Torna il grande SAVAGE, al secolo Roberto Zanetti, producer e autore di lunghissimo corso, di una carriera lunga di anni e ricca di prestigiose collaborazioni nazionali ed internazionali. Ma prima di tutto, in prima persona, per tutti, lui è SAVAGE, colui che ha scritto “Only You”, un vero pilastro della new-wave anni ’80: celebre quel disco uscito nel 1985 dal titolo “Tonight” e che, almeno per questo singolo immortale, lo rivediamo celebrato oggi, anche se in nuova faccia. E dunque oggi la storia è il ritorno di uno stile davvero pop art, che sorprende e affascina anche chi lo scopre per la primissima volta. New-wave, dream pop, il suono degli anni ’80 che hanno contaminato ed educato generazioni… il tutto racchiuso dentro un bellissimo vinile trasparente, nebuloso… si intitola “Love and Rain”, pubblicato da DWA Records, lavoro di inediti eccetto la chiusa di tutto affidata appunto ad un nuovo arrangiamento di “Only You”. Torna in scena la grande musica digitale (e priva di chitarre questa volta) di SAVAGE.

Un disco senza tempo. Lo dicono in molti. Tu che ne pensi?
Le melodie solitamente non hanno tempo…i sintetizzatori neanche…Se tu compri un programma per fare musica oggi troverai soprattutto emulazioni di suoni e tastiere degli anni 80. Se chiedi ad una persona quale è il suo brano preferito in assoluto te ne dirà uno degli anni 70/80. Sembra quasi che la musica si sia fermata lì…Poi se guardi il top delle classifiche trovi The Weeknd, Billie Eilish, Dua Lipa…con canzoni e suoni molto ispirati agli 80. Io sono partito con la convinzione di voler fare un album che fosse il proseguo del mio precedente del 1984, ho scritto le canzoni al piano per dare spazio alle melodie e ho usato generatori di suono di quell’epoca. E’ un disco nato oggi ma con l’anima degli 80.

In generale, da artista di grande carriera, che rapporto hai con il tempo?
Avere tanto tempo “alle spalle” ti aiuta a riflettere sugli errori tuoi e degli altri. Io mi vedo “invecchiato” fisicamente ma so che la mia musica non lo è. Ci sono un sacco di ragazzi che ascoltano i miei primi pezzi e gli anni 80 in genere, tanti mi scrivono per capire come si faceva musica una volta.
Ho un brutto rapporto con lo specchio perchè mi vedo pieno di rughe e mi chiedo spesso perchè continuo a salire sul palco ma poi mi trovo 20 mila persone che urlano e allora mi do la risposta che devo farlo per loro. Quando sono sul palco sono connesso via USB cuore con cuore e sento che le mie emozioni arrivano ancora forti.

Un disco senza chitarre. Sembra quasi un’eresia. E invece ci sei riuscito benissimo. Una missione che hai avuto dall’inizio o è venuta fuori strada facendo?
Sono tastierista quindi inizio ad arrangiare i pezzi con le tastiere. Ho sempre usato chitarre nei miei pezzi, soprattutto come produttore, in Baila Morena che ho scritto per Zucchero ci ho pure messo un assolo di chitarra, in questo album non ne ho sentito l’esigenza, ma non era voluto.
Quando l’ho ascoltato finito ho pensato”cavolo neanche una chitarra”….volevo scriverlo nella copertina, ma poi mi sembrava troppo “violento”.

Elettronica. La tua composizione parte dall’uso dell’elettronica o ci arrivi dopo?
No parte dal piano. Una canzone è bella se lo è anche solo piano e voce. L’elettronica è un abbellimento, però serve anche per creare le atmosfere.
A me piace tantissimo il connubio elettronica/archi. Non c’è niente di più struggente di un violino vero su un tappeto di tastiere sintetiche.

E se questo disco sembra restare fortemente ancorato al passato, in che modo contempli il futuro nel tuo suono o nelle tue melodie?
Il mio mondo è questo, non cambierò mai perchè non mi interessa inseguire le mode. Per anni l’ho fatto producendo per altri cantanti, spesso inventandole le mode. Per me vedo solo gli anni 80, quello è il mio universo sonoro. Mi aggiornerò nella tecnologia perchè le macchine vanno avanti e quindi sei costretto ad usare le nuove metodologie. Questo album è nato “in the box” si dice così oggi e significa che tutto quello che ascolti è stato registrato all’interno di un computer e processato poi internamente.

Parlaci dei testi. Luce e nebbia, amore e pioggia, sconfitta e resistenza. Tra le due facce, questo disco mi comunica rinascita. Tu cosa ci dici?
Sono sempre stato un po’ “dark” nelle mie canzoni, e l’Amore quando è vero è sempre un po’ malinconico. Celebrando l’Amore mi viene spesso fuori la pioggia, la nebbia, la notte…ma alla fine vince sempre l’Amore…e la Luce.

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Redazione