"Non mi andava di fare una canzone post-lockdown, dove si cavalcasse queste tematiche a tutti i costi". Inizia così la nostra  chiacchierata con la cantautrice e conduttrice televisiva e radiofonica, Silvia Salemi, in merito al suo nuovo progetto musicale "Chagall". 

"In Chagall c'è una forte componente di negazione della banalità", spiega Silvia, poi continua: "La semplicità è tutto per me. Diciamo che in questi anni l'ho cercata e inseguita". 

In un periodo non tanto facile per l'arte, Silvia e Chagall, come si sono incontrati, dando così vita a un brano semplice ma complesso? 
Usciamo da un periodo non facilissimo, dove la bellezza, il sogno e la sfera dell'arte sono stati un po' offuscati a causa di tutte le problematiche che noi tutti conosciamo. Non mi andava però di fare una canzone post-lockdown e così un giorno ci siamo ritrovati (io e miei coautori), parlando di questo pittore che ci accomuna nei nostri gusti artistici e ci siamo messi a parlare della bellezza di questa pittura, di questo tratto e di questo colore irriconoscibile. Così una parola dietro l'altra nasceva questo brano inno alla semplicità, alla bellezza e all'amore. 

Un brano semplice all'apparenza ma che al suo interno ha un mondo complesso. 
Esatto. C'è una forte componente di negazione della banalità. L a semplicità è tutto per me. Oggi non è semplice viverla, perché è tutto artefatto, e ricoperto di orpelli. 

Una strada (quella della semplicità), come Filosofia di vita? 
In questi anni ho cercato di inseguire e di seguire questa semplicità e di farne una bandiera proprio perché sono sempre stata convinta che i vasi vuoti fanno un grande rumore. Pian piano ho iniziato a togliere, e guardarmi indietro. Un percorso iniziato già all'epoca di Sanremo in cui mi sono presentata sempre con look molto semplici e puliti. Anche il togliere era voluto. Volevo tirar fuori quello che è l'essenza della persona. 

Mi chiedevo e ti chiedo: chi è Silvia, mettendo da parte l'artista che noi tutti amiamo e stimiamo"? 
Una donna bambina. 

E se si potesse tornare indietro nel tempo cosa consiglieresti alla Silvia bambina? 
Di non aver paura di giocare, il tempo del gioco non deve finire mai. 

E alla donna che sarai in futuro? 
Gioca di più, torna a giocare, la dimensione del gioco è una dimensione di creazione. Se noi tutti giocassimo con quello che facciamo, ci prenderemmo molto meno sul serio e ci sarebbero meno scontri e sicuramente più armonia generale e individuale. 

Intervista a cura di Rosa Spampanato

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Redazione