Esordio autoprodotto di MATTIA, cantautore modenese, radicato in una famiglia dalle radici alte, musicalmente parlando… e incuriosisce tanto quest’appartenenza ad una cultura classica della musica che però a seminato ben altre direzioni: raccolti preziosi di una semina che oggi si celebra in questo primo lavoro ufficiale dal titolo “Labirinti Umani”. Sono 9 tracce inedite di questo pop digitale che ormai è storia di tutti i giorni, sono canzoni dalle strutture quotidiane, adolescenziali, dove l’amore e i rapporti umani sono il vero leitmotiv di un disco che, se da una parte manca ancora di melodie vincenti, dall’altra punta su una personalità riconoscibile e già matura sin dalle prime battute. Estetica moderna della canzone che incontra il cuore e i sentimenti. L’evoluzione di MATTIA quale sarà? Forse è prematuro o forse no, ma di sicuro sarà un secondo disco a confermare o a stupire di altri inaspettati deragliamenti di questa grande semina culturale che si porta dietro.

Dicono gli artisti che raramente amano riascoltare i propri lavori una volta pubblicati. Capita anche a te? E se lo riascolti, ti piace ogni cosa col senno di poi o rifaresti qualcosa? 
No personalmente a me piace riascoltarmi… anche se è vero, ogni volta nel riascoltare una canzone penso a qualcosa che avrei potuto fare diversamente, un suono da aggiungere, una parola da cantare in un modo diverso. E alla fine il tuo lavoro è sempre e comunque in continua evoluzione!

Continuo a leggere questo titolo sul piano sociale ma le tue liriche parlano molto dell’amore, delle connessioni dirette di ognuno di noi nella vita quotidiana… quindi cosa sono per te i “Labirinti umani”? 
I labirinti umani sono un mondo di relazioni umane dove ci si incontra si, ma piu spesso ci si perde alla ricerca di se stessi… la title track dell’album parla proprio di queste relazioni dove ognuno è alla ricerca di se stesso nell’altro. Spesso condividiamo spazi fisici ma è sempre più difficile riuscire a condividere spazi mentali ed entrare in connessione con qualcuno.

Noi diamo molto spazio ai progetti emergenti o che comunque vedono la luce in questi anni di grandissima rivoluzione per la musica ma soprattutto per la sua fruizione. Il tuo lavoro cerca di arrivare ad imprimersi immediatamente, fin dal primo ascolto. Quindi ti chiedo: come la vedi la situazione discografica oggi? Come trovi il ruolo del cantautore… che peso ha la musica nella società secondo te?
Oggi esistono davvero tanti artisti di valore ma è sempre più difficile emergere. Al punto che per farti notare devi ripiegare più sull’originalità dell’immagine a scapito della musica.
È tutto troppo una questione di immagine e questo è un peccato dal mio punto di vista.
Non dico che non sia importante, ma quando si parla di musica dovrebbero essere altre le prerogative.

“Labirinti umani” è un’autoproduzione a tutti gli effetti vero? Come sono nate queste canzoni? Hai seguito il lavoro da solo o dobbiamo citare anche qualcun altro? In particolare mi colpiscono gli arrangiamenti che hanno una direzione molto urbana e cittadini mentre le liriche e le melodie sanno di quel leggero pop adolescenziale… 
Il lavoro originariamente è nato tutto da casa in maniera molto rudimentale. Con la chitarra o con un elementare accompagnamento di una tastiera… a volte capitava di svegliarsi di notte con un’idea e di lavorarci ininterrottamente fino alla fine… Per gli arrangiamenti definitivi ho lavorato accanto a un caro amico e insieme abbiamo prodotto le basi dando ai brani il giusto taglio musicale.

Per finire. Tocchiamo un piano familiare che, ho visto, viene citato spesso quando si parla di te. Ma capisci che è assai interessante e curioso. Ci colpisce la radice della tua famiglia. Hai nonni che sono grandi artisti della musica lirica o sbaglio? Si respirava forte questa dimensione “lirica” in casa? Oppure no, era soltanto un “mestiere” che vedevi accadere da lontano? 
I miei nonni sono dei miti in campo lirico è vero… però per me erano semplicemente dei nonni più che degli artisti. Di lirica non ne capivo molto e abbiamo sempre parlato linguaggi musicali differenti.
La cosa curiosa è che il mio coming out musicale in famiglia è arrivato molto tardi, negli ultimi anni, perché avevo paura di confrontarmi con loro temendo non avrebbero capito o apprezzato. Ma poi ripenso a quando ho fatto ascoltare le mie canzoni a mia nonna ed è li che ho capito che in fondo nella musica c’è  sempre un linguaggio universale e abbiamo trovato molti punti d’incontro pur essendo molto distanti.

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Redazione