Dal 2005 a oggi Serena Altavilla, cantante e songwriter, si è fatta conoscere nel panorama alt-rock indipendente come frontwoman dei Blue Willa – prodotti da Carla Bozulich, in precedenza noti come Baby Blue – e successivamente dei Solki. Con entrambe le formazioni ha pubblicato vari dischi e ha macinato tantissime date live, sia in Italia che all’estero. Nel suo background coesistono il punk, la tradizione popolare e le musiche d’avanguardia. Il suo eclettismo, le sue capacità performative affinate nel corso delle parallele esperienze teatrali e la sua duttilità vocale l’hanno portata a collaborare nel corso degli anni, in studio e dal vivo, con Calibro 35, Mariposa, La Band del Brasiliano, Tundra Orbit e Il Complesso di Tadà, tra gli altri. Adesso inizia il suo percorso da solista inaugurato dal brano “Epidermide” (Blackcandy Produzioni) che anticipa l’album in uscita ad aprile 

L'INTERVISTA

In cosa pensi di essere cambiata rispetto all’esperienza con i Blue Willa?
Mi sono sentita al centro di me, sola con me e per quanto inizialmente mi spaventasse, rimanere senza una band mi ha costretta a prendermi la responsabilità dei miei desideri e istinti, ho imparato forse a giudicarmi leggermente meno.

Hai curato le tue abilità canore in una scuola di canto oppure hai sempre fatto tutto da autodidatta?
Ho sempre cantato come una voglia a cui non resisto, appena ho potuto ho preso delle lezioni private e ho avuto molta fortuna perché ho sempre avuto ottime insegnanti, ciascuna mi ha lasciato qualcosa di speciale.

Altri interessi oltre alla musica?
Non c’è un’altra passione come la musica nella mia vita, ma amo i gatti, andare nei musei e al cinema, mi piacciono i negozi di scarpe!

Se Serena Altavilla non fosse diventata una cantante, che percorso avrebbe intrapreso nella propria vita?
Sono affascinata dalle botteghe dei barbieri fin  da piccola, ero ipnotizzata da schiuma e rasoio,  guardavo sempre il mio babbo farsi la barba, mi piace il suono, l’odore, tutto! quindi La barbiera.

Condividi:

Redazione