"Un modo semplice" è il nuovo romanzo di Daniela Piras, edito dalla Talos Edizioni. I temi affrontati sono quelli della violenza psicologica e fisica, del ricatto emotivo, dello stalking. 

Daniela Piras è nata a Sassari. Giornalista pubblicista, si è laureata in Scienze della Comunicazione e Giornalismo presso la Facoltà di Scienze Politiche di Sassari. Collabora con varie testate giornalistiche locali ed è redattrice della rivista “Camineras”. Ha all’attivo la pubblicazione di una raccolta di racconti e poesie Parole sugli alberi (2011), un romanzo Village (2013), una raccolta di racconti intitolata Crash [Marco Del Bucchia, 2015]. Per Talos Edizioni ha già pubblicato, nel 2017, un romanzo dal titolo Leo. 

In esclusiva per Cherry Press, una chiacchierata con l'autrice, a cura di Barbara Scardilli.

Ciao Daniela e benvenuta sulle pagine di Cherry Press! Come è nata la tua passione per la scrittura?

Ciao, e grazie! La mia passione è nata alle scuole elementari. Poco dopo aver imparato a scrivere, mi sono accorta che mi piaceva inventare delle storie, creare dei personaggi, degli intrighi. La maestra di italiano ci faceva scegliere se comporre un “testo libero” (dove parlavamo di noi, di ciò che avevamo fatto) o una “storia inventata”. Io raccontavo storie che erano molto lunghe e anche articolate. Mi impegnavo, avevo inventato dei personaggi fissi e anche una saga, quella dell’uccellino Cippì. 

Hai all’attivo la pubblicazione di una raccolta di racconti e poesie Parole sugli alberi (2011), un romanzo Village (2013), una raccolta di racconti intitolata Crash (Marco Del Bucchia, 2015). Per Talos Edizioni hai già pubblicato, nel 2017, un romanzo dal titolo Leo e nel 2020 "Un modo semplice". Tra questi, c'è un lavoro a cui sei particolarmente legata?

Sono legata a tutti, in maniera diversa. Rappresentano periodi della mia vita, e sono variegati: poesie, racconti, romanzi. Il modo di scrivere cambia in ognuno: in alcuni scritti c’è ironia e malinconia, in altri si trovano drammi ed episodi tragicomici. Se dovessi scegliere un libro, però, direi che sono legata specialmente all’ultimo, forse perché è frutto di un lavoro piuttosto travagliato. Si dice che i libri siano come figli; seguendo questa metafora posso dire che ciò che mi lega a “Un modo semplice” è un affetto speciale, perché fino a poco tempo fa non ero sicura che sarebbe nato. 

Qual è stata la scintilla che ti ha portato a scrivere il tuo nuovo romanzo "Un modo semplice"?

La scintilla è stata provocata da un commento che ho trovato sotto un video di un brano, su YouTube. Non appena l’ho letto ho cominciato a viaggiare con la fantasia, facendomi trasportare dall’immagine descritta e provando a immaginare cosa fosse successo nella vita della ragazza che lo aveva pubblicato. Successivamente il libro è stata l’occasione di esprimere diverse riflessioni e punti di vista che ho elaborato nel corso degli anni. Da questo lato è un libro molto intimo. 

Quanto tempo hai impiegato a scrivere il libro?

Dall’idea iniziale alla pubblicazione sono passati circa quattro anni. Non ci ho lavorato in maniera continua; l’ho lasciato e ripreso diverse volte, anche a distanza di qualche mese. Ogni volta che lo riprendevo mi sembrava diverso, era come se mi trovassi a leggere un libro scritto da un’altra persona; ho dovuto farci pace e ritrovare gli equilibri, ogni volta. È stata una stesura travagliata, come accennavo prima. 

Cosa racconta il romanzo?

Il romanzo racconta, in sintesi, la storia di una rottura sentimentale. Racconta un incontro e uno scontro; un prima e un dopo. Narra di emozioni contrastanti, ossessioni, crolli, traumi e rinascite. C’è una profonda elaborazione intima vissuta dai due protagonisti, i quali, attraverso la stesura di un duplice diario, cercano il modo di fare chiarezza sulla loro vita e di trovare un modo per conoscersi a fondo. 

Il libro vanta di un'importante prefazione. Ce ne vuoi parlare.

Il libro ha la prefazione di Cinzia Mammoliti, una nota criminologa specializzata in violenza domestica, manipolazione e stalking. Nel luglio del 2018 ho assistito a un suo convegno, con l’intento di scriverci un articolo. Una volta lì, però, ho visto che “giornalisticamente” parlando non trovavo molto da scrivere. L’ho ascoltata con un forte interesse personale, e mi sono accorta che le sue parole toccavano alcune mie corde, in quel momento molto fragili. Le sue parole mi hanno scosso e aperto diverse riflessioni e, una volta terminata la stesura del romanzo, ho pensato che una donna così sensibile e preparata sarebbe stata la persona ideale per scrivere una prefazione al testo. Lei si è mostrata subito molto disponibile e, poco tempo dopo aver letto il libro, mi ha inviato la sua introduzione. Credo che sia un gran valore aggiunto.

Per concludere, quale messaggio vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press?

Innanzitutto voglio ringraziarvi per le domande e per l’interesse verso il mio libro. Auguro a tutti i lettori di trovare, nel mare di pubblicazioni, i testi affini alla propria sensibilità. A volte capita che i libri arrivino proprio nelle mani di chi ha bisogno di leggere determinate parole, e di ascoltare esattamente certe storie. 



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Redazione