Vivere lontano dal proprio Paese significa costruire una nuova quotidianità senza recidere completamente il legame con il luogo da cui si proviene. È da questa condizione che nasce “A METÀ (Fall in Between)”, il nuovo singolo di Sissy Castrogiovanni, un brano che racconta cosa significa sentirsi sospesi tra due mondi.
La canzone prende forma da un’esperienza personale dell’artista, ma si apre alle storie di chi ha scelto di trasferirsi altrove e ha scoperto una nuova idea di appartenenza. Nostalgia e scoperta, distanza e legami, ciò che si conquista e ciò che inevitabilmente si lascia indietro diventano così parti dello stesso racconto.
In questa intervista per Cherry Press, Sissy Castrogiovanni racconta la nascita di “A METÀ (Fall in Between)”, il primo pensiero trasformato in musica e quella sensazione di equilibrio tra luoghi diversi che ha dato origine al brano.
Nasce da un pensiero che si è tramutato subito in musica. Ricordo la stanza, il pianoforte, la luce della stanza, e quel sentirsi un’equilibrista, che cercava di non cadere. “A METÀ (Fall in Between)” nasce con la prima frase del testo: “Donna a metà, che non si sente intera ne di qua e ne di la, in equilibrio, tra due mondi paralleli equidistanti da un punto al centro del mare e del cuore.”
Infatti all’inizio il titolo era “Donna A Metà”.
Nel brano la storia passa attraverso una donna e un uomo. Perché hai scelto di non raccontarla soltanto dal tuo punto di vista?
Perchè negli anni mi sono ritrovata a condividere questo pensiero con tantissime persone che vivevano la mia stessa esperienza - e il sentimento è uguale per tutti, aldilà del gender o del paese di provenienza. Volevo raccontare la storia di donne di uomini che vivono la stessa condizione.
“A METÀ” mette insieme emozioni diverse: nostalgia e scoperta, distanza e appartenenza, felicità e perdita.
Ho cercato di riportare questo stato d’animo senza filtri. E la verità è che di solito é difficile da spiegare proprio per queste contraddizioni assolute che si porta dietro, da un lato ti da tantissimo, dall’altro ti toglie tantissimo e alla fine nonostante tutto, se potessi tornare indietro, rifaresti esattamente la stessa cosa. È il paradosso di chi lascia il proprio paese per mettersi in gioco.
Nasce sicuramente dalla mia storia, ma come dicevo prima anche dalla storia di tutti coloro che ho incontrato nel mio percorso e che vivono la stessa esperienza. Mi sono ritrovata spesso a parlare di queste cose anche con persone che magari non conoscevo bene, ci ritrovavamo non so a New York, o magari a Pechino, uno arrivava dall'Italia, l’altro dall’Argentina, ma quando si condivideva questo pensiero di colpo era come se ci fosse un linguaggio in codice che solo noi potevamo capire. Scoprivamo che in realtà venivamo dallo stesso paese “Ibrido” e stavamo viaggiando su un altro livello di coscienza. E quindi A METÀ nasce dalla stessa esperienza condivisa.
Mi chiedono spesso come sia vivere dall'altra parte del mondo, cosa provo, come mi sento quando torno... questa cosa crea molta curiosità. Tutti la vedono come una cosa bellissima, e lo è assolutamente. Ma c’è anche un rovescio della medaglia, difficile spesso da spiegare a chi non lo ha
provato, e ancora più difficile da capire.
Andare a vivere in un altro paese è fare un "patto con il diavolo”. Da un lato ti arricchisci di un'esperienza unica ed esponenziale che non avrai mai fin quando non esci dalla tua
città. Dall'altro fai i conti con il "non esserci" nel paese che hai lasciato.
Quando decidi di andare a vivere da un'altra parte del mondo non si torna più indietro, non fisicamente (quello si può) ma emotivamente e mentalmente. Diventi una persona diversa, ti
si aggiunge un layer più ampio attorno.
