Si intitola “Japan” il nuovo leggerissimo brano di LEON SETI. Leggerissimo che sa di volo a planare verso nuove destinazioni che sanno di evasione e di bellezza, in questa canzone che dedica alla madre. Ci si legge la fuga ma anche la rinascita dentro un lungometraggio visivo dove appunto la “vista” è una grande protagonista in questo bellissimo video ideato e diretto da Thomas Rebour, con la fotografia di Shaun Waldie. LEON SETI che sfoglia così pagine del grande pop inglese anni ’90, torna in scena forse anticipando un lavoro più esteso e che continua a confermare le grandi potenzialità di un artista in equilibrio creativo tra le grandi didattiche pop e le trasgressioni emancipate di nuove visioni, nuovi suoni, nuove forme canzone. 

Un nuovo brano che conferma il suono e la potenza visionaria di Leon Seti ma che in qualche modo ha quel respiro pop internazionale che magari mi lascia pensare al bel pop inglese anni ’90. Non è così?

In realtà stavo cercando di fare un incrocio tra un pop minimal moderno con dei synths anni 80, ma apprezzo molto gli anni 90 musicalmente quindi apprezzo molto il riferimento

Cos’è e cosa rappresenta per te “Japan”? Cosa c’è di orientale dentro questo titolo?

“Japan” rappresenta semplicemente la voglia di scappare mentalmente cercando rifugio dalla realtà. Per me il Giappone rappresenta l’inesplorato, semplicemente perchè io non ci sono mai stato. Il pezzo in sè, insieme alle visuals prodotte, non richiama lo stereotipo dell’orientalità perchè sarebbe stato di cattivo gusto.

Leggiamo che il brano è ispirato alla tua mamma… possiamo chiederti perché?

Le ho dedicato questa ode alla vista, ma preferisco non scendere nei dettagli.

C’è tanto di mondo inglese e di quel certo modo di concepire la scrittura dei brani elettro-pop. Almeno questo mi è sempre arrivato dalle tue pubblicazioni. Dunque hai lasciato il nostro bel paese definitivamente?

No, assolutamente. Non penso che la mia generazione possa vivere il mondo in modo così assoluto. O di qua o di là. Io ho sempre pensato di poter star bene ovunque, non ho una smania di ricercare radici o di piantarne altre. Diciamo che sono una persona tranquilla che vive nel momento. Per quanto riguarda l’inglese per me è ormai una delle mie due lingue e mi trovo benissimo ad esprimermi così. Magari in futuro farò qualcosa in italiano…o giapponese.

Oppure i sono tracce evidenti della nostra musica dentro la tua produzione?

Non penso che la musica pop italiana sia un’avanguardia sonora al momento, quindi di sicuro non mi ispiro a quel mondo là. Purtroppo e per fortuna sono cresciuto musicalmente non ascoltando la radio in Italia. Certamente però alcuni artisti Italiani li ho ricercati negli anni e ce ne sono un sacco che mi hanno influenzato, per esempio Elisa e gli Iori’s Eyes.

Hai mai pensato a cantare in italiano? Certo molto meno musicale… 

L’italiano non è meno musicale, ha solo più parole lunghe e con molte consonanti, ma penso sia una lingua magnifica. 

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Redazione