Con "Eh No!", i Relief propongono un brano capace di unire ritmo, ironia e contenuti, affrontando con leggerezza un tema attuale come quello della responsabilità personale. Senza giudicare nessuno, la band invita l'ascoltatore a guardarsi dentro, accompagnando il messaggio con sonorità pop-funk e un videoclip dal linguaggio surreale. In questa intervista approfondiamo il percorso creativo del singolo e la filosofia che anima il gruppo.
Il vostro nuovo singolo sembra osservare la società con uno sguardo ironico ma mai giudicante. È questo il vostro obiettivo?
Assolutamente sì. Non ci interessa dire alle persone cosa dovrebbero pensare. Preferiamo raccontare situazioni in cui, prima o poi, ci siamo trovati tutti. L'ironia ci permette di affrontare argomenti delicati senza trasformare la canzone in una lezione.
Quanto conta, per voi, far riflettere senza rinunciare all'intrattenimento?
Conta moltissimo. Siamo cresciuti ascoltando artisti capaci di unire melodie coinvolgenti e testi che lasciavano qualcosa anche dopo l'ultimo accordo. È un equilibrio che cerchiamo anche nella nostra musica.
Avete mai avuto il timore che il messaggio del brano potesse essere frainteso?
Sapevamo che un tema del genere avrebbe potuto essere interpretato in modi diversi. Per questo abbiamo cercato di scrivere un testo che parlasse di un comportamento umano, non di una categoria di persone. Se il brano funziona, è proprio perché ognuno può ritrovarsi almeno in parte in quello che racconta.
Come avete costruito il sound pop-funk che caratterizza "Eh No!"?
È nato in modo molto naturale, mettendo insieme le influenze dei quattro membri della band. Ci piace che il groove renda il brano immediato, mentre le armonie vocali e gli arrangiamenti aggiungono dettagli che emergono ascolto dopo ascolto.
Cosa vi ha convinto della visione di Lorenzo Lecci e Diego Buonanno per il videoclip?
Ci ha colpito l'idea di non raccontare il testo in maniera letterale. Il videoclip sceglie un linguaggio surreale e autoironico che fa da contrappunto al brano. Invece di spiegare il messaggio, lo affianca con immagini assurde e leggere, lasciando allo spettatore il piacere di collegare i due livelli.
Quali emozioni sperate susciti il brano durante i concerti?
Ci piacerebbe che il pubblico si divertisse, cantasse il ritornello e, magari tornando a casa, ripensasse anche al significato del testo. Se una canzone riesce a intrattenere e a far nascere una riflessione, per noi ha raggiunto il suo obiettivo.
