La band IrreAle, nasce nel 2019 a Milano da un’idea dalla cantautrice Irene Burratti e dal chitarrista Alessandro Usai, vede la partecipazione di Andrea Fecchio (chitarra acustica), Alex Orciari (contrabbasso), Giacomo Zorzi (pianoforte e tastiere), Martino Malacrida (batteria), Jordan Corda (vibrafono), Alex Pacho Rossi (percussioni) e Michele Monestriroli (sassofono). Nel 2019 IrreAle riceve il Premio della Critica a Umbria Voice con una particolare versione live del brano che dà il titolo al nuovo disco. 

“Sono Lì” è il loro nuovo album, undici brani scritti e composti a quattro mani da Irene Burratti, voce e co-fondatrice della band, e da Alessandro Usai. Il disco si caratterizza per sonorità acustiche e momenti di musica strumentale che accompagnano le storie e le riflessioni sulla difficoltà e sul coraggio di vivere e condividere racchiuse nei testi. 

L'INTERVISTA

Irene, partiamo dal nome della band “IrreAle”. Perché questo nome?
Irreale è il nome dei due realizzatori dei brani. Ire, melodie e testi e Ale, le armonie. Insieme questi due nomi hanno dato vita ad una parola per noi molto rappresentativa, Irreale per l'appunto.

“Sono Lì”: che significato attribuite a questo brano? E cosa rappresenta per voi?
“Sono Lì” è un amore che si basa sulla fiducia, sul bisogno della vicinanza dell'altro. Il sentirsi sempre insieme anche da lontano, la consapevolezza di non sentirsi mai soli anche nei momenti più difficili; uno sguardo che chiede aiuto e delle mani che rimangono intrecciate oltre le contingenze di realtà. Per noi rappresenta la fiducia e l'inizio del nostro album.

Che futuro immaginate per la vostra carriera?
Il nostro sogno è di poter portare in giro il nostro disco attraverso i live e continuare a raccontare questo nostro progetto dal vivo. Ci farebbe molto piacere poter aggregare in un futuro una nicchia di persone che abbiano davvero voglia di ascoltare e cogliere ogni nostra attenzione sonora e verbale.

Con quale artista vi piacerebbe collaborare in questo momento e perché.
In ambito italiano stimiamo molto Niccolò Fabi e una collaborazione con lui sarebbe davvero una cosa bellissima per noi. Ci sentiamo vicini alla sua estetica, alla forza che ha e che cerchiamo di avere anche noi, nella necessità di condividere gli aspetti più intimi con un pubblico che per forza si rende recettivo ed empatico.

Come descrivereste la vostra musica?
Il disco è nato da una forte esigenza narrativa, provare a mettere nelle canzoni parte del nostro vissuto. Abbiamo scelto di metterci alla prova componendo brani con testi in italiano, rendendo così la comunicazione più immediata. Abbiamo portato soprattutto la convinzione che la musica cantautorale può muoversi in generi diversi e accogliere esperienza musicali personali di diversa natura. Abbiamo deciso di mantenere un sound acustico perché ci è sembrato coerente con i contenuti narrativi ed effettivamente più vicino al concetto di intimità che abbiamo cercato. Abbiamo tenuto molto ad evidenziare anche degli episodi solistici per permettere a tutti i musicisti una totale libertà espressiva. Questa scelta è abbastanza ardita nella musica pop attuale ma è una forte caratteristica della nostra musica che non vuole rimanere in secondo piano rispetto alle parole ma vuole invece dialogare con la voce, sostenerla e allo stesso tempo farsi ispirare dai messaggi espressi.
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Redazione