Disco d’esordio per Azzurra Buccoliero, in arte Nebüla, che ci propone questo lavoro di un rock onirico in un certo qual modo, polveroso come spesso indicato dalla critica, un pop d’autore sensibilissimo ma ricco di derive altre nei suoni assai roots e poco aderenti ad un cliché indie-pop digitale a cui siamo abituati. Le nuove voci sempre più spesso sperimentano strade “popolari” alla ricerca di radici fuori dal sound metropolitano… e questo disco dal titolo “Supernovae” diviene anche in questo senso una rinascita oltre che figlio del tempo che stiamo vivendo.

Riferimenti decisamente “stellari”… perché?
Sono appassionata di astronomia, e poi una nebulosa mi rappresenta nello stato mentale attuale. 

Che poi sia il suono che le immagini a corredo di questo disco si slegano molto da questo concetto… non trovi?
Non direi sostanzialmente ho usato una metafora per spiegare una rinascita un esigenza musicale nuova ma che non abbandona le mie origini rock & folk blues;

Ecco, pensando ad un concetto che leghi le visioni ai suoni, trovo che questo sia un disco assai legato alla terra degli uomini, al popolo quotidiano, alle periferie… cosa ne pensi?
Certamente! Legato alla nostra umanità, in esseri finiti e non invincibili;

C’è tanta nostalgie del passato se non sbaglio, o almeno così mi arriva. C’è quel senso di di libertà che avevamo da bambini… vero?
C’è il senso di incoscienza e una fiamma che non dovrebbe spegnersi mai dentro di noi e che io cerco di tenere viva anche dentro di me,  

E a proposito di sonorità nostalgiche vorrei puntare l’attenzione su “Matador”, forse un momento fortemente sociale del disco. Da cosa nasce l’esigenza di un tema così delicato?
Ho pensato al tipo di educazione che io stessa ho ricevuto da un padre maschilista, e che in Italia ha permesso di non tutelare le violenze effettive subite per anni dalle donne, e ho espresso il concetto così con un matador che infine uccide il toro , una donna che una volta morta torna alla libertà, e lui forse non verrà mai punito per questo,  anzi qualcuno dirà “hey quella se l'è cercata “ . 

A chiudere, questo disco è figlio del tuo bisogno di libertà espressiva. Musicalmente parlando, sei nata tra le trame di tanti generi e di tante derive. Oggi approdi al tuo primo disco solista. Come senti questa evoluzione? E quanto c’è ancora di “collettivo” dentro un disco solista come “Supernovae”?
Una band è sempre un collettivo però qui avendo scritto tutto l'arrangiamento da sola ho focalizzato più sul senso finale del pezzo , sicuramente col tempo insieme ai miei musicisti potrebbero nascere brani più collettivi chiaramente.

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Redazione