“TERRA DEI FIORI” è il nuovo singolo di CARRESE. Il brano, scritto dalla stessa cantautrice insieme a Marta Venturini, Diego Calvetti e Cristiana Della Vecchia, segue “Effetto Speciale”, singolo segnalato da Spotify tra le uscite più interessanti del periodo in New Music Friday Italia.

CARRESE si racconta ai lettori di Cherry Press in questa intervista!

Ciao e benvenuta sulle pagine di Cherry Press! Come è nata la tua passione per la musica?
La mia passione per la musica è nata quando ero molto piccola e ascoltavo i dischi che metteva mio padre o miei fratelli più grandi. Sono cresciuta in mezzo a persone che amavano la musica quanto io la amo oggi ed è stato sicuramente più facile avvicinarmici. Ho iniziato a suonare la chitarra a 11 anni da autodidatta e successivamente cantare è venuto spontaneo, quasi come una cosa necessaria per sfogarmi e “venire fuori”.

Cosa rappresenta per te la musica?
Una compagna di viaggio. Viviamo in una società super comunicativa in cui paradossalmente è facile ritrovarsi soli. E la musica a volte può salvare la vita. 

Il tuo nuovo singolo si intitola “Terra dei fiori”. Come è nato? Di cosa parla?
La Campania è la mia terra. Mio padre è nato a Napoli e mia madre in provincia di Caserta, dove sono cresciuta insieme ai miei fratelli. Ho scritto “Terra dei fiori” durante il lockdown.
L’idea iniziale di scrivere qualcosa che parlasse della terra dei fuochi mi era venuta mesi prima seguendo le numerose inchieste giornalistiche dedicate al tema, poi ho elaborato uno spunto da cui partire con la mia produttrice Marta Venturini e infine l’ho scritta proprio durante i mesi di quarantena in cui ho avuto più tempo e calma per lavorarci. Fondamentali per la produzione finale del pezzo sono stati anche Cristiana Della Vecchia e Diego Calvetti, con cui, insieme a Marta Venturini, ho completato anche la stesura definitiva del testo. Per scrivere questo pezzo ho pensato alla forza di chi sceglie di restare sulla terra che lo ha cresciuto, combattendo ogni giorno contro atroci consapevolezze. Ho pensato a chi ha scoperto di essersi nutrito per anni di veleni e di aver nutrito i propri figli allo stesso modo. 
E oggi continuo a guardarmi intorno, a seguire le inchieste e la “terra dei fuochi” esiste ancora ed è mortale. 
È terribile sentirsi soli davanti all’ingiustizia, pensare che nessuno ci voglia ascoltare, eppure è quello che succede ogni giorno.

Il videoclip ufficiale di “Terra dei fiori” vanta la regia di Paolo Furente. Ce ne vuoi parlare...
Il videoclip di “Terra dei fiori” è stato girato da Paolo Furente, che ho conosciuto pochi mesi fa in occasione delle riprese di un altro video. Abbiamo instaurato un rapporto stretto in poco tempo e oltre ad essere bravissimo nel suo lavoro è anche una delle persone più umili e simpatiche che io conosca. Ad aiutarlo nella regia, la mia amica del cuore Elsa Campini che è anche una grande fotografa. 
Il video di Terra dei fiori è stato una lotta con il maltempo, lo abbiamo girato in due giorni e molte idee che avevo in mente proprio a causa del meteo non ho potuto girarle e questa cosa inizialmente mi ha fatto venire una certa “ansia”, poi quando l’ho visto finito, ho capito il grande lavoro che avevamo fatto. L’idea era quella di portare le persone in una piccola fetta della “terra dei fuochi”, non ho voluto rendere esplicito il paesaggio, ma appunto mostrarlo velatamente. A vestirmi è stata Serena Amico, anche lei conosciuta pochissimo tempo fa e a truccarmi Ilenia Tabacco, la piccola del team. 

 
Adesso è arrivato il momento per porti da sola una domanda che nessuno ti ha mai fatto… ma a cui avresti sempre voluto rispondere. 
Pensi di riuscire un giorno a vivere solo grazie alla musica? Lo spero, mentalmente ci lavoro tutti i giorni su questo mio desiderio. È dura farsi strada in questo ambiente, ma quando canto sento il fuoco dentro, sembra banale, ma è proprio così.

Per concludere, quale messaggio vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press?
Avere tanta tenacia per le proprie “battaglie” piccole o grandi che siano. Essere sempre vigili sui propri sogni. 

Intervista di Barbara Scardilli

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Redazione