Dall'energia viscerale di Jimi Hendrix e Jimmy Page alla dimensione intima del cantautorato indipendente. Froyd approda sulle pagine di Cherry Press per raccontare il suo percorso solista, nato a inizio 2025 dopo una solida esperienza come chitarrista e busker. Con il nuovo singolo "Dafne", una power ballad notturna ambientata tra le strade di Milano, l'artista trasforma la musica in uno strumento terapeutico per elaborare la fine di un amore. In questa chiacchierata, Froyd ci guida dietro le quinte della sua scrittura bilingue tra denuncia sociale e fragilità, svelandoci i dettagli del suo attesissimo concept EP autunnale ispirato alla mitologia greca.
Ciao Froyd, benvenuto sulle pagine di Cherry Press! Sappiamo che il tuo progetto è nato a inizio 2025, ma alle spalle hai un solido percorso come chitarrista e busker. Quando nasce, invece, il tuo amore per la musica e la necessità di metterti a nudo nella dimensione solista e cantautoriale?
Ciao, grazie a voi! Allora, è da un po’ di anni che sentivo il bisogno di esprimermi con la mia musica. Sicuramente questa idea è nata durante il periodo del Covid, momento non cui ho avuto il tempo necessario per sperimentare con la scrittura e la produzione musicale. Anche se il progetto Froyd è iniziato ufficialmente nel Gennaio dell’anno scorso, grazie all’aiuto del mio amico e produttore Nubula (Antonio Citarella)
Cosa rappresenta per te la musica in generale e il tuo fare musica in particolare, specialmente oggi che è diventata un rifugio e uno strumento per elaborare le emozioni più intime e fragili?
Per me fare musica è come respirare, non riuscirei a sopravvivere senza, fa parte di me. Scrivo principalmente canzoni che denunciano le situazioni difficili in cui ho vissuto e in cui vive la mia intera generazione (Millenial/Gen Z) in costante lotta per la propria affermazione e autodeterminazione. Sono riuscito a scrivere anche brani più intimi che hanno rappresentato per me un rifugio e uno strumento per elaborare certe emozioni come TUO e DAFNE.
Nelle tue tracce si percepisce un'anima pop rock ricca di sfumature, dove le chitarre dialogano con aperture intense. Quali musicisti e ascolti hanno ispirato il tuo stile e continuano a influenzare la tua scrittura?
I due musicisti e soprattutto chitarristi che mi hanno influenzato maggiormente sono Jimi Hendrix e Jimmy Page. Il primo per l’energia incredibile che riusciva a tirare fuori dallo strumento e il secondo per le melodie intense e viscerali di certi assoli che riescono ancora a commuovermi. Ma sono un grande estimatore anche della musica black soul e del Grunge/Nu Metal.
Dal 5 giugno è fuori il tuo nuovo singolo "Dafne". Una power ballad viscerale ambientata tra le strade notturne di una Milano vissuta con un sentimento di amore e odio. Di cosa parla esattamente il brano e cosa speri possa trasmettere a chi si ritrova a vivere il vuoto di una perdita?
Il brano parla esattamente della difficoltà di superare la perdita di una persona amata e dell’ossessione che ne può conseguire. Questo brano mi ha aiutato a porre la parola “Fine” alla mia relazione finita e spero che possa aiutare allo stesso modo tutte le persone che si trovano ora in questa situazione. Sono convinto che la musica sia un ottimo strumento terapeutico.
"Dafne" segna l'inizio di una nuova fase sia artistica che umana. A questo singolo ne seguiranno altri o stai lavorando a un album? Sappiamo che c'è un EP all'orizzonte per l’autunno...
Esatto, ci saranno nuovi brani che faranno parte del nuovo Ep in uscita in autunno. Si tratta di un vero e proprio concept album, in cui il titolo di ogni traccia prende il nome di un personaggio della mitologia greca. Ho cercato di creare un parallelismo tra i miti e il mio vissuto personale, mettendo in musica storie del passato. Credo che questo nuovo Ep mi rispecchi molto di più come sound, artista e persona. Sono molto soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto.
Oltre alla release del disco autunnale, quali saranno i tuoi prossimi progetti? Ti vedremo presto suonare dal vivo, magari tornando alla tua dimensione di busker?
Suonare, suonare e suonare ahaha. Sembra scontato ma non lo è affatto per gli artisti emergenti dell’Italia di oggi. Mi piacerebbe girare il Paese portando con me i miei brani e i miei messaggi da condividere con più persone possibili. Non faccio busking da un po’ anche perché è diventato sempre più difficile, persino a Milano. Ma non mi dispiacerebbe riprendere l’arte di strada ogni tanto. Per il momento mi concentro sul mio progetto da cantautore, cercando di migliorare sempre di più, nella scrittura, nella comunicazione e nella performance dal vivo.
