“La mia generazione”  è il nuovo singolo della band reatina MATTIA CAROLI & I FIORI DEL MALE. Il brano, prodotto da Leo Pari e il primo in italiano, anticipa l’EP “Come non fossi qui”, di prossima uscita.

La band dedica il singolo e il videoclip alla memoria di Giacomo Verde, regista del video e pioniere della videoarte italiana che è venuto a mancare lo scorso maggio dopo una lunga malattia. 

L'INTERVISTA

Iniziamo un po’ dal principio: come ha avuto inizio il progetto Mattia Caroli & I Fiori del Male?
Mattia Caroli & I Fiori del Male nasce nell’estate del 2015 a seguito dell’uscita del nostro primo EP Every Giro Day. Il progetto nasce da un’amicizia ormai decennale e da una passione condivisa: la musica.
I brani sono nati per mano del nostro chitarrista e cantante Mattia ed in seguito arrangiati durante le prove con il gruppo al completo, così è nato anche il nostro primo album Fall From Grace, co-prodotto dallo studio romano LRS Factory e distribuito dall’etichetta tedesca Timezone Records.

Come siete cambiati dal vostro esordio ad oggi?
Sono passati alcuni anni dalla formazione della band e sicuramente siamo cresciuti e maturati molto, soprattutto grazie all’esperienza dei molti tour in giro per l’Europa che ci hanno dato un’occasione in più per viaggiare e confrontarci con altre culture.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il vostro stile?
Molte sono le influenze musicali e gli artisti che hanno influenzato la nostra musica, possiamo citare ad esempio Nick Drake per quanto riguarda l’utilizzo della chitarra o Syd Barrett per la voce, senza dimenticare le sonorità indie dei The Libertines con Pete Doherty. Punti di riferimento inoltre sono senz’altro i Pink Floyd o i The Doors.

“La mia generazione” è il vostro nuovo singolo. Perché questo titolo e quale messaggio volete comunicare con questo brano?
La mia generazione racconta di come televisione e social abbiamo appiattito e distorto sentimenti ed emozioni le quali diventano, appunto, fatte di televisione con la conseguenza che le nuove generazioni dimenticano amore e poesia. Da questa “terra desolata” emerge una Roma vissuta e usurata tra ricordi d’amore e sofferenze: gli sguardi spenti volgono al passato, dove ci si perde in storie di sesso ed amore e nella metropolitana non regna che l’indifferenza. Chi non si arrende, chi non vuole bruciare, sono due amanti che si baciano nel traffico fuggendo dall’individualismo metropolitano.

A chi dedicate il singolo?
Lo dedichiamo alla memoria di Giacomo Verde.
Per tutti coloro che non lo conoscessero ancora, Verde è stato un pioniere della video arte il quale ha esteso il fare artistico ad un’esplorazione insubordinata e irriverente della tecnologia, ad un attivismo sociale, civile e politico. Se n’è andato il 2 maggio, a Lucca.
Seguivamo Giacomo da molto e ci affascinavano le sue ricerche e sperimentazioni sulle possibilità della videoarte e il suo attivismo sociale.
Quando eravamo a Berlino in tour ci è piaciuta molto l’immagine di una videoinstallazione: una tv in cui passava un gran quantitativo d’immagini televisive, dagli anni ’60 a oggi. Quest’idea di flusso televisivo ci è sembrata perfetta per La mia generazione. Quando entra il ritornello, invece, c’è una Roma raccontata da sovrapposizioni d’immagini di posti meravigliosi che fanno girare la testa.

Dal 2017 al 2020 vi esibite in 300 concerti, suddivisi in quattordici lunghi tour che hanno toccato le maggiori capitali europee da Parigi a Berlino, da Londra a Monaco. Se doveste descrivere cosa vi hanno lasciato queste esperienze, come potreste riassumerle?
Senz’altro sono state esperienze che ci hanno formato molto, sia a livello umano che professionale. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere molte persone con le quali ci siamo confrontati, spettatori, o altri artisti, dai quali successivamente, in più casi, sono nate collaborazioni ed amicizie.
Credo che questo senso di condivisione sia il lascito più importante di questi anni di tour.

Parlando sempre di concerti. Che atmosfera si respira durante i vostri live?
I nostri live si articolano tra sonorità e dinamiche varie, spaziamo dal folk al rock, dal blues e jazz all’elettronica.
Molto è influenzato anche dal contesto in cui ci esibiamo, dai grandi palchi di piazza, a locali, case private fino al busking di strada. A seconda di ciò, solitamente, abbiamo diverse formazioni: dal trio acustico con chitarra/voce, tromba, e percussioni fino al gruppo al completo con batteria, basso e sezione fiati.

Per concludere, quale messaggio volete lanciare ai lettori di Cherry Press...
Questo è un momento molto difficile per la musica e per il mondo delle arti e dello spettacolo in generale, in quanto questa crisi pandemica dovuta al COVID19 ha messo a dura prova gli artisti e l’intera filiera musicale. In questo contesto crediamo che il supporto del pubblico sia necessario, per questo invitiamo gli ascoltatori a seguirci in tutte le nostre piattaforme digitali e a condividere la nostra musica.
Non possiamo che augurarci di tornare presto sui palchi e sulle strade a cantare insieme ai nostri fan.

Intervista a cura di Barbara Scardilli



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Redazione