Nel periodo dell'anno in cui tutti dovrebbero essere più buoni, Incompleto propone “Amore in playback”, una critica nei confronti della tendenza ad avere rapporti usa e getta scritta su uno splendido tappeto sonoro Indie con richiami agli anni '80. 

Il brano prodotto e scritto dallo stesso artista e disponibile nei migliori store digitali, rappresenta una relazione di mimi e gesti che non si vivono per davvero ma solo con emulazione. Il brano vuole stimolare a usare di nuovo il cuore piuttosto che la razionalità, a sperimentare i sensi piuttosto che i pixel e cerca, nel suo piccolo, di portare un messaggio di vero amore nel periodo più romantico dell'anno, il Natale. 

Il cantautore si racconta ai lettori di Cherry Press in questa intervista!


Benvenuto sulle pagine di Cherry Press! Raccontaci un po’ di te. Quando ti sei avvicinato alla musica?
Il mio avvicinamento alla musica può risalire a quando, a 16 anni, inizio ad imparare a suonare la chitarra da autodidatta. La musica è sempre stata dentro di me, e suonare le canzoni che mi piacevano era bellissimo. Poi a 18 anni entro a far parte della band indie rock di mio fratello come chitarra d’accompagnamento e capisco che fare musica mi piace davvero tanto. Purtroppo la band si scioglie, ma con un mio amico di una vita nel 2015 fondo i Lindimixo, un duo dance-house ancora attivo e prolifico, continuando a fare musica mia. In parallelo l’anno scorso, nasce Incompleto, un progetto autonomo, il mio lato cantautorale, che nel frattempo è maturato ed è pronto a comunicare i suoi messaggi al mondo intero.

Cosa richiama lo pseudonimo Incompleto? 
Richiama chi sono io: è nato in un momento personale difficile, dove le certezze che avevo costruito nella mia vita con delle scelte drastiche per il mio futuro si sono sgretolate. Senza punti di riferimento, ho dovuto ricominciare da capo, in una città non mia. Ecco, in quel momento mi sono sentito particolarmente Incompleto. Ma riflettendoci, mi sono sempre sentito così: a volte perché non avevo un lavoro, a volte perché non avevo avuto le chance che speravo con la persona che mi faceva battere il cuore, altre perché non avevo avuto le soddisfazioni musicali che desideravo. Da un lato, una benedizione perché vuol dire che sono ambizioso e non mi accontento mai, dall’altro una dannazione perché non me la godo mai appieno.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo stile?
Sicuramente, essendo un’artista indie, ascolto molti artisti italiani del genere. Devo dire che non ci sono artisti in particolare a cui mi ispiro. Cerco di essere originale, pur rispettando alcuni stilemi che hanno dato origine al genere in cui mi ritrovo: sound che richiama gli anni '80, tastiere elettroniche, riverberi e delay, chorus, testi semplici e diretti che richiamano le esperienze dei millenials, sound che sembra poco curato, crudo. Posso dirti però senz’altro che tra i miei preferiti della scena indie ci sono Carl Brave (amo il suo modo di raccontare Roma), Frah Quintale (mi piace molto il suo sound), Legno (in gin di vita e Hollywood mi piacciono da impazzire), Margherita Vicario (credo l’artista più originale della scena indie) e Gazzelle (mi piacciono i cantanti tristi).

“Amore in playback” è il tuo nuovo singolo. Quale messaggio vuoi comunicare con questo brano?
Il messaggio che voglio passare è che alle volte ci capita di vivere delle relazioni, di frequentare delle persone con cui “non stiamo veramente”. Intendo dire, ci usciamo, ci baciamo, ci teniamo per mano, passiamo la notte insieme, ma la nostra testa è da un’altra parte, a un’altra persona: quella che abbiamo perso di recente o quella di cui siamo pazzi ma che non potremo mai avere. Questo è quello che sta dietro al concetto di amore in playback. Ma non solo: l’utilizzo delle app di messaggistica e di dating in particolare, a lungo andare, personalmente credo che porti ad una distorsione della sfera sociale. Infatti nelle app di incontri si parla solo con persone con cui c’è un interesse reciproco sin da subito, evitando perciò le “perdite di tempo” nel conoscere una persona e i rifiuti o i buchi nell’acqua che si verificano nella vita reale.

Due aggettivi per definire questo nuovo singolo?
Vero e orecchiabile direi. Vero perché racconta una storia verosimile, di due persone che, ognuno per motivi propri, si iscrivono su una dating app con la speranza di conoscere qualcuno per soddisfare i propri bisogni, anche in questo caso diversi. È la società in cui viviamo li porta a fare questa scelta. Orecchiabile perché il ritornello entra subito in testa, come il giro del synth che apre la canzone.

Per concludere, quale messaggio vuoi lanciare ai lettori di Cherry Press?
Se siete stati davvero innamorati almeno una volta nella vostra vita, credo possiate ritrovarvi tra le righe e le parole di questa canzone. Dategli una possibilità, potrebbe diventare la vostra compagna in questo inverno ristretto di affetti. A proposito di questo, faccio un augurio a tutti i lettori di Cherry Press, sperando che questo periodo di restrizioni e di emergenza sanitaria ed economica finisca presto, perché abbiamo bisogno delle relazioni sociali per essere umani. Senza la socialità siamo Incompleti, come me.

Intervista a cura di Barbara Scardilli

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Redazione