Ironico, poetico e costantemente attento ai dettagli del reale che lo circonda, Bussoletti rappresenta una delle voci più autentiche e lucide della canzone d'autore italiana contemporanea. Reduce dalla pubblicazione della sua personale rilettura di “Acida” — pietra miliare del punk-rock anni '90 targato Prozac+, qui spogliata e riscoperta in una veste acustica e viscerale —, il cantautore romano si racconta a ruota libera sulle pagine di Cherry Press. Tra radici familiari, riferimenti musicali eclettici, un'inedita auto-domanda esistenziale e l'annuncio del nuovo album di inediti, ecco le sue parole.
Ciao Bussoletti, benvenuto sulle pagine di Cherry Press! La tua scrittura e il tuo percorso cantautorale affondano le radici in uno sguardo sempre attento e ironico sulla realtà. Facendo un salto indietro nel tempo: quando e come ti sei avvicinato per la prima volta alla musica e alla necessità di scrivere canzoni?
Forse da sempre. Non ricordo un episodio preciso. Dividevo, come molti, la stanza con mio fratello maggiore e ascoltavamo tanta musica contaminandoci. Lui era tipo da Metallica e AC/DC mentre io ero più da Duran Duran. In quel periodo la musica mi ha fatto così bene che, forse a livello inconscio, ho deciso che ne avrei fatto la mia vita.
Nel tuo background si incrociano la grande tradizione della canzone d'autore italiana, suggestioni acustiche e una libertà espressiva che guarda anche oltreconfine (da Manu Chao al folk-rock). Quali sono stati gli artisti e gli ascolti che hanno segnato e continuano a nutrire il tuo stile?
Premesso che non smetto di ascoltare i nuovi neanche ora perché sono sempre curioso di dove vada la musica, ringrazio i miei genitori per quello che girava tra casa e macchina. Da Cocciante e Stefano Rosso fino ai Beatles, le grandi canzoni non sono mai mancate. A vent'anni ho scoperto Rino Gaetano e Manu Chao e il mondo mi è cambiato. Adoravo e adoro la loro semplicità.
Se dovessi racchiudere l'essenza della tua cifra artistica e del tuo modo di fare musica in soli tre aggettivi, quali sceglieresti e perché?
Poetica, perché non ho alcun pudore a dire che aspiro ad elevarci con le canzoni da questo grigiore quotidiano.
Attenta, perché adoro raccontare la mia vita ma anche quella che mi passa accanto e che scruto attentamente.
Ironica, perché è la migliore forma d'intelligenza che conosco.
Il tuo nuovo singolo è una rilettura spogliata, acustica e viscerale di un inno generazionale come "Acida" dei Prozac+. Cosa ti ha spinto a misurarti con questo caposaldo del punk-rock anni '90 e quale sfumatura emotiva o messaggio volevi portare alla luce attraverso questa nuova veste?
È sempre stata una canzone che ho adorato da quando è uscita. Ad un mio concerto all'Auditorium Parco della Musica l'ho messa in scaletta ed è successo qualcosa di magico col pubblico. Allora ho deciso di pubblicarla e le cose stanno andando molto bene. Io vorrei parlare a quanta gente più possibile, ma soprattutto a quei ragazzi degli anni Novanta che nessuno si fila più. Una generazione ancora sottomessa dagli ottantenni al potere e già incalzata dai giovani che meritatamente chiedono il loro spazio. Ci siamo anche noi e questa seconda vita di Acida vuol essere un segnale in tal senso.
Tra dischi, collaborazioni cinematografiche, satira e canzoni d'autore, hai collezionato centinaia di interviste. Adesso è arrivato il momento di porti da solo una domanda che nessun giornalista ti ha mai fatto ma a cui avresti sempre voluto rispondere.
Sei felice?
Ci provo, ma non ci aiutano ad esserlo e sembra che non la pensi così solo io.
Per concludere, guardando ai prossimi passi e alla musica che verrà, quale messaggio o saluto vuoi lanciare alla community di Cherry Press?
Dopo due anni di lavoro e l'uscita di Acida, finalmente pubblicherò il mio nuovo album di canzoni inedite. Spero che possa diventare la colonna sonora della vostra community.
