarra ritmica, per la semplicità degli accordi e per il contenuto sociale senza mezzi termini. Era appena avvenuto l’omicidio di George Floyd  e avevo bisogno di manifestare il mio senso di impotenza. Qualcuno pensava che fosse un evento lontano da noi, in un paese razzista come gli Stati Uniti, e che quindi ci riguardasse relativamente. Poco dopo arrivò la notizia di un ragazzo morto a causa di una violenza razziale brutale, proprio in Italia. Il suo nome è Willy Monteiro Duarte. Ricordo le strumentalizzazioni politiche, le scrollate di spalle e la certezza di molti nel dichiarare che il razzismo non c’entrasse nulla. Questo mi ha fatto riflettere sul concetto di privilegio. Non si tratta solo di provare rabbia con chi tra i politici usa male il proprio potere. Significa anche ribaltare su se stessi la questione, mettere in dubbio la propria posizione di stabilità immutata, rivolgere la propria sensibilità su problemi che apparentemente non ci riguardano. Scrivendo mi sono reso conto di dover lavorare ancora tanto su di me. 
Molti atteggiamenti che ho su determinati argomenti come razzismo o sessismo sono condizionati da una presunta purezza che mi rende immune da qualsiasi autocritica o dubbio. Come se non avessi potere decisionale perchè la società gira in un certo modo a prescindere da me. Il classico: “Funziona così e non ci posso fare nulla, mica l’ho scelto io”. Uscire da questa bolla non significa affondare in un senso di colpa. Significa invece riconoscere un senso di responsabilità. E di conseguenza, contribuire affinché le cose cambino" . Nicolò Piccinni 
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Redazione