Abbiamo intervistato Alessandra Parentela e Michela Longo, autrici del libro “Un viaggio chiamato psicoterapia”, vincitore del premio “Miglior Opera Prima” al Festival della Cultura di Catania Etnabook 2020.

Ma lasciamo che siano le loro parole a raccontarci qualcosa in più.

Ecco la nostra intervista

Perchè nasce “Un viaggio chiamato psicoterapia”?
Questo libro trae la sua origine dalla relazione profonda ed unica tra terapeuta e paziente. L'idea del libro nasce in modo molto naturale perché rappresenta l'unione perfetta di due intenti complementari: da una parte l'obiettivo di Alessandra di scrivere un libro innovativo sulla psicoterapia, dall'altra il tentativo di una paziente tra le più difficili che lei abbia avuto di comprendere a fondo il percorso psicoterapeutico attraverso la scrittura di dettagliati resoconti di ogni seduta. 
E un giorno ci siamo dette che avevamo tutti gli ingredienti per poter scrivere un libro insieme. 

Perché iniziare una psicoterapia?
Io posso naturalmente parlare soltanto della mia esperienza e posso dire che l’esigenza di rivolgermi ad uno psicoterapeuta mi è nata in seguito ad una perdita molto sofferta. Come scrivo anche nel libro, mia nonna rappresentava per me un punto di riferimento molto importante e dopo la sua morte, il dolore mi ha fatto perdere la bussola. Mi sono persa e non riuscivo più ad essere la Miki di prima. Ho tenuto nel portafoglio il numero di Alessandra per più di un anno, poi alla fine mi sono decisa, quando sentivo che il mio malessere stava diventando insostenibile. La scelta non è stata mia, in verità. Non conoscendo nessuno nell’ambito della psicoterapia mi sono rivolta al mio medico di base che mi diede questo famigerato numero di telefono. Devo dire che conoscere Alessandra è stato uno degli eventi più fortunati della mia vita. 

Michela: Consiglieresti ad altri un percorso di psicoterapia?
Assolutamente sì! Penso che senza la psicoterapia non sarei come mi sento oggi. Ecco perchè anche nel libro parlo di “dono” riferendomi al fatto di essermi regalata l’opportunità di diventare ciò che sono. È stato un viaggio difficile ma altrettanto bello, visto anche il risultato positivo che ha portato per la mia vita. 

Michela: Avevi paura, quando hai deciso di intraprendere la terapia?
Il “chiedere aiuto” non lo ho mai vissuto come un problema, se non fosse che non riuscivo a vedere realmente l’aiuto che Alessandra mi stava offrendo. Infatti inizialmente, come si legge nel libro, il mio approccio è stato dei più sbagliati. 
Cito “All’inizio di questo percorso mi comportavo come una scolaretta che fa i suoi compiti, in attesa di avere gli esercizi giusti dal maestro. Ero davvero convinta che la terapia fosse un insieme di esercizi da attuare”, ma ben presto mi accorsi che non funzionava così. Le cose hanno iniziato a migliorare soltanto quando sono riuscita a fidarmi di Alessandra e si è creata una relazione terapeuta-paziente solida e basata sulla fiducia. Ma vi assicuro che mi ci è voluto molto tempo e soprattutto pazienza da parte di Alessandra.

Si è creata subito tra di voi l'alleanza terapeutica?
Non proprio. Anzi la costruzione della relazione terapeuta-paziente è stata forse la parte più complicata della terapia. Io, Miki, non riuscivo davvero a fidarmi di Alessandra, che dal canto suo, ad un certo punto aveva quasi esaurito tutte le risorse e le tecniche a sua disposizione. Ma alla fine è riuscita a conquistare Miki e da quel momento la terapia ha iniziato a dare i suoi frutti. 

Perchè ancora oggi l’idea di intraprendere un percorso di supporto o di psicoterapia sono oggetto di pregiudizi?
C’è ancora molto pregiudizio nei confronti della psicoterapia perchè la nostra cultura considera la persona che soffre a livello psicologico come una persona inadeguata. 

Per concludere, quale messaggio volete lanciare ai nostri lettori?
Il nostro obiettivo è di voler accostare le persone alla psicoterapia, addentrandole in un vero percorso in cui potersi immedesimare, sminuendo quell’alone di vergogna e mistero che ancora c’è dietro al bisogno di rivolgersi allo psicoterapeuta. Chi va dallo psicoterapeuta ha problemi come li hanno tutti. La differenza con chi non ci va è che chi inizia un percorso terapeutico si mette realmente in gioco e vuole iniziare a risolverli. 
È un libro che parla di esistenza e si interroga sul senso della vita. Il messaggio più forte che vuole dare è come sia nelle relazioni umane che si trova la risoluzione di qualsiasi conflitto, perché è nella condivisione che si trova la felicità.

“UN VIAGGIO CHIAMATO PSICOTERAPIA”
DISPONIBILE IN LIBRERIA E NEGLI STORE DIGITALI




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Redazione