Giuseppe Lanno, cantautore ma soprattutto videomaker. Ed è da qui che parte l’analisi e l’ascolto di questo nuovo lavoro di tre soli singoli pubblicati a distanza di tempo e lanciati in rete da relativi videoclip. La scrittura di Lanno, liquida e gelatinosa, mai trasparente, piuttosto ricca di contaminazione e rimandi visionari. Melodie che raramente cercano la soluzione sfacciatamente popolare… ma soprattutto è interessante osservare il tema portante di ognuno, gli oggetti, i dettagli, il punto di vista che si muove dal tutto al particolare, che resta fermo, che osserva. Come in questa bellissima ultima prova in ordine di tempo: “La materia oscura”, quest’essenza che è non.materia, che è qualcosa che circonda ogni cosa, ognuno di noi, che esiste ma che al tempo stesso non si vede. E nel bellissimo video il concetto viene codificato come acqua… la vita di noi come nuotatori, l’incedere significa anche nuotare in questa materia oscura che è componente fondamentale perché ogni cosa accada. L’ascolto di Lanno è un’esperienza lirica di dettaglio.

Un terzo singolo. Cos’è per te la materia oscura? Penso abbia un'accezione più spirituale che scientifica…
Sì, chiaramente nel brano non c’è nessuna pretesa scientifica, ma la spiritualità ha un aspetto molto pratico su cui rifletto tanto. Provo un grande piacere quando un evento naturale, un’ipotesi cosmologia mi si configura come un suggerimento intimo. Non scopro certo la propensione dell’uomo verso il cielo nero della notte, altrimenti avrei girato Alien. Ma la materia oscura, quando ne ho sentito parlare, mi ha ricordato che le forze del cosmo, della nostra esperienza fisica, hanno un risvolto nella nostra esperienza emotiva. Come ti spieghi la voglia di respirare dai polmoni di un’altra persona? Come spieghi i moti di due masse emotive che si incontrano? Credo che sia la materia oscura delle nostre parole, un’ipotesi sentimentale così forte da giustificare i nostri movimenti.

Inevitabile non chiederti il rapporto che la tua forma canzone ha con i video. Di nuovo ti dico la mia: ho l’impressione che la tua espressione artistica sia un tutto nella forma canzone e video. Non penso sia lecito scindere le due cose… sbaglio?
In questa tua riflessione ci sono due aspetti che sono collegati tra loro in un modo che non sono sicuro di saper spiegare perfettamente. Penso che le due anime siano presenti in me dal momento che sono io a scrivere le canzoni e i video, ma in tutta onestà non sono operazioni simultanee. Per me la canzone deve esistere a prescindere, deve funzionare. Se la canzone avesse bisogno del video, anche se sono sempre io l’autore, probabilmente staremmo parlando di una brutta canzone. Per me è imprescindibile questo aspetto. Rimane vero che il video influenza il mio modo di procedere quando scrivo e quindi rientra nel mio modo di immaginare. Si può dire che ho trovato la mia ragione per fare musica nell’idea che questo mi possa spingere ancora di più a fare il regista.

E nello specifico trovo molto bella l’idea dell’acqua tra le persone… la materia oscura… che poi è trasparente… come nasce questo video?
Questo video nasce perché ero in piscina con la donna del video. Io ero fermo sul bordo mentre lei, da sola, si è inoltrata silenziosamente nel blu. Era protetta dai suoi pensieri, dalla sua forza personale e si muoveva, lentamente. Questa immagine di purezza e movimento, questo corpo immerso in uno spazio era mosso da qualcosa che io non potevo vedere, volevo sapere cosa pensasse e perché andasse in un verso e poi in un altro. In più il suo gesto non era quello di un nuotatore, non era atletico, era più naturale e non codificato. Guardare quel pianeta pieno di vita venire verso di me alla fine della sua nuotata primordiale mi ha fatto riflettere sui motivi invisibili delle persone. Ho capito che quello era il mio video.



E di tutti questi video è ricorrente il carattere di “lentezza”. Perché questa delicatissima attenzione verso il tempo in un’era in cui, soprattutto i video, sono repentini e veloci?
Non cerco di andare controcorrente, ho solo pensato che fosse la mia esigenza e quella della mia espressione creativa. Non è nemmeno una sfida al pubblico, è solo la mia risposta naturale alla riflessione che ho fatto. Passo molte ore a pensare, passo molte ore a osservare. Molte di queste non fanno frutti, alcune sì. Mi commuove il privilegio che ho nel poter assistere a qualcosa. Alcune cose hanno bisogno di tempo per manifestarsi, altre no. Il tempo è una questione fondamentale per me, il ritmo lo è ancora di più. La mia attenzione a questo aspetto non è una risposta alla conformità di prodotti veloci e fruibili, è una risposta a me stesso. E’ vero che la direzione è quella della velocità, ma nella mia libertà posso permettermi di andare nella direzione opposta se questo estende il significato delle mie canzoni.

A chiudere: come proseguirà questo lavoro?
Appena sarà possibile aggregarsi e tornare a incontrare la gente ci sono dei brani da registrare e concerti da fare. Naturalmente dei video da girare.
Condividi:

Redazione