È arrivato
“Serena”, il nuovo singolo di TACØMA, un brano che si distingue per la capacità
di unire elettronica e introspezione senza ricorrere a soluzioni prevedibili.
L’uscita conferma una fase di consolidamento del progetto, che sembra muoversi
sempre più verso una definizione chiara del proprio linguaggio.
L’impianto
sonoro della canzone si fonda su un equilibrio attentamente costruito. La base
ritmica procede in modo regolare, accompagnando l’ascolto senza creare tensioni
artificiali. I suoni sintetici, mai invadenti, costruiscono un’atmosfera
notturna che diventa lo spazio ideale per il racconto. Ogni scelta produttiva
appare funzionale alla narrazione, evitando eccessi o virtuosismi.
Il testo
di “Serena” si concentra su un’idea di amore quotidiano, lontano da
rappresentazioni idealizzate. TACØMA racconta una relazione come luogo di
stabilità, in cui il sentimento si manifesta nella continuità e nella presenza.
La scrittura è diretta, priva di filtri, capace di suggerire più che di
spiegare. Questo approccio favorisce un ascolto partecipato, in cui
l’esperienza personale dell’ascoltatore diventa parte del brano.
La
componente vocale segue la stessa linea di essenzialità. L’interpretazione
resta controllata, integrandosi perfettamente con l’arrangiamento. I sample
vocali, usati come elementi di supporto, ampliano la dimensione emotiva senza
modificare l’equilibrio complessivo.
“Serena”
non cerca scorciatoie. È una canzone che si costruisce nel tempo e che trova la
propria forza nella coerenza. Rappresenta un passaggio importante per
comprendere la direzione intrapresa da TACØMA, sia sul piano artistico sia su
quello espressivo.
In Serena il racconto è estremamente quotidiano, privo di
artifici narrativi: quanto è stato difficile esporsi in modo così diretto?
È stato
difficile soprattutto resistere alla tentazione di “abbellire”. Esporsi in modo
diretto significa accettare anche la semplicità, e non sempre è facile fidarsi
di una scrittura così nuda.
Il brano è attraversato da una sensualità discreta, mai
esplicita: come si costruisce questo equilibrio senza cadere nella retorica?
Lasciando
spazio ai non detti. Ho cercato un linguaggio che suggerisse senza spiegare,
che lasciasse margine all’immaginazione.
Dal punto di vista musicale, il riferimento a estetiche come
quelle di Daft Punk e The Weeknd è percepibile ma mai dichiarato: come si
gestisce l’influenza senza rinunciare all’originalità?
Accettando
che le influenze devono esserci, ma senza metterle al centro. Quando lavori su
ciò che vuoi raccontare davvero le influenze diventano strumenti per creare il
tuo universo sonoro.
Il concetto di “presenza dell’altro” come elemento stabilizzante
è centrale: pensi che oggi la musica pop ed elettronica parli abbastanza di
relazioni mature?
Credo che
se ne parli ancora poco perché è meno spettacolare ma è un terreno emotivo
molto ricco e sentivo il bisogno di esplorarlo senza ironia o cinismo.
Rispetto a Amore Immenso, Serena sembra abbassare ulteriormente
il volume emotivo: è una scelta legata alla sequenza dei singoli o a
un’evoluzione naturale?
È
un’evoluzione naturale. Racconta un momento successivo, in cui le emozioni non
sono meno intense ma solo più stabili.
Che tipo di reazione ti aspetti da chi ascolta questo brano in
solitudine, magari di notte?
Mi
piacerebbe che si sentisse accompagnato, non colpito. Se Serena riesce a
restare accanto a qualcuno per qualche minuto, per me ha già fatto il suo
lavoro.