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Nùvo ci racconta “Tra le mie felpe”: un viaggio pop nella nostalgia che guarisce, senza drammi


Prendete la disciplina, la precisione e il lirismo di uno studio classico del violino iniziato a dodici anni. Poi, shakerate il tutto con l'energia fisica, la libertà e il groove travolgente della dance internazionale, quella firmata da giganti come Avicii e Calvin Harris. Il risultato di questa alchimia unica è Nùvo, un artista capace di muoversi nel pop contemporaneo con una cifra stilistica personalissima, sospesa tra l'emotività più raffinata e la liberazione della pista da ballo.

Oggi Nùvo si racconta sulle pagine di Cherry Press in occasione dell'uscita del suo nuovo singolo, "Tra le mie felpe". Un brano intimo e cinematografico che fotografa il vuoto lasciato da una fine d'amore attraverso la presenza silenziosa degli oggetti quotidiani, trasformando la nostalgia in una luce di guarigione. In questa chiacchierata, l'artista ci svela come far dialogare le sue due anime musicali, l'importanza di prendersi il giusto tempo per superare un addio e, persino, l'esistenza di un brano segreto che non ha ancora mai pubblicato.

Ciao, benvenuto sulle pagine di Cherry Press! Il tuo percorso è davvero singolare: hai iniziato a 12 anni con lo studio classico del violino per poi immergerti nei ritmi della dance. Ci racconti come queste due anime così diverse hanno plasmato il Nùvo di oggi?
Ciao! Grazie mille per l’invito! In realtà queste due anime non sono mai state così distanti come sembrano. Il violino mi ha insegnato la disciplina, la precisione e soprattutto l’importanza della melodia: come far piangere o sorridere una sola nota. La dance invece mi ha dato la libertà, il groove, l’energia fisica e quella sensazione di collettività che si crea in pista. Oggi sono proprio questo: un mix tra l’emotività profonda e raffinata del classico e la liberazione fisica ed immediata della dance. Cerco sempre che le mie canzoni abbiano una melodia forte e cantabile, ma che allo stesso tempo il beat ti spinga a muoverti o almeno a battere il piede.

Nelle tue produzioni pop si avverte un'energia travolgente che arriva dritta dai club. Quali sono gli artisti, specialmente legati alla scena dance internazionale, che hanno influenzato maggiormente il tuo stile e il tuo modo di concepire il sound?
Sono cresciuto ascoltando tantissima dance commerciale: da David Guetta a Swedish House Mafia, da Calvin Harris a Avicii. Poi mi hanno segnato molto artisti come Lady Gaga, Robbie Williams, Charlie Puth e tanti altri! Mi piace quando la dance ha un’anima e non è solo “boom boom”.

Se dovessi scegliere tre aggettivi precisi per definire la tua attuale identità musicale tra leggerezza, romanticismo e ironia, quali useresti? 
Se dovessi sceglierne tre precisi direi: cinematico, intimo e luminoso. La leggerezza c’è, il romanticismo anche, e un velo di ironia pure, ma quello che sento di più oggi è questa dimensione quasi cinematografica unita a un’intimità sincera e a una luce che non voglio mai far mancare, anche quando parlo di cose tristi.

Il tuo nuovo singolo "Tra le mie felpe" scava nel vuoto lasciato da una storia d'amore finita, dove gli oggetti quotidiani diventano custodi di ricordi importanti. Quale messaggio o sensazione vuoi comunicare a chi si ritrova ad ascoltare questo brano?
“Tra le mie felpe” parla di quel momento in cui la persona non c’è più, ma le sue tracce sono ovunque. Volevo raccontare la nostalgia senza farla diventare drammatica o patetica. Il messaggio è: va bene sentirsi vuoti, va bene tenere ancora le sue cose per un po’, va bene non essere subito pronti a buttare via tutto. È un brano che dice “ci vuole tempo”, e che anche i gesti più piccoli sono parte legittima del processo di guarigione. Spero che chi lo ascolti si senta meno solo in quel vuoto.

Adesso è arrivato il momento per porti da solo una domanda che nessuno ti ha mai fatto… ma a cui avresti sempre voluto rispondere. 
La domanda che nessuno mi ha mai fatto ma a cui avrei sempre voluto rispondere è: Qual è la canzone che hai scritto e che non pubblicherai mai?
La risposta è: ne ho una si. È molto più cruda, personale e meno “pop” di tutto quello che ho pubblicato finora. Un giorno forse la tirerò fuori, ma per ora resta solo mia.

Per concludere, la tua musica ha l'obiettivo di arrivare al cuore di un pubblico vastissimo e trasversale. Quale messaggio vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press che ti scoprono oggi?
Ai lettori di Cherry Press vorrei dire: grazie per essere arrivati fin qui. La mia musica nasce con l’obiettivo di farvi sentire capiti, ma anche di farvi ballare o sorridere nei momenti giusti. Non cerco di sembrare più profondo di quello che sono, né più leggero di quello che sento. Se vi piace “Tra le mie felpe”, sappiate che è solo l’inizio di un percorso in cui voglio raccontarvi tante sfumature diverse di me. Spero di diventare una colonna sonora delle vostre giornate, sia quelle difficili che quelle belle.