RaiPlay rende omaggio al talento di Roberto Benigni, riproponendo i suoi primi spettacoli realizzati negli anni Settanta per la televisione. Giovane, vagamente surreale, in bianco e nero o a colori, Benigni iniziava il suo cammino che lo avrebbe portato fino alla vittoria del Premio Oscar. 

Il minestrone
La regia e l’interpretazione di Franco Citti, insieme alla presenza di Ninetto Davoli, fanno da anello di congiunzione tra la poetica di Pier Paolo Pasolini - che a suo tempo aveva valorizzato entrambi gli attori - e quella di Roberto Benigni. Realizzato nel 1981, il film venne in seguito suddiviso in tre parti ed è in questo formato che lo ripropone RaiPlay. A metà tra il road movie e la narrazione popolare, è la storia di tre picari abbandonati a sé stessi e tuttavia uniti dalla fame e dagli espedienti della povertà. Sarà un inaspettato Giorgio Gaber, qui nei panni improbabili di santone, a indicare il senso, o meglio il contro senso, della loro vita faticosa ma libera da ogni regola.   

Onda Libera
Con la complicità degli autori Giuseppe Bertolucci e Umberto Simonetta (e la presenza di cantanti di differente estrazione, dal Duo Fasano a un giovane e spiritoso Francesco Guccini) Benigni presenta l’inconsueto personaggio di Mario Cioni, un sottoproletario che dalla sua fattoria in Toscana riesce, più con la fantasia che con la tecnica, a intromettersi nei canali nazionali e a stravolgere così i palinsesti della Tv di Stato con la sua trasmissione bucolica e irriverente. L’attore toscano portò nel formale contesto televisivo di quegli anni -il programma andò in onda a cavallo tra il 1976 e il 1977- lo spirito beffardo del miglior teatro sperimentale, spiazzando letteralmente il pubblico tv degli anni Settanta. RaiPlay ripropone quello sconcerto ai suoi telespettatori.

Vita da Cioni
RaiPlay consente agli spettatori di rivedere tre puntate andate in onda su Rai2 nel 1978 e soprattutto di apprezzare l’approccio di un giovanissimo Benigni alle prese con la figura di Mario Cioni, suo alter ego in diverse produzioni degli anni Settanta. Con al fianco il sodale Carlo Monni e ispirato dal testo di Giuseppe Bertolucci e di Giancarlo Governi, autore assai noto al pubblico televisivo, l’istrionico attore esprime le sue attitudini di performer e fa confluire nei propri monologhi i ricordi di paese, i dubbi sulla vita moderna e sul suo apparente progresso, e più di ogni altra cosa il ricorrente desiderio di avere accanto una donna.   
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Redazione