Ormai vive a Tenerife la bellissima Federica Pacela, ormai il mondo dei social l’ha incoronata come spesso accade a chi sa far bella mostra di un corpo statuario senza mai scadere in facili volgarità ma sfoggiando sempre un’eleganza seduttiva e ben misurata in ogni dettaglio. Ma ora non è di bellezza da mostrare in foto che parliamo: perché Federica Pacela pubblica finalmente il suo primo singolo decisamente figlio dell’estate e del cliché radiofonico come si conviene. Si intitola (ovviamente) “Vai col tanga” ed è libertà e semplicità, sono buone vibrazioni nella leggerezza delle tantissime cose che in questo tempo apocalittico ci hanno soffocato.

Da Instagram e Youtube a cantante. Il passo non è per niente scontato, vero?
In realtà non è un passo così raro nel settore (anzi…), ma per me è stato veramente un grande passo. Non sono una cantante e non avevo mai visto nemmeno di striscio una sala d’incisione. Ho avuto coraggio, e di più ne ha avuto la produzione. Per essere “Vai col tanga” solo un primo tentativo, siamo soddisfatti.  
 
Influencer e cantante: come ti vedi nei panni dell’una e dell’altra? Insomma, quale vestito scegli di indossare?
Mi vedo al momento meglio su Instagram, ma è naturale: posare davanti a una macchina fotografica o farmi un selfie per promuovere marchi, prodotti e servizi è il mio lavoro da qualche anno, mentre cantare “Vai col tanga” è stata, come ho detto, un’esperienza assolutamente nuova. 
Il “vestito” che scelgo di indossare? Mi piacerebbe – come per i vestiti veri – che fosse sempre diverso… ma si vedrà. Deciderò molto presto “cosa indossare da grande”, ma non sono preoccupata. Anzi: sono curiosissima. Posso muovermi in diverse direzioni e ho anche voglia di intraprendere, di avviare un’attività che non sia solo su internet. Lo avrei già fatto, se il covid non mi avesse fermata. Ora il momento non è dei più favorevoli, ma non mi muovo mai senza sapere dove andrò a parare, quindi… calma.   

Una domanda spigolosa: si parla tanto della strumentalizzazione del corpo, eppure spesso ricorriamo sfacciatamente a queste soluzioni. Come la vivi e che rapporto hai con l’argomento, visto che è il tuo pane quotidiano sul lavoro?
La domanda è spigolosa, ma non mi è mai stata posta e mi dà modo di spiegare alcune cose e senza peli sulla lingua. Quando mi sono trasferita a Tenerife posavo quasi sempre per aziende che producono costumi da bagno - “Vai col tanga” è un po’ il mio motto… - e a un certo punto una mia foto vestita, per quanto bella, patinata e raffinata (eh sì: ho centinaia di scatti veramente bellissimi e di grande eleganza, in archivio…) non otteneva nemmeno un ventesimo delle visualizzazioni che incassavano il mio sedere o il mio seno, tra l’altro dichiaratamente rifatto. Non mi sono sentita offesa, e poi non mi sono sentita offensiva quando ho pensato che ok, se così era…
Il mio senso del pudore è sempre stato molto particolare, la mia nudità e quella altrui non mi hanno mai turbata. A un certo punto ho scelto sfacciatamente, come tu dici, di seguire “la domanda”. Quella senza la quale si esaurisce l’offerta in poco tempo. È stato un compromesso? Parliamo chiaro, una buona volta: sì, ma difendo la mia scelta di un compromesso che non impone a nessuno di guardarmi né arreca danno ad anima viva.    
Guardare un corpo seminudo o nudo interessa a una quantità di persone inimmaginabile: perché? Chiediamocelo senza moralismi: cosa c’è di male? La censura abolirebbe il desiderio di guardare? No, lo esaspererebbe.  
Ti dirò: persino coloro che mi giudicano sono sul mio profilo Instagram per guardare. Poi magari prendono le distanze con l’insulto - che è reato, mentre spogliarsi non lo è – ma intanto guardano. Beh, non mi fregano: io non mi sogno nemmeno di seguire chi non mi piace o addirittura chi disprezzo. 
Un tempo si strumentalizzava solo il corpo femminile, infine, ma oggi non è più così. È vero invece che gli uomini che si mostrano nudi non pagano il prezzo che tocca alle donne nude: loro sono al massimo dei furbi che intanto si fanno pagare e noi siamo altro… ma se si tratta di sesso, quello è ancora il luogo comune.         

Ormai non sei più italiana, vero? L’esodo ha portato le giuste rivoluzioni o ti manca il Bel Paese? 
Trasferirmi è stato un atto coraggioso che ha dato una bella risposta alle mie esigenze di cambiare vita. Nel viavai delle andate e dei ritorni sono a Tenerife da più di quattro anni, ma resto italiana sino al midollo. E fiera. Non mi manca l’Italia solo perché ci torno di continuo, regolarmente. 
Con il mio compagno, Alessio Lo Passo, viviamo tra la sua casa di La Spezia e la mia di Tenerife. L’Italia è e resta il mio Paese e lo amo moltissimo. 
Perché l’ho lasciato, allora, anche se mai del tutto? Per il clima meteorologico dell’arcipelago canario - forse unico al mondo - e per quello sociale, purtroppo davvero migliore che in Italia. 
Lo stile di vita a Tenerife è diverso: i ritmi sono molto più lenti, si respira serenità e la gente è ancora semplice e spero con cambi mai.
Quando atterro all’isola mi strucco, lascio respirare la pelle, scendo dai tacchi e mi infilo i sandali, una maglietta e un paio di pantaloncini corti e… sono a posto ovunque. Mi dispiace dirlo, e vorrei non fosse così, ma le Canarie sono terre molto più libere. Convivono pacificamente sulle isole più di cento etnie differenti, i bambini a scuola sono di tutti i colori, non si discriminano i gusti sessuali, non si sbirciano le persone in sovrappeso o sottopeso e i disabili e gli anziani vengo accolti come in Italia ancora non si vede: tutto è pensato per loro e possono esprimere al massimo la loro autonomia.
Tenerife inoltre non mi fa mai sentire lontana dall’Italia, perché le Canarie sono isole europee anche se geograficamente nel continente africano, e io vivo al sud dell’isola dove Los Cristianos mi ricorda la Liguria, Las Americas un po’ Rimini, certi paesini il nostro sud… Mi sento a casa. 
Ho fatto il grande passo del trasferimento quando era ancora possibile, e proprio sul filo del rasoio. Oggi è tutto maledettamente più complicato. Anche se anche per me non è stata una passeggiata, ora che conosco davvero la realtà delle isole so che sono stata molto fortunata. Partire senza appoggi sul posto, come ho fatto io, oggi sarebbe fallimentare. 

In cantiere un disco, o questo è stato un esperimento mordi e fuggi?  
È presto per dirlo: tireremo le somme e si vedrà. Intanto prendere qualche breve lezione di canto prima di incidere mi è piaciuto moltissimo e ho voglia di continuare al di là dell’uso che potrei farne. I miei follower mi chiedono un’altra canzone, uno sforzo in più, un pezzo più impegnativo o più nei loro gusti (che ovviamente sono i più disparati…), ma è presto per dire di sì, e anche per dire di no. Vedremo.  

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Redazione