“Il cielo sopra Bellini” (Algra Editore) è la prima raccolta di racconti brevi di Salvatore Giglio, con la prefazione di Alessandro Russo.

Il libro, che racconta di Catania e delle sue contraddizioni, è un viaggio che parte dal cuore della città etnea, Piazza Duomo e si dirige con orgoglio a conoscere meglio la sua identità. Passa al setaccio l’ex salotto buono dell’ex Milano del sud, ascolta rumori che nessuno ode e vede ciò che altri non vedono. Osserva un fazzoletto di terra fatato e accarezzato dal sole e dalle onde, scorge l’opulenza barocca su una pietra lavica nera ma rossazzurra nelle viscere.

L'INTERVISTA

Salvatore parlaci del tuo amore per la scrittura: come e quando hai deciso di diventare scrittore?
Da bambino una fastidiosa balbuzie limitava notevolmente le mie volontà espressive.
Così preferivo scrivere per comunicare, per limitare l'umiliazione e l'imbarazzo altrui; le interrogazioni a scuola le sostenevo spesso con domande scritte per non essere penalizzato ed esprimere i contenuti che conoscevo ma che non avrei potuto esprimere completamente con l'eloquio.
Piano piano la necessità si è trasformata in passione.


Quali scrittori hanno ispirato il tuo percorso?
Il mio percorso di lettore inizia da giovanissimo, quindi come potete immaginare sono tantissimi gli autori che ho avuto la fortuna di conoscere.
Ma quello che mi viene in mente immediatamente e senza dubbio alcuno è Gabriel Garcia Marquez; leggerlo è stato uno stordimento, una rivoluzione, un'eccezionale scoperta sia nei contenuti che nella tecnica di scrittura.


Come è nata l'idea di scrivere “Il cielo sopra Bellini”? E perché?
“Il cielo sopra Bellini” è un percorso iniziato inconsapevolmente una decina d'anni fa, forse anche di più.
Mi piaceva passeggiare per la mia città, infilarmi nei vicoli e osservare la gente comune, i palazzi all'imbrunire, i parchi popolati da anziani che giocavano a carte e ragazzini che organizzavano agguerrite partite di calcio.
E scrivevo, immortalavo quegli attimi come se avessi una macchina fotografica.
Col tempo mi sono reso conto di aver realizzato una raccolta di istantanee che raccontavano la città in una maniera originale, con uno stile narrativo che a volte può considerarsi prosa e a volte poesia.
Così ho deciso di dare vita a questa raccolta, una “guida turistica” particolare di Catania, che mostra lo spirito della città a qualunque anima sensibile disposta a cogliere questi aspetti.




Se dovessi utilizzare due aggettivi per definire “Il cielo sopra Bellini”, quali useresti?
Originale, innovativo.

Infine, un consiglio letterario da parte tua. Quali libri da leggere almeno una volta nella vita?
Non posso che dire “L'amore ai tempi del colera” di Marquez.
Ancora oggi mi capita di riprenderlo per leggerne dei passi e riconciliarmi con la vita.
Poi un libro di versi: “Le ceneri di Gramsci” di Pier Paolo Pasolini; spesso lo tengo nel borsello e quando passeggio per Catania mi fermo in una panchina per rileggerne qualche passo.
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Redazione