Si intitola “Everything’s Normal” il nuovo disco di Gianluca Suanno, ama MileSound Bass, moniker che al primo impatto richiama le sonorità di Miles Davis, forse una delle tante ispirazioni se pensiamo in direzione della ricerca, della rivoluzione della forma e del suono. MileSound Bass ricerca tutto questo anche se mostra un palese e nostalgico legame agli anni ’80, a quel modo di pensare ai sint e alle soluzioni. Per il resto molta critica si è spesa con parole come “avanguardia” anche dentro composizioni che rimandano più al pop che alla forma nuda e libera. E il tema è assai complesso da spiegare: i sogni, l’esperienza che va oltre il corpo, dentro le trame di quella dimensione decisamente onirica e visionaria. E qui la copertina lo dice in modo inequivocabile. Indaghiamo un poco di più su questo disco che nasce in tempi apocalittici, dentro una camera, dentro i computer… e fuori il proprio corpo.

Ogni cosa è normale. Parafrasando questo titolo mi resta un invito ad aprire il nostro modo di guardare alla vita. In fondo dunque la normalità cos’è?
Succedono così tante cose strane dentro e fuori i sogni che bisogna guardarle da fuori per non rimanerne incastrati dentro. La normalità può essere spaventosa oppure una mano che accompagna. Qualsiasi cosa sia la normalità per ognuno di noi, lo è dentro di noi. Solo che oggi la normalità collettiva a volte è più normale delle contronormalità. Nel futuro poi ce ne saranno altre.


So bene che qui il tema portante è quello dei sogni, che anche detta così è assai semplificativo. Ma restando sul tema: quanto queste esperienze ti hanno poi condizionato o aiutato a guardare la vita reale in altro modo?
Le esperienze oniriche mi hanno fatto percepire che la vita “reale” diurna non è l’unica, una delle altre è la vita onirica che è reale come quella “reale”, solo che si manifesta in una diversa fascia oraria. Inoltre, il suo studio mi ha poi condotto a prendere una laurea in psicologia. Forse 20 anni fa se non avessi visto cose strane mentre gli altri dormivano, non farei il lavoro che faccio.

Ed è capitato anche con il suono?
Ogni volta che sento della musica nei sogni faccio di tutto per non perderne il ricordo. Parte dal nulla come una traccia in una playlist onirica. Inizia e si sviluppa come si deve sviluppare, con un’introduzione. Seguono armonie, melodie e ritmi. Il contesto è evanescente e per fissare la musica si è costretti a far partire un loop. Il loop si ripete in loop per non perdersi. Dopo un loop semi infinito di tempo provo a svegliarmi e prendere almeno il cellulare per registrare il registrabile, quindi melodia e ritmo. L’armonia non è replicabile con una sola voce e bisogna dedurla in fase di produzione, magari dopo settimane o mesi. Finché non suono il sogno, la musica torna e ritorna, torna e ritorna.

Oggi la musica sempre più liquida, il digitale e questa sensazione di potenza infinita, di non avere limiti. Tu come la leggi: opportunità oppure anarchia?
Non riesco a vedere solo una o solo l’altra. Tutto si mischia, ognuno prende le proprie scelte. L’importante è che siano libere e consapevoli.

E questo disco, lavoro di un linguaggio decisamente lontano dalla massa, che spazio e che richiamo pensi possa avere in una generazione sempre più pop?
Come dici tu è un lavoro di un linguaggio decisamente lontano alla massa, creato senza pensare cosa ascolti chi, fuori dagli schemi o almeno fuori da quelli che penso siano i miei schemi. Esploro ciò che mi attira e se vengo attirato da ciò che esploro, gli elementi saranno sperimentati in modo naturale e al meglio delle energie disponibili.

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Redazione