E dai suoi fortissimi ascolti radicati nel basso di Peter Hook, fra tanti, all’indie pop stile anni ’80 di periferie adolescenziali. Il ponte di comunicazione è presto fatto se a guidar la penna c’è un artista come Stefanelli che ha esperienza e mente aperta per oltrepassare le etichette e le convenzioni… e poi dimostra bene anche di saperci giocare, di saperle rispettare, di saperci fare di conto. “No Coffee” è un disco così, di suoni digitali, di liriche “pandemiche”, di scenari scuri spesso decantati con uno “slow incalzante ma non troppo” (cit.) che fa sembrare sempre che sia Domenica. Perché in fondo questo disco nasce in un tempo in cui, chiusi sempre a casa, come quando non si va a scuola ma neanche a lavorare, come quando, nello standard della vita comune, arriva Domenica.

Pandemia e musica. Una combinazione che ha dato mille risultati diversi. Parlaci della tua pandemia… e della tua musica. Come l’hai vissuta?
È stato il momento in cui ho preso tempo. Per la prima volta dopo molto tempo sono riuscito a fermarmi e a dedicarmi alle cose mie, anche giocare a PlayStation sedici ore di seguito come facevo a 11 anni. 
Da lì ho poi ricominciato a suonare e a registrare quelle che ancora non sapevo sarebbero diventate le canzoni del mio primo disco solista.

E qui arriviamo al titolo del disco vero?
Esattamente. Era tutto rallentato attorno a me e quindi ho deciso di concedermi anche un’astinenza da caffeina. Sono stati una decina di giorni molto difficili.

Secondo te, fermarsi a riflettere nel silenzio di mille cose, quanto ha pesato sulla scoperta di nuove cose e quanto ci ha ancorato al passato di quel che eravamo?
Credo che non dipenda mai dai fatti in sè stessi quanto più dal modo di reagire agli avvenimenti che ci segna e lo farà per sempre. Si scoprono nuove cose e nuove cose soprattutto del passato, a cui non ci si può mai ancorare perchè è tutto perennemente nuovo.

La produzione di questo disco? Smart Working come si dice di solito?
Becero Smart Working con l'ausilio di tecnologia molto obsoleta.
Registrato su cassetta con il basso, una vecchia drum machine e la mitica juno. 


Parliamo della copertina. Posso dirti che non somiglia affatto al disco che suona? E la cosa mi piace assai…
Per qualsiasi tipo di lamentela potete rivolgervi a Michele Feniello che ne ha curato la progettazione grafica.
La stima che nutro per lui è enorme e poter contare sul suo contributo artistico per questo disco è per me motivo di grande vanto.

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Redazione