In questo nuovo capitolo, Stranger anticipa l’EP Strangers e si presenta come una soglia d’ingresso più che come sintesi del lavoro. Il brano occupa una posizione liminale, quasi laterale rispetto al progetto complessivo, definendosi come uno “straniero tra gli stranieri”, una porta che introduce a un ambiente sonoro ancora in costruzione. L’idea di estraneità, centrale fin dal titolo, non viene letta come distanza, ma come prossimità ambivalente: qualcosa che appartiene e al tempo stesso destabilizza.
Uno degli aspetti più rilevanti della conversazione riguarda la scelta estetica del suono, deliberatamente non levigato. La componente “imperfetta” non è il risultato di un processo casuale, ma una decisione precisa che si oppone a un certo tipo di produzione contemporanea orientata verso la brillantezza e la levigatezza estrema. In Stranger, la materia sonora conserva attrito e densità, lasciando emergere una dimensione più fisica e meno filtrata dell’ascolto.
Anche la costruzione del brano riflette questa filosofia: la sua evoluzione è lenta, progressiva, priva di accelerazioni immediate, in contrasto con le logiche più immediate del pop contemporaneo. Il contributo produttivo di Maurizio Sarnicola amplifica questa direzione, definendo un crescendo continuo che struttura l’intero andamento del pezzo. Il risultato è una forma che privilegia la durata e l’immersione rispetto all’impatto immediato.
Il lyric video accompagna questa impostazione con una scelta di essenzialità: le parole scorrono senza chiudere il significato, mantenendo un alto grado di ambiguità e lasciando spazio alla proiezione individuale dell’ascoltatore. Il testo non guida in modo rigido, ma apre possibilità interpretative multiple.
Stranger anticipa Strangers: è più una sintesi del lavoro o solo una delle sue possibili chiavi di lettura?
È uno straniero tra gli stranieri di questo EP. Ed una porta di ingresso. Il suono ha una qualità che sembra volutamente non “perfetta”: è una ricerca o una conseguenza del processo?
Sì è una scelta estetica ben precisa, che rispecchia anche ciò che piace a me. Forse è anche una scelta in relazione al panorama attuale in cui va invece per la maggiore un suono molto brillante e “leccato”, che mi emoziona poco.
Nel lyric video le parole scorrono insieme alla musica: ti interessa guidare l’ascolto o lasciarlo aperto?
Le parole sono molto ambigue, credo che pur guidandolo resti un’apertura molto grande in cui poter proiettare ciò che si vuole.
La tua musica lavora spesso su contrasti sottili: è qualcosa che costruisci a tavolino o emerge da sé?
In questo caso sono un pò emersi da sé e Maurizio Sarnicola con cui ho lavorato alla produzione, ha colto questo aspetto e lo ha amplificato nella produzione.
Durante la lavorazione del brano c’è stato un passaggio che ha cambiato tutto?
In realtà questo è proprio un brano nato molto organicamente, in trenta minuti circa tutta la composizione era finita. Poi c’è stato un lavoro di rifinitura sia nei testi che negli arrangiamenti, giocando anche con dei riferimenti cinematografici, musicali, letterari. Il brano si è ulteriormente definito quando Maurizio ha dato la partitura della produzione come un crescendo lento e continuo fino al termine del brano. Infatti, che sia “lento” ad arrivare al dunque è anche’essa una scelta, probabilmente in contrasto con la pop attuale in cui il ritornello deve arrivare dopo cinque secondi altrimenti l’attenzione scappa già altrove.
In che modo questo singolo dialoga con il resto del tuo repertorio?
Stranger è sicuramente in una relazione di parentela con brani come Blind, Hex o Water Came, che giocano su una forma di ripetizione, un’esplorazione di elementi oscuri e delle melodie ripetitive. Gli elementi elettronici e l’esplorazione dei sintetizzatori sono elementi nuovi che mi piacerebbe sicuramente continuare a ricercare.
