"Autrement" è il nuovo album di Nicolò Piccinni & Gli Internauti, pubblicato dall’etichetta indipendente torinese Indiependence.  Il titolo dell’album prende spunto da una leggenda popolare che vede protagonista Niccolò Piccinni, omonimo compositore del cantautore torinese, vissuto nella seconda metà del XVIII secolo.

Il celebre compositore Niccolò Piccinni, trasferitosi a Parigi dove portava avanti con successo la propria carriera musicale, faceva di tanto in tanto ritorno nella sua terra natale, Bari. Le sue visite erano sempre accompagnate, pare, da diverse cortigiane francesi, attirando le attenzioni dei giovani baresi che accoglievano l’arrivo dell’illustre concittadino con grande passione. La leggenda racconta che in una delle sue visite Piccinni giunse inaspettatamente solo. I giovani baresi non vedendo la consueta presenza femminile, si rivolsero al Maestro per chiedere cosa potessero fare in mancanza delle ragazze parigine. Si narra che Piccinni li guardò e, scuotendo appena le spalle, disse: “Autrement”
I giovani, non conoscendo la lingua francese, si guardarono perplessi e ripeterono il suono della parola, tradussero erroneamente il termine  in  “tremone”, (termine barese che ha tra i suoi significati masturbazione) intendendolo come l’atto autoerotico della masturbazione.

Al di là della leggenda, che di storico ha ben poco, e della componente goliardica dell’episodio, ciò che più appare interessante è la parola originaria usata dal Maestro Piccinni. “Autrement”, che significa “In un altro modo”, nel suo senso più profondo e inclusivo apre a diverse interpretazioni.
Fare le cose in un altro modo significa cambiare punto di vista, come per esperienza abbiamo vissuto e viviamo in tempi di pandemia, per i rapporti umani, per l’ambiente e la natura, per lo scorrere del tempo, per andare oltre gli stereotipi e le discriminazioni.

Questo è il filo rosso che lega tutte le canzoni dell’album del cantautore torinese Nicolò Piccinni. La possibilità di fare le cose in un altro modo: autrement.
Sette canzoni che esplorano “un altro modo” di guardare il mondo, provando a mettersi nei panni delle altre persone, allenando la propria sensibilità.

L'INTERVISTA

Ciao Nicolò “Un dono puro” è il singolo che ha preceduto il tuo nuovo album Autrement, che cos’è per te il “dono puro”?
Per me un dono puro è qualcosa che abbiamo ricevuto, ma che non abbiamo scelto. Mi riferisco all’essere nato in una posizione di privilegio rispetto ad altre persone, nel mio caso bianco, maschio, eterosessuale e cisgender. Il dono è puro perché spesso all’interno della società, chi lo possiede pare avvolto in un velo di intoccabilità. Quando saltano fuori dei problemi legati alle minoranze, o a chi subisce forme di oppressione, il dono puro viene ben protetto, difeso strenuamente da minacce che non ci riguardano. Non dovrebbe essere così, sarebbe meglio usare quel dono per il bene della collettività. Basterebbe anche solo stare ad ascoltare quali sono i problemi, invece di rigettarli come fossero impurità che non ci riguardano. Perché ci riguardano sempre

Autrement si compone di sette brani, c’è una traccia alla quale sei più legato e se si perché?
Sono davvero legato a tutte. Scelgo “Le cinque tasche” perché ne ho parlato recentemente con una mia collega cantautrice, Vea. È una canzone che racconta i passi che portano a un distacco. In ogni tasca c’è un piccolo oggetto, un simbolo che è anche un invito a mollare la presa da un amore che ha qualcosa di morboso. Uno dei simboli è la foto di una bambina durante il fascismo che al posto di fare il saluto romano in favore della macchina fotografica, preferisce guardarsi i vestiti. Ricordo perfettamente i racconti di mia nonna che era costretta a fare quel saluto, era piccola e non ne capiva il significato, ma percepiva la stupidità di doverlo fare. La canzone esplora quei meccanismi di costrizione che esistono e ci opprimono, che ci appesantiscono le tasche durante il viaggio. E immagina un modo per svuotarle, liberarci.

Se non sbaglio sei di Torino, cosa pensi dell’attuale scena musicale torinese?
La scena musicale torinese è piena di talenti. Parlo del cantautorato, citavo prima Vea e la lista è lunga, ma anche di band molto interessanti, con idee chiare di sound e contenuti, come gli Est-Ego. Il problema sono le poche opportunità di suonare dal vivo. Quando ho iniziato a suonare più di quindici anni fa c’erano molte più possibilità, e per qualsiasi varietà musicale dal blues al metal, folk, punk e mille altre sfumature di genere. Ora mancano i luoghi di aggregazione dove la creatività possa girare liberamente e produrre energia artistica. Ci sono pochi circuiti troppo esclusivi, l’aria è un po’ viziata. Ma i talenti ci sono e cercano di girare ugualmente.

Dacci tre ragioni per ascoltare Autrement
Prima ragione: è un’opera completamente autoprodotta da me e Gli Internauti. Dalla prima all’ultima nota è tutto un concentrato di amicizia, passione musicale e voglia di suonare. Se fate attenzione in qualche pezzo si sente persino il rumore dei piatti a contatto con le forchette, perché registravamo a qualsiasi ora, eravamo sempre affamati!
Seconda ragione: è un album breve, dura circa venti minuti, ma ha tanti livelli di ascolto. Si consuma in fretta ma si può ascoltare all’infinito.
Terza ragione: perché magari vi potreste innamorare. Ci sono canzoni che ci accompagnano solo per un pezzo di strada, il tempo di un tram, o per una vita. Dall’ascolto c’è la possibilità che nascano emozioni, a volte anche un pensiero, e penso sia un rischio che valga sempre la pena di provare a correre.

Il videoclip, uscito qualche giorno fa,  di “Un dono puro” è molto bello, vuoi raccontarci l’idea attorno alla quale si è sviluppato lo storyboard?
Il videoclip così come lo vedete nasce dall’esigenza di raccontare qualcosa di estremamente preciso, e dalla maledizione di avere pochissimo budget a disposizione. La tremenda verità di essere musicisti indipendenti è che senza soldi sei costretto a realizzare le tue idee con ciò che hai. La mia fortuna più grande è stata avere i T3 come registi, che avendo una propria produzione cinematografica indipendente sanno cosa significa mettere in scena le proprie storie e progetti con semplicità ed efficacia, arrivando per esempio a vincere premi prestigiosi allo Screamfest Horror Film Festival di Los Angeles. Daniel, Alessandro e Stefano hanno abbracciato il progetto e saputo tradurre in immagini il senso della canzone. Hanno anche tenuto conto della mia esigenza di (s)vestire i panni del Maestro Niccolò Piccinni, mio omonimo compositore del XVIII secolo e padre putativo di tutto l’album con una leggenda legata alla parola Autrement, cioè fare le cose in “un altro modo”. Anche per il videoclip abbiamo applicato la filosofia di autrement, realizzandolo con i mezzi a disposizione, e sfruttando la dimensione teatrale che è tanto cara a me e Daniel. Sono infinitamente grato ai T3 per lo splendido lavoro che hanno fatto e sono felicissimo del risultato.

Condividi:

Redazione