Disco liquido, suono che si insinua dentro le pieghe più evidenti di questa quotidianità quasi divenuta bidimensionale. Ed è anche una sensazione che arriva dai video che nel tempo sono stati rilasciati in rete. Alessio Mazzeo è Sativa Rose. Sativa Rose è suono digitale, di cantautore, suono che immortala dentro questo disco “Rumore Bianco” una sensazione sfuggente, un vuoto che arriva dalle cose non dette, un tempo invece “troppo” pieno di cose… sensazioni mie queste, lo ammetto, ma il pop di questo disco non riesce a fare a meno di farmi pensare alla città, di domenica, di sospensioni urbane. Liquido si, ma con viscosità umorali e con dinamiche per niente scontate.

La città è il luogo perfetto per questo nuovo disco…
Sì, soprattutto le sue dinamiche. Città come Roma o Milano sono stimolanti, perché eterogenee e cosmopolite. Vivendole entrambe, ne apprezzo la complementarità e cerco di lasciarmi ispirare dalle diverse sensazioni che sanno trasmettermi.

E le immagini distorte? In che modo fanno parte del suono di Sativa Rose?
Le immagini distorte fanno parte del mondo e quindi necessariamente anche di parte dell'immaginario di Sativa Rose. Il suono cerca di assecondare le immagini che i testi propongono, dandogli tridimensionalità.

Brani che arrivano anche dal passato recente. Perché questo disco li raccoglie? Perché solo oggi?
C'è un tempo per ogni cosa sotto al sole, ma poi quasi mai le cose succedono quando vorremmo o come vorremmo. Questo disco raccoglie una parte di me, un capitolo rimasto aperto per troppo tempo che avevo necessità di chiudere, per poter guardare avanti con il giusto approccio. Rimarrà tutto all'interno di Rumore Bianco; dopotutto anche per le foto dei nostri ricordi parliamo di album.

Un suono digitale dell’indie-moderno che però condanna (anche) la società digitale dei social network. Cosa manca per non essere un controsenso?
Credo che ogni forma di linguaggio sia figlia del suo tempo e che siano i contenuti a fare la differenza. Per questo leggiamo ancora la Divina Commedia pur non parlando più quel tipo di italiano. Ogni artista, anche se nel suo piccolo, dovrebbe assumere la funzione di specchio catalizzatore, riflettendo in qualche modo il contesto in cui vive. Davanti allo specchio, però, spesso sono i difetti a catturare maggiormente la nostra attenzione.

Torna l’amore come protagonista. Sembrava esistesse solo il covid e le distopie del futuro… non è così?
Rimanendo in tema, potrei parafrasare l'ultimo verso della Divina commedia... ma del resto l'amore è il rimedio naturale contro la paura. Quante imprese si compiono per amore? È un sentimento totalizzante, che ci rafforza. L'unico che riesca a far comprendere all'egoismo moderno l'importanza del sacrificio e il significato della vera perdita.
Per il resto, per chi guardasse al futuro con pessimismo o si rifugiasse dietro al covid per non prendere in mano la propria vita; per quello che ne sappiamo, passiamo per questo mondo una volta sola. Il futuro del mondo è nelle idee, nel coraggio e nello spirito di iniziativa. Oltre che nell'amore, che serve a preservare non solo la nostra specie, ma anche la nostra umanità.

E torna anche un bel canto che nella scena indie sembra avesse lasciato il posto a voci striscianti dentro intonazioni discutibili… cosa ne pensi?
Penso che tu mi stia facendo un bel complimento, che spero di meritare. La musica italiana è sempre stata a divisa tra bel canto ed intonazione discutibile, almeno dagli anni '70 in poi. Basti pensare alla contrapposizione tra Mina e Lucio Battisti... eppure, essendo un popolo innamorato della voce, fin dalle arie di Puccini; l'ascoltatore italiano medio è affascinato dall'interpretazione, che può giocare un ruolo fondamentale. Per questo alcune voci imprecise, ma espressive e coerenti, possono essere mille volte più efficaci di interpretazioni performanti, ma inespressive e fuori focus... difetto che hanno molte cantanti pop provenienti dalla black, ad esempio. La voce deve comunicare, innanzitutto... Vasco insegna. O forse insegnava.

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Redazione