Mi viene da pensare alla pop art portata ad un eccesso matematico, psichedelico e acido allo stesso tempo, ma anche dolcissimo di rimandi “pop” in rarissimi momenti, come quando anche l’elettronica poteva dar vita a melodie da fischiettare. Finalizzato in studio dal mix e dal matering di Alberto De Gerardis, arricchito dall’astrazione pittorica di Ddazed, eccovi l’elettronica amorfa ed istintiva delle prime scritture personali di Luke Warner che per l’occasione rinasce artisticamente in un nome emblematico come Prelude to Desire. Il suo primo lavoro ufficiale si intitola “Lost Desires” ed è evoluzione, parallelismo e consuetudine per una mente creativa e poliedrica come quella del padovano Luca Guarnieri (suo vero nome). Forse una somma di tutte le cose, forse il reale coronamento del perpetuo seminare… o forse l’ennesimo passaggio di stile di chi alle forme dimostra di dover davvero poco. 

Primo lavoro personale. Ci incuriosisce il moniker: un altro passaggio all’anagrafe discografica per staccarti ancora dal tuo vero nome. Perché non usare Luke Warner? Che cosa è cambiato?

Ciao, il motivo è molto semplice. Luke Warner è Il moniker che uso già per altri progetti in cui suono o sono stato coinvolto. Per cui l’ho  accostato a Prelude to Desire, che è un side-project da me creato.

Atmosfere cupe e melodie spesso che reiterano un velo di tristezza di fondo. Da cosa nasce questa scrittura? Che cosa cerca di dirci?

Gran parte di quello che messo in musica, sono emozioni, esperienze di vita passate che col tempo si sono accumulate. Si diciamo, che mi è risultato più semplice trasformare in musica le parti più cupe e malinconiche, tenendo sempre però un po' di speranza e un barlume di luce. Poi come per ogni altra canzone l’ascoltatore è sempre libero di percepire le proprie emozioni, da ciò che la composizione gli può trasmettere.

Autoproduzione che in qualche modo apre un nuovo scenario della tua espressione musicale? Che momento della carriera è per te?

Posso dire che musicalmente sono molto attivo in vari generi. Canto in due band, con una i Barafoetida dove facciamo electro goth con contaminazioni rock, e un’altra band alternative metal, i Painful Happiness. Era da tempo che sentivo l’esigenza di creare qualcosa di più personale, ed è arrivata con Prelude to Desire. Il mio obbiettivo sinceramente è quello, come penso un po' per tutti gli artisti che fanno musica, di riuscire a portarla e farla apprezzare sempre ad un pubblico più vasto, si ha sempre molto da dire, e la musica è un buon veicolo.

La collaborazione con Alberto De Grandis. Perché questa scelta e cosa ha portato secondo te?

Con Alberto avevo già lavorato nel disco precedente che è uscito sempre quest’anno coi Barafoetida (band in cui canto), e conoscendo il suo modo di lavorare ma sopratutto pure la sua passione per certi tipi di sonorità come lo shoegaze, non potevo chiedere di meglio.

E per chiudere parlarci di questa grafica di copertina firmata da Ddazed. Cosa si nasconde dietro questa "matrice impressionistica"?

L’artwork è stato realizzato da Deborah Dazzani, mi sono affidato a lei a colpo sicuro, ero certo che potesse portare su tela ciò che io ho fatto in musica. Per il lato artistico mi sembra giusto lasciarvi alle sue parole : “Quello che posso dire è che ho cercato la parte più primitiva di me. Ho pensato che si potesse ripartire dai colori per veicolare dei messaggi. Per questo mi sono appoggiata all’astratto, e sono convinta che già dai colori si possano percepire le emozioni che voglio trasmettere . Uso la fiamma ossidrica perché per me il fuoco è un elemento fondamentale. Ho bisogno di sentirmi parte del quadro quindi mani , fiamma e dita sono i miei strumenti principali. Il tuo quadro è nato dalla passione più profonda che è in me. Il bianco rappresenta la parte più innocente, la luce. Il resto invece è legato alla passione più intima, più oscura, più primitiva. (Ddazed)”

Condividi:

Redazione