Nuovo disco per Davide Geddo che pubblica un lavoro istintivo e “acido” per quando possa essere acida la parola ed il suono di un cantautore che ha ben evidenti le radici classiche della sua penna. Una voce libera di esprimersi e priva di quell’estetica che troppo spesso oggi è sinonimo di omologazione al cliché perfetto e intoccabile delle cose iper prodotte. Con “Fratelli” si torna alla radice della voce randagia, austera per alcuni istanti, espressiva… forse troppo in più momenti del disco… però voglio sottolineare questo particolare, qualcosa che mi colpisce fin dal primo ascolto e che non mi fa archiviare il tutto con un semplice disappunto di tonalità. Per il resto le canzoni pulite di Geddo sono anche la scusa preziosa di celebrare rapporti di collaborazione con tanti artisti come Federico Siriani, Alberto Visconti, Folco Orselli e tanti altri. Un disco che sento figlio di un bisogno di liberazione più che di una necessità di apparire…

Come non definire "Fratelli" un disco - a suo modo - sociale? I rapporti umani oggi sono il vero dilemma di tutto, non trovi?
I rapporti sono il vero elemento qualificante della nostra esistenza. L’umanità degli stessi è la misura della nostra capacità di vivere. Fratelli è un altro passo del mio percorso nella musica e nella sua funzione sociale. Funzione indispensabile ora che la pandemia ha frantumato la socialità e la socievolezza tra gli individui.

Scrivendo questo disco quante cose hai maturato, scoperto, riconsiderato dei rapporti?
Si tratta di una presa d’atto. Fratelli giunge dopo Alieni, un disco sulla mancanza di autenticità nei rapporti, di chiarezza, sulla difficoltà nel confronto. Fratelli ne rappresenta l’aspetto complementare e parla infatti della complicità, del riconoscersi, di quel tipo di somiglianza che presuppone una fratellanza. La presa d’atto sta nel rendersi conto, ora che sono dieci anni dal mio primo disco, di quanta strada ho fatto e quante persone prima a me sconosciute ora sono così importanti per il mio cammino e i miei progetti.

Che poi, soprattutto per i cantautori di oggi, sembra essere un tema importante quello della vita tra le persone… il quotidiano ha preso strane forme o sbaglio?
Negli ultimi anni non c’erano solo i fasci in piazza; per la strada c’erano anche i cantautori, soli, a volte anche bistrattati. Ma sono stati tra i pochi a portare empatia, pensiero e autenticità tra la gente nel quotidiano. Mentre tutti erano rintanati a fare i Youtuber o i salotti o a far finta di farsi piacere il rap italiano noi siamo rimasti da soli sulla strada. Non è stato facile ma è stato giusto ed istruttivo.

Cantautore oggi: cosa significa ancora per te questa parola?
Musica che si definisce per il rapporto con il suo autore. La connessione con un’individualità che a sua volte deve annullarsi nel capire gli altri e le loro relazioni. Quando vai a vedere un cantautore, vai a vedere una persona e la sua musica. Non vai a vedere rock, jazz o punk che, in questo unico caso, sono solo una sovrastruttura ma vai a vedere Dylan, piuttosto che De Gregori o Nicolò Fabi. Succede solo con la canzone d’autore. Non esiste il rock d’autore, il jazz d’autore o l’operetta d’autore. La strettissima relazione tra musica e autore è uno spettacolo che appartiene solo alla canzone d’autore. Naturalmente non sto parlando di autobiografismo ma di sensibilità e dimestichezza.

A chiudere: tante collaborazioni importanti. Forse il tuo disco più collettivo di altri. Come mai questa scelta?
Per me la musica è sempre stata anche collaborazione. Perché sono fiero di appartenere in qualche modo a questo gruppo di pirati moderni. Naturalmente oltre a questa mia indole in un album che si intitola Fratelli va da se che le collaborazioni dovevano essere importanti. Folco è un mio idolo fin dai tempi dell’università. Partivo apposta dalla Liguria per andare a vedere i suoi concerti. Alberto e Federico, due punti di riferimento. Due persone con cui quando parlo di musica e di vita mi intendo al volo. Fratelli direi. Roberta Carrieri oltre ad essere una delle performer italiane che apprezzo di più era perfetta per la canzone che ho scritto.



Condividi:

Redazione