Tornano le interviste agli scrittori del Collettivo Scrittori Uniti. La nuova protagonista è la scrittrice Laura Montuoro.

L'autrice: Laura Montuoro nasce a Lamezia Terme nel 1986, attualmente vive a Montepaone lido. È editor, dirige l’agenzia editoriale on line Grafèin e tiene un laboratorio di Scrittura creativa presso l’Università della Terza Età di Soverato in collaborazione con il comitato locale di Soverato della Società “Dante Alighieri”. Si laurea in Filosofia e Scienze Umane e si specializza in Filosofia e Storia delle Idee, con il massimo dei voti, presso l’Università della Calabria, dove ha praticato per tre anni anche il Cultorato nelle discipline estetiche.

Ciao Laura e benvenuta sulle pagine di Cherry Press! “Mirta e i fiorincanto” è un libro per bambini, ideato e scritto in sinergia con le illustrazioni pensate da Felicia Villella. Come è nata la vostra collaborazione?

Io e Felicia siamo amiche dai tempi dell'Università. Ci ritroviamo spesso a collaborare in diversi progetti culturali come se fosse la cosa più naturale di questo mondo e “Mirta e i fiorincanto” non rappresenta, infatti, una eccezione alla nostra, oramai ben collaudata, sinergia. Il libro nasce da una chiacchierata, in un pomeriggio come tanti. Ci sono passate per la testa alcune idee, le abbiamo messe in moto e ci siamo poi ritrovate a sfogliare e condividere con i lettori il frutto della nostra creatività: una storia e delle illustrazioni che viaggiano sullo stesso binario, seppure con mezzi diversi, sostenute dalla casa editrice indipendente Scatole Parlanti, che ha sposato fin da subito il nostro progetto.

Quando hai iniziato a scrivere “Mirta e i fiorincanto” e come è nata l’idea per questa trama?

Ho iniziato a scrivere “Mirta e i fiorincanto” nel 2018, in inverno. L'intreccio è ragionato sulla base di un intento ben preciso: avvicinare i bambini (e non solo) al mondo dell'arte. Il lettore si ritrova catapultato fin dalle primissime pagine in un mondo incantato, il cui filo conduttore – che si manterrà vivo anche nei successivi volumi pensati per la collana – è rappresentato da un punto di vista probabilmente insolito sulla realtà, ovvero quello di un non vedente. L'idea di proiettare in un libro destinato principalmente ai bambini una prospettiva sulla realtà tanto delicata nasce da un vissuto con cui convivo da sempre: mia zia è non vedente dalla nascita e grazie a lei ho imparato fin da bambina a concepire la diversità come una ricchezza, ben poco distante, almeno per me, dal concetto di normalità. Il motore di questo libro si accende esattamente da questa certezza, posso dirlo con convinzione.

Chi è Mirta?

Mirta è una fatina, nata senza il dono della vista. Ho affidato a lei il compito di avvicinare i giovani lettori alla magia che anima il mondo di Sololù – che non è poi tanto distante dalla nostra realtà, se riusciamo ad approcciarci a questa con la giusta sensibilità – e da cui si aprirà poi la “storia nella storia”, fulcro del libro, dove tutto può accadere… perfino che un re e un mago dipinti in un quadro prendano vita e intraprendano una strabiliante avventura che ci racconterà, indirettamente, dell’affascinante mestiere del restauratore.

Quale messaggio vuoi comunicare con questo libro?

Vorrei veicolare, innanzitutto, il principio che anche un personaggio riconosciuto come disabile possa essere protagonista di una storia, proprio come nella vita. La lettura diventa un modo per abbattere le barriere architettoniche che, il più delle volte, nascono da pregiudizi e luoghi comuni coltivati nella mente di chi, abituato a concepire un’unica forma di normalità, osserva il mondo da un punto di vista parziale, non considerando mille altri aspetti che possono colorare, invece, la realtà. 

Nei personaggi che si affacciano sulla storia si trovano tanta determinazione,  impegno, talento, fiducia; elementi essenziali, a mio avviso, per  affrontare limiti e paure. 

Come ti trovi con il Collettivo Scrittori Uniti? Ritieni importante lo strumento Fiera per l’autore emergente?

È proprio contestualmente a una fiera virtuale da loro organizzata – quella della narrativa non di genere, di qualche mese addietro  – che ho maturato la mia prima esperienza diretta con il Collettivo Scrittori Uniti, partecipando con il mio romanzo “Quando fioriscono le mimose”. È un team molto coeso, ben proteso a macinare idee e concretizzare numerosi eventi volti a offrire occasioni di confronto per gli autori esordienti; ottime premesse collaborative. Sì, penso che le fiere siano circostanze indispensabili da vivere per chi si approccia al mondo editoriale, perché i rapporti che si vanno a intessere con i potenziali lettori sono un passaggio obbligato di crescita professionale in questo settore. È bene fare viaggiare le storie, ascoltare pareri, lasciarsi incuriosire dai titoli, dalle copertine, da impressioni: quale posto migliore per farlo se non le fiere? 

Ti ricordiamo, soprattutto per il libro “Quando fioriscono le mimose”, con cui ha partecipato alla fiera del mainstream e che ha avuto un grande apprezzamento dalla critica. A cosa ti sei ispirata per la sua realizzazione?

La voglia – farei forse meglio a dire il bisogno – di raccontare una storia che avesse il profumo della terra, quella che sa di autenticità, di senso di appartenenza. Mi sono ritrovata a fare prendere forma a luoghi e sentori che ho quasi scoperto per la prima volta io stessa, nel mentre li mettevo insieme su carta. Mi sono lasciata ispirare dal mio modo di essere, in fondo, dal mio “vizio” connaturato a guardarmi sempre intorno con lo stupore di una bambina, trascinandomi dietro ogni sentire, ogni anfratto di ciò in cui mi imbatto – persone e stati d’animo compresi – e che mi guardo bene a custodire gelosamente, fintanto che non arriva quel momento in cui il tutto diventa una storia.

Dove possiamo trovare i tuoi libri?

I miei libri sono disponibili sui principali book-store on line, su richiesta in libreria e sui canali diretti delle case editrici di riferimento. 

Qualche anticipazione per i tuoi lavori futuri?

Sicuramente il secondo volume di Mirta e poi… tutto ciò che la mia penna sceglierà di fare scivolare, di volta in volta, sul foglio.

Intervista a cura di Barbara Scardilli

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Redazione