Si intitola “Ci sentiamo poi” il nuovo disco di MODER che lancia in rete con un video che spezza le abitudini e le attese. “Non ne posso più” in effetti è un brano che stupisce visto quanto questo genere di mood sia sempre attento a non tradire lo stile ricco di tantissimi particolari che diventano legge e carattere, diventano un marchio di appartenenza, dal vestire fino al suono. Ed in effetti “Ci sentiamo poi” è un lavoro che ostenta qualche buon fuori pista ma sa farlo sempre con moltissima attenzione a non portarsi oltre una certa linea di confine. Dunque resta ben codificato e coerente col tutto… eccezion fatta per questo brano che davvero mescola le carte in gioco quasi con “irriverenza”. MODER conferma quindi la sua maturità e soprattutto il suo stile, coerenza nelle liriche e una forza di produzione che, ripeto, celebra il mondo rap ma sa anche come permettersi il fascino di qualche nuovo punto di vista. Balle anche le featuring tra le quali spicca di sicuro il nome di Murubutu. Si respira il cemento di strada e quella polvere notturna dei quartieri popolari. Ma si respira anche un sottile e prezioso finimento di canzone d’autore.

Rap e canzone d’autore. Penso che in questo disco tu stia cercando un punto d’incontro tra queste due facce… che ne pensi?
Sicuramente, sto cercando di far incontrare tutte le mie anime musicali, per raggiungere un equilibrio. La canzone d'autore è una parte fondamentale del mio percorso di ascoltatore.

Da più parti si parla del tempo come costrizione e schiavitù. In qualche modo le tue liriche cercano anche uno sconto su questo concetto… non è così?
L'arte ha la capacità di bloccare gli istanti di farli rivivere anche se distanti nel tempo e nello spazio, cerco di saldare sui dischi ciò che credo valga la pena di essere ricordato. Il tempo purtroppo però se ne sbatte e non fa sconti a nessuno.

Belle collaborazioni per questo lavoro… come sempre… pensi che in fondo resista sempre questa dimensione di collettivismo nel Rap (con tutte le sue declinazioni del caso)?
Indubbiamente il rap si basa sul confronto con te stesso, con gli altri, con il passato per ripensare il futuro. E' nel rap ragionare in maniera collettiva è necessario. Claver e Murubutu non potevano mancare in questo disco, li ringrazierò sempre.

“Ci sentiamo poi”… come mai questo titolo? A cosa ti riferisci di preciso?
Ha varie declinazioni. Suonare ti fa mettere in pausa molti rapporti "ci sentiamo poi" qui è un augurio a ritrovarsi presto, è anche un "ci sentiamo poi" adesso devo correre verso ciò che cerco, ha anche una declinazione più rappusa: ascolta il disco rapper ci sentiamo quando capisci.

Il singolo “Non ne posso più” esce totalmente dai registri e dai cliché del genere… in sintesi, anche parlando di tutto il disco, che direzione hai cercato, che suoni hai inseguito ma soprattutto che volevi ottenere dalla tua forma canzone?
Ho cercato di togliere il superfluo, cercavo "Le Canzoni" sono quelle che mi hanno salvato da piccolo. Nel rap esistono tic e nevrosi del genere non mi interessa più giocare a chi ha il cazzo più lungo, ho tenuto solo quello che sentivo parlasse ad altri livelli, quello che sentivo potesse aprire lo sterno, il cuore, lo stomaco. Io lavoro mescolando carezze e pugni, bene e male convivono di fronte a noi e non farli parlare entrambi è mentire.

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Redazione