Maria Teresa Mastrodonato, in arte Mitra, è cresciuta a Bitonto, piccola città in provincia di Bari. Ha iniziato a scrivere sin da quando aveva 15 anni, non come rapper ma come scrittrice… Scriveva lettere lunghe chilometri a sua mamma, ai suoi amici, professori e dirigenti scolastici… Poi, poco più che sedicenne, ha conosciuto una piccola donna, con cui ancora condivide la sua vita… E a lei dedicò la sua prima traccia, registrata in cameretta su un beat scaricato da youtube e un microfono di soli 10 euro del negozietto cinese dietro casa.

Maria Teresa non ha mai pubblicato nulla fino a 23 anni, ma ha scritto di ogni sua avventura o sensazione con passione e verità. Ogni strofa, ogni rima è basata sull’empatia verso la vita e la connessione della coscienza. Ogni testo è scritto per mantenere in vita un’anima che è sempre più difficile preservare nella società attuale.

Ha sempre viaggiato. La curiosità di “andare oltre le mura” non le ha mai concesso una dimora fissa. Quindi, per sua scelta, ha rallentato l’uscita di Mitra. Chi la conosce sa che non esiste pseudonimo migliore per rappresentare quella che è la sua persona. Ha dedicato al mondo arcaico il suo nome, perché la scrittura è una delle armi più antiche: trasmettere la verità in ogni sua canzone, questo è uno dei suoi obbiettivi.

MITRA si racconta ai lettori di Cherry Press in questa intervista!

Ciao Mitra e benvenuta sulle pagine di Cherry Press! Come è avvenuto il tuo incontro con la musica?
Ciao e grazie mille per l’Invito. Ho incontrato la musica verso i miei 16 anni. Non per forza era rap. Mi emozionava tutta la musica italiana, solo che il rap l’ho sentito subito mio.
Lo sfogo di chi non ha potuto o non è riuscito a sottostare alle regole del sistema e studiare. Sono “iperattiva” e il dover restare seduta ad ascoltare, immobile, lì, per ore, mi faceva impazzire. Quindi ho abbandonato le scuole senza mai abbandonare la scrittura e il rap è un modo rude e grezzo che permette ai poeti di strada di farsi ascoltare.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo stile?
Beh non sono molti gli artisti che mi hanno influenzato. Ma Kenya Arkana mi ha ispirato, Cranio Randagio, Murubutu, Rancore, Nitro e potrei continuare all’infinito.

Cosa rappresenta per te la musica?
È il mio sfogo. Nella musica incanalo tutta la mia energia, le mie paure le mie gioie... la mia rabbia. Ho imparato con la musica ad essere meno aggressiva, a farmi comprendere.

"Squotto il Mondo" è il tuo nuovo singolo. Cosa racconta questo brano?
Si parla di squat sempre in negativo. Ma non è cosi. “Squotto il mondo” rappresenta l’altro lato del movimento. Quello colorato e pieno d’arte. È un pezzo anche un po’ grezzo ed arrogante almeno per le mie strofe, perché l’instrumental è semplicemente magnifica.

Due aggettivi per descrivere "Squotto il Mondo".
Diretto e provocatorio

Come è nata la collaborazione con Doc Ketamer?
È nata cosi, spontanea e diretta. Senza compromessi. Ci siamo trovati bene sin da subito
E sono davvero felice di averlo incontrato

Per concludere, quale messaggio vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press?
Restate connessi perchè presto usciranno nuove tracce! 
A presto Mitra

Intervista di Barbara Scardilli


Condividi:

Redazione