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Massimo De Simone: «Tra tasti, synth e viaggi cosmici: la mia musica come antidoto alla bolla digitale»


Dall'infanzia vissuta al pianoforte – come un personalissimo parco giochi fatto di legno e martelletti – fino alle sonorità avvolgenti e stratificate di "Terrastronave", Massimo De Simone traccia una rotta artistica che unisce il rock classico dei Pink Floyd, la grande tradizione melodica italiana e il fascino visivo delle colonne sonore. In questa profonda chiacchierata con Cherry Press, il cantautore rivela la genesi di una grammatica musicale eclettica e profondamente umana, lanciando un chiaro messaggio etico: bucare la bolla dell'illusione virtuale per riscoprire l'empatia, difendere la capacità d'ascolto e ritrovare la verità tangibile che solo la musica dal vivo sa regalare.

Ciao Massimo, benvenuto sulle pagine di Cherry Press! Raccontaci un po’ di te e di quel filo conduttore che è iniziato quando, ancora bambino, hai scoperto il pianoforte: come si è trasformata nel tempo la tua grammatica musicale?
Da bambino il pianoforte era il mio personalissimo parco giochi, un'astronave fatta di legno e martelletti -Quel bambino curioso in fondo è rimasto lo stesso, ma la sua grammatica musicale si è decisamente ampliata.. Ho iniziato a far dialogare il calore classico del pianoforte con i circuiti dei synth, le drum machine e le atmosfere elettroniche e dilatate. Il filo conduttore è rimarrà sempre la  voglia instancabile di cercare connessioni. Ieri lo facevo suonando le prime melodie nel salotto di casa, oggi provo a farlo invitandovi tutti a bordo della mia Terrastronave.

La tua musica unisce il vigore del rock classico, la lezione melodica italiana e la magia delle colonne sonore per il cinema e il teatro. Quali sono gli artisti e i pilastri culturali che hanno influenzato maggiormente questo tuo stile così eclettico?
Immagina di prendere un gigantesco frullatore cosmico!
Per prima cosa ci butterei dentro le chitarre dei Pink Floyd e i viaggi siderali di David Bowie per darmi la giusta spinta rock. Poi aggiungerei un bel cucchiaio della poesia e delle visioni di Franco Battiato e Lucio Dalla, che sono le vere fondamenta del mio DNA italiano. Infine, spolvererei il tutto con la magia orchestrale di Ennio Morricone per dare ai brani quel respiro da "cinema per le orecchie". Un pizzico di Cocciante per i musical, un frammento di Bagliori per le capacità melodiche e testuali, una manciata di Renato Zero per la teatralità. Il risultato è questo mio personalissimo caos ordinato: un tentativo di far viaggiare la mente mentre si tengono i piedi ben piantati sul palco!

Se dovessi scegliere tre aggettivi esatti per definire la tua identità musicale e l'essenza di "Terrastronave", quali sarebbero?
Stratificata: richiede tempo, pazienza e immersione. 
Visionaria: lo sguardo è costantemente rivolto verso il cosmo e il cinema della mente. 
Umana: nonostante i sintetizzatori, i viaggi siderali e le atmosfere dilatate, il nucleo gravitazionale di tutto resta l'uomo.

Nel videoclip del brano coesistono virtuale e tangibile, sublime e ridicolo. Quale messaggio etico, umano e sociale vuoi comunicare e diffondere attraverso questo nuovo progetto multimediale?
Il contrasto nel videoclip è lo specchio esatto della nostra epoca: ci lasciamo distrarre dal gelo e dalle illusioni del virtuale, dimenticandoci che stiamo partecipando a un viaggio cosmico sublime.
Il messaggio centrale del progetto è una chiamata al risveglio e all'empatia. L'invito è quello di bucare la bolla digitale che ci isola per riscoprire il calore della connessione umana reale. Solo ricordandoci che siamo tutti passeggeri e custodi della stessa immensa "creatura" vivente, potremo ridare un senso profondo al nostro stare insieme e smettere di viaggiare alla deriva.

Nel tuo cassetto c'è un sogno straordinario chiamato "Codici e Costellazioni", un'opera dove la voce umana dialoga in tempo reale con un algoritmo. Adesso è arrivato il momento di porti da solo una domanda: qual è il quesito che nessun giornalista ti ha mai fatto sulla tua musica – magari proprio sul confine tra scienza e anima – ma a cui avresti sempre voluto rispondere?
"Massimo, la musica può portare per mano l'uomo verso l'eternità?"
Ed ecco la risposta che darei.
Sì.
La sospensione del tempo: ci fa entrare in una bolla dove passato, presente e futuro convivono in un unico istante assoluto.
L'hacking della percezione: il suono può forzare il "sistema operativo" umano aprendo una breccia nei filtri della nostra mente razionale, permettendoci di intravedere tutto ciò a cui normalmente siamo ciechi.
La trasmissione dell'anima: la vibrazione che la musica che ha generato continua a viaggiare nello spazio, fondendosi con l'universo e preparandoci alla scoperta di nuove forme d'amore.

Per concludere, tu che usi i social come un ponte per portare le persone verso la verità tangibile del palcoscenico, quale messaggio vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press che cercano ancora una "rara sensibilità emotiva" nella musica di oggi?
Ai lettori di Cherry Press voglio dire prima di tutto una cosa: non smettete di cercare, perché la bellezza e la profondità non sono affatto scomparse. Si sono solo nascoste un po' più in profondità, sotto il rumore di fondo della nostra epoca iper-connessa.
Oggi i social network sono uno strumento potente, ma dobbiamo ricordarci che sono solo una mappa, non il territorio.
La verità tangibile risiede solo e soltanto sul palcoscenico. Lì non esiste il tasto "skip", non ci sono filtri o algoritmi a decidere cosa dobbiamo provare. 
Se cercate ancora quella "rara sensibilità emotiva", i miei consigli sono:
difendete la vostra attenzione: non accontentatevi dei primi cinque secondi di un brano;
esplorate le rotte non tracciate: andate oltre le playlist preconfezionate;
tornate a vivere i live: spegnete gli schermi e venite a sentire il suono che vibra dalle casse dei palchi.