Come dire che il vecchio sano pop rock made in Italy non è morto e penso proprio che mai morirà. Altra realtà che tiene duro contro la crisi delle chitarre elettriche in solo e degli amplificatori a valvole… giusto per giocare con delle metafore pungenti. Sono i siciliani 10 HP che tornano con un nuovo disco dal titolo “Mantide”. La vita: parla di questo il buon vecchio suon di chitarra, basso e batteria, parla di quella stagione italiana fatta di un rock che finiva sui diari di scuola, che suggellava a mori e rivoluzioni del corpo, di quel rock che cerca il bel riff, una melodia forte e una bella sensazione di pulito e di sincerità. Dunque contro tendenza contro l’indie pop immerso dentro i regimi della musica elettronica. Che sia un giro di boa? Perché a quanto pare non sono casi isolati… anzi. “Mantide” suona bene, con tutte quelle ingenuità che ci si aspetta e che di cuore perdoniamo senza far troppo i professori. Graffiante, dolce, romantico, aggressivo contro le maschere sociali.

Nuovo disco, nuovo viaggio… e io inizierei dal mare: un elemento che è assolutamente protagonista nella vostra scrittura o sbaglio?
Non sbagli assolutamente. In fondo siamo isolani, ma nessuno dei 3 vive in una città di mare e forse, per questo tendiamo a raccontarlo, a desiderarne gli spazi sconfinati e affascinanti, ma allo stesso tempo spaventosi. In “Figli della luna” il mare rappresenta la strada senza corsie per il viaggio intriso di precarietà di chi mette a rischio la propria vita e quella dei propri figli, l’unica via di fuga di chi è nato in mezzo al niente, di chi scappa dalla guerra o da una vita che non gli appartiene.
Ne “Il sogno di Ulisse” il mare diventa tanto pericoloso quanto affascinante, elemento fondamentale per il viaggio epico del suo protagonista, re e naufrago nello stesso tempo, mai stanco di conoscere e scoprire il mondo.

Perché la mantide? Così d’istinto non mi pare un ponte concettuale tra questo insetto e le tematiche del vostro rock…
Effettivamente a primo acchito sembra proprio l’unico titolo fuori tema. La mantide, insetto la cui femmina ha l’abitudine di divorare il compagno subito dopo l’accoppiamento, rappresenta metaforicamente il ruolo dominante all’interno di un rapporto di coppia malsano e basato sulla dipendenza. Abbiamo trovato affascinante intitolare così anche l’album perché l’inganno all’interno delle dinamiche comportamentali dell’essere umano ricorre spesso nelle nostre canzoni.
La mantide ci è apparsa simbolicamente perfetta per riassumere tutto ciò.

E sono sottili ma importanti i riferimenti ai migranti o sbaglio? E torna il mare…
Esattamente, “Figli della luna” racconta proprio questo.

Pop rock decisamente italiano. Eppure dal vostro rock arriva l’America e il pop inglese… ispirazioni?
È sempre difficile capire da dove vengono le influenze musicali che hanno ispirato il nostro sound.
Abbiamo gusti diversi in materia musicale, chi è legato più al grunge, chi al rock progressivo, chi al blues, però credo che i Police siano per tutti e 3 una grande fonte di ispirazione.

Bellissimo l’ultimo video. Stop motion… ce lo raccontate?
Per questo dobbiamo ringraziare Eleonora Lambo che ha realizzato il video.
Lasciandosi coinvolgere in prima persona, in quanto siciliana come noi, ma emigrata in Germania, ha colto profondamente il senso della canzone e ha aggiunto ulteriore significato con le sue immagini, creando una storia parallela dotata di una sua autonomia.
Ha coinvolto anche i bambini della scuola italo-tedesca di Amburgo, che da 20 anni accoglie i figli degli emigrati italiani in Germania, facendogli realizzare alcuni dei disegni.
Anche loro sono simbolicamente dei piccoli “figli della luna”, migranti di ogni tempo e luogo, tutti accomunati dalle incertezze di un viaggio che non si sa dove li porterà, ma senza perdere la speranza di poter dire ancora una volta “questa è casa mia”.

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Redazione