Nuovo singolo per Cristiana Verardo che ci emoziona tantissimo con questa canzone dal titolo “Il tuo nome” arricchita anche da delicatissimo video che immortala una festa di famiglia in piena estate… e siamo negli anni ’90, sia dentro la pellicola che scorre sia dentro questo raffinato incantesimo tra jazz e parole d’autore. Un viaggio nei ricordi, un brano che plana dentro la nostalgia, un antidoto contro un futuro che genera soltanto distanze.

Reduce dal Premio “Bianca D’Aponte”. Io inizierei con il chiederti: quanto conta un premio? Questo annoso problema del “gareggiare” per l’arte e con l’arte… ha senso secondo te?
I premi, da sempre, sono un modo per riconoscere un valore, delle qualità. Per chi, invece, li ottiene, li vince, possono rappresentare uno riconoscimento degli sforzi fatti, uno stimolo per andare oltre se stessi, per lanciarsi delle nuove sfide. La cosa che bisogna fare dopo aver vinto un premio è dimenticarsene, perché mi chiederai? Perché crogiolarsi in una vittoria è un’attività sterile, poco fruttuosa. Bisogna dimenticarsene, riporlo nei cassetti dei bei ricordi e andare avanti, procedere, guardando a quello che si è fatto con uno sguardo lucido e analitico.

E ad una cantautrice come te non posso evitare di chiedere: quanto peso sociale ha ancora la musica italiana? Tu che sei anche stata in finale a “Musica contro le Mafie”… secondo te è un inutile rumore di sottofondo o la musica riesce ancora a smuovere coscienze? 
Una frase che mi piace spesso citare è “distinguere per non confondere” e a pronunciarla spesso è proprio Don Ciotti, il Presidente dell’Associazione “Libera”. Distinguere è fondamentale, è un approccio necessario quando si parla di musica. Esiste la musica creata come diversivo, con l’obiettivo esplicito di divertire, un sottofondo che ondeggia nelle nostre estati, nei momenti di svago. poI C’è la musica che diventa un linguaggio consapevole, come tutta l’arte, in fondo, potenzialmente è. Mezzo di denuncia, medium attraverso cui esprimere opinioni, visioni, riflessioni sul mondo che ci circonda. “Musica contro le mafie” è un importantissimo palcoscenico che dà spazio a questo tipo di musica, che si addossa la responsabilità sociale, che è, perché no, motore di cambiamento. E la musica credo sia la forma d’arte più efficace in questo senso.

A proposito di smuovere coscienze: questo brano sembra planare, come fosse una sosta da tanta battaglia. Un sensibilissimo volo a planare dentro i ricordi. Cosa ne pensi?
I ricordi sono un tempo e uno spazio dolcissimo in cui ci si può fare male, ma da cui ci si può far cullare. In molti demonizzano la nostalgia, questo pensare sopra le cose andate, addosso agli eventi che ci hanno fatto diventare quel che siamo ora. La nostalgia è un balsamo, il nostro modo per cucire insieme passato, presente e futuro. Questo brano è doloroso, ma necessario, nella misura in cui mi ha aiutata a rimettere in ordine i fatti, i sentimenti, i ricordi.

Se sei d’accordo con quanto sopra, allora dimmi: arriverà la tempesta? 
Le tempeste sono un evento naturale come lo è una giornata soleggiata, bisogna accettarle, anche queste sono necessarie per ridare equilibrio alla nostra vita. Sono scossoni, spesso ci ridestano da periodi di apatia, dall’abitudine di pensarci in un certo modo. Passano le tempeste e lasciano un territorio diverso intorno a noi, da esplorare di nuovo, in cui ritrovare il nostro spazio. Insomma, ci permettono di uscire dalle zone di comfort, e quelle sì che ci fanno ammalare.

Chi è oggi Cristiana Verardo? Quanto hanno contato i ricordi e il passato in quello che sei ora? Come artista intendo… come suoni, come ascolti, come musica scritta?
Io non sono Cristiana Verardo. Mi chiamo Cristiana Verardo, e sembra da folli, ma in realtà è un approccio sostanziale alla nostra vita. Io sono una persona che fa delle cose ora, che pensa delle cose, ora, ma mi lascio quel margine infinito di possibilità intorno. Potrei essere altro, potrei essere diversa, chissà, quel che guardo sono le evoluzioni, quelle quotidiane, piccole, infinitesimali, ma questa attenzione ai piccoli movimenti mi sembra la forma di rispetto più alta che posso dare a me stessa e al mondo che mi circonda.






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Redazione