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Alfredo Marasti: "Nessuna delle città raccontate è reale"

 


Un disco nato da una ferita, ma capace di trasformare il dolore in un viaggio fatto di immagini, città simboliche e nuove prospettive. Con "Le avventure", Alfredo Marasti firma un album intimo e autentico che racconta la fine di una relazione lunga dodici anni senza mai fermarsi al semplice racconto autobiografico. Le città diventano metafore, il viaggio si trasforma in un percorso di rinascita e la musica diventa uno strumento per elaborare ciò che sembra impossibile da affrontare. Lo abbiamo intervistato.

"Le avventure" nasce dopo la fine di una relazione durata dodici anni. Quando hai capito che quel dolore non andava solo raccontato, ma trasformato in un intero viaggio musicale?
Si è trattato di un automatismo, perché, per quanto possa sembrare strano, tendenzialmente non scrivo "a tavolino". Anche certi miei dischi apparentemente molto costruiti, come il concept su D'Annunzio, riflettono in realtà le esigenze di un determinato momento della mia vita. Quando questa relazione si è conclusa ho percepito subito la necessità di aggiornare il discorso, anche perché il progetto precedente si chiudeva con "La salita", una canzone che lasciava aperta la possibilità che quelle difficoltà potessero rivelarsi insuperabili. "Le avventure" è stato un disco scritto in modo molto spontaneo e in tempi molto rapidi.

Nel disco le città diventano metafore di stati d'animo e di vite. C'è una città in cui senti di aver lasciato una parte di te e una in cui, invece, hai avuto la sensazione di ritrovarti?
In realtà nessuna delle città raccontate è reale. Sono un pretesto, un correlativo oggettivo, come direbbe Montale, per parlare di momenti della mia vita che altrimenti sarebbero troppo privati o difficili da raccontare in pubblico. Berlino non è Berlino, Venezia non è Venezia e così via. Questo disco racconta soprattutto il tragitto da una città all'altra, anche se c'è una canzone – di cui non svelerò il titolo – che apre la porta verso un nuovo capitolo.

In "Le avventure" il viaggio sembra essere l'unico modo per attraversare la perdita. Oggi pensi che si possa davvero guarire da un lutto emotivo o si impara semplicemente a conviverci?
Credo che la parola "lutto" non possa essere eliminata, anche se è pesante e rischia di rendere tossico il racconto della fine di una relazione. Negare quella dimensione e pensare di affrontare tutto con leggerezza sarebbe ingenuo. A distanza di mesi dalla separazione e dall'uscita del disco, però, posso dire che alcune canzoni mi sembrano già neutre: non contengono più quel dolore e quasi non mi sembra nemmeno di averle scritte io. Eppure mi hanno aiutato tantissimo a superare quel momento.

Dopo tanti anni di musica, premi e progetti, questo album sembra anche un nuovo inizio. Cosa speri che Alfredo Marasti ritrovi lungo questo percorso, oltre al pubblico?
Sinceramente, la possibilità di portare questa musica in giro e suonarla dal vivo al di fuori del solito circuito di locali. La rete e i concorsi dedicati ai cantautori permettono di far vivere questi progetti, ma riuscire a condividerli davanti a un pubblico reale, divertendosi e facendo divertire gli altri, è ancora oggi un traguardo tutt'altro che scontato.