Autore e compositore giovanissimo, già forte di una grande carriera che vanta la scrittura e la cura di arrangiamenti per Alessandro Casillo e per “Amici di Maria De Filippi”. Pianista prima di tutto che mai come prima abbiamo modo di conoscerlo da vicino, nel vero della sua anima e della sua arte. Francesco Lippelli si mette a nudo in questo “Apple Tree”, un disco estemporaneo di inediti scritti di getto in una sola giornata. Nel periodo della quarantena, in un momento di grande silenzio e di esclusione dalla vita quotidiana. Anche per questo non esiste un video ad oggi… ma qualcosa bolle in pentola, ci dice l’artista calabrese. Musica classica contemporanea. Tutto questo in un disco sottile di un silenzio e di una voce che vivono assieme, in equilibrio spirituale assieme, che sanno emozionare… assieme.

Perpetuo e ciclico. Questo disco sottolinea l’emozione più che la scrittura melodica. Mi arriva questo… forte. Tu come la vedi?
Esattamente. È un disco in cui il filo conduttore non è la melodia classica ben definita e strutturata, ma le emozioni scaturite dall’improvvisazione pianistica.

In queste composizioni hai lasciato ampio spazio alle pause, ai silenzi, alle attese. C’è tanto respiro… posso chiederti perché?
Ci ritroviamo in un’epoca schizofrenica, in cui prendersi delle pause o fare delle riflessioni sembrano essere dei rari privilegi. Per questo ho lasciato ampio spazio alle pause, ai silenzi e alle attese.

Mi incuriosisce questa copertina. Chiaro il concetto della mela ma perché questa grafica che ricorda il cinema horror?
In tal caso non è un riferimento cinematografico. La mela rappresenta la musica, la vernice sopra di essa il viaggio evolutivo della musica stessa. Questa è la nostra vernice, il senso evolutivo che le stiamo dando.

Composizioni che trascendono dal quotidiano e anzi lo celebrano ampiamente. Com’è stato possibile scriverle tutte lo stesso giorno? Le hai riviste e corrette in giorni successivi o tutto il lavoro è finito in quel preciso istante?
Le note sono rimaste intatte. Successivamente ho curato l’aspetto della post produzione, ovvero la qualità audio e tutte le correzioni necessarie affinché il disco suonasse dappertutto in modo ottimale. 

Musica visionaria che spesso attinge all’uomo e alla sua vita. Brani come “144”, “46” e la stessa “Moon Dust”… ispirazione emozionale, quasi liturgica. Non è così?
Le sette composizioni liturgiche le definirei, a parte l’ultima, ”Outro”. 

E una musica così visionaria perché non è stata arricchita da un bel video?
È un progetto nato nel periodo della quarantena, sarebbe stato difficile realizzare le idee che avevo. Ma qualcosa bolle in pentola...

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Redazione