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Alta Val Taro: un itinerario culturale nell’Emilia dell’Appennino Parmense


Dove i boschi si arrampicano sulle colline e l’Emilia lascia la pianura per risalire sull’Appennino Parmense, si svela un paesaggio culturale prezioso, che segue lo scorrere del fiume Taro, affluente di destra del Po. Eccoci in Alta Val Taro, il volto naturale di Visit Emilia (www.visitemilia.com), fatto di borghi che spuntano sulle alture, monumenti e opere d’arte di rinomata bellezza, musei che raccontano i passi della storia, antichi cammini come la Via degli Abati, percorsa dall’Abbazia di Bobbio fino a Roma, che da Bardi scende fino a Borgo Val di Taro, passando per la pieve di San Cristoforo, dove i recenti scavi archeologici hanno riportato alla vista antiche mura e sepolture.

Borgo Val di Taro (411 slm) può essere considerato il capoluogo dell’Alta Val Taro. Il suo centro storico appare come un museo open air. Una passeggiata su Via Nazionale rivela facciate, portali e cortili settecenteschi di antichi palazzi, come Palazzo Boveri, la cui facciata fu decorata in modo sfarzoso nel 1714, in occasione del passaggio della regina Elisabetta Farnese. Anche le chiese, quella romanica di San Domenico, e quella principale di San Antonino, tripudio barocco, meritano una visita.

Negli altri comuni dell’Alta Valtaro, ovvero Compiano, Bedonia e Tornolo, passa invece la “Via Marchesana” itinerario ricco di storia e cultura che attraversa quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria e Toscana. Un percorso affascinante da scoprire lentamente, tappa dopo tappa. La via deve il nome alla famiglia longobarda obertenga di Toscana dei Marchesi Malaspina. Scoprire questa Via, significa uscire dal percorso francigeno più riconosciuto per poi ricollegarsi, per immergersi in un contesto variegato che può offrire opportunità di diverse tipologie di turismo, da quello di carattere culturale a quello legato agli agriturismi e al turismo rurale, a quello enogastronomico, ambientale, religioso, sportivo e scolastico.

Altri 12 km di viaggio da Borgotaro, seguendo il corso del fiume Taro e si giunge a Compiano, che domina la valle con il suo imponente castello, meraviglia di un borgo medievale costellato di vicoletti e scorci romantici. È una delle mete imperdibili di questo territorio ricoperto di foreste e torrenti. Al suo interno si possono apprezzare le sale arredate dall’ultima proprietaria, la Marchesa Raimondi Gambarotta. Le visite guidate al Castello di Compiano ci sono tutti i weekend dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 18.00.

C’è un altro borgo che ha fatto la storia dell’Alta Val Taro: è Bedonia, raggiungibile percorrendo circa 7 minuti d’auto da Compiano. Ospita il Polo museale dell’Alta Val Taro, racchiuso nel Seminario Vescovile di Bedonia che occupa una superficie di 6mila mq (le visite si svolgono dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00, la domenica su prenotazione). Il suo nucleo più antico è la chiesa datata 1685, ma ciò che lo rende unico è la quantità dei suoi musei, dalla Biblioteca Antica (che conserva numerose Cinquecentine e altri libri antichi) alla pinacoteca (in cui spicca una tela di Ludovico Carracci), passando per il museo archeologico, legato ai ritrovamenti locali, il museo di storia naturale, ed anche un piccolo ma prezioso planetario. Una curiosità? Nella sua storia, a partire dal 1846, il Seminario Vescovile ha formato più di duemila studenti, di cui oltre seicento sono stati ordinati sacerdoti, altri vescovi e cardinali, tra cui il Segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli.

È il momento di rimettersi in viaggio e di percorrere altri 5 km per arrivare a Tornolo. È qui che si può conoscere in modo approfondito la storia di emigrazione che caratterizza la comunità dell’Alta Val Taro. Una storia da ripercorrere recandosi nel Museo dell’Emigrante di Tarsogno, una frazione di questa località, dove il fenomeno è stato più intenso. Attraverso documenti, foto e oggetti originali ci si immerge nella vita delle persone che in più fasi, tra l’Ottocento e il Novecento, partivano verso l’Inghilterra e gli Stati Uniti. E l’immaginazione corre tra le 300 fotografie, i tanti beni personali e simbolici, come una fisarmonica, alcune valigie di cartone, bauli con il corredo più bello, una cassetta porta oggetti contenente bottoni, lucido da scarpe, bottigliette di brillantina, ma anche abiti, cravatte e calze di seta. Desta curiosità poi uno specchio, che diviene la copertina di un album di immagini d’epoca proveniente dalla Francia. Non mancano video antichi che raccontano di momenti particolari della vita di Tarsogno (www.turismovaltaro.it).